RIFORME: BRUNETTA, ABUSO DI UNA MAGGIORANZA CHE NON E’ TALE, TRAGICOMICO PARADOSSO

“Oggi si sta compiendo un evento grave e drammatico. Oggi ci troviamo a discutere di uno dei temi più importanti della vita politica dello Stato: la riforma della nostra Costituzione, in un Parlamento lacerato, delegittimato; in un Paese impaurito”.

Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Aula a Montecitorio per la dichiarazione di voto finale sul ddl Boschi, rivolgendosi più volte al premier Renzi e chiamandolo “signor presidente del Consiglio che non c’è”.

“Siamo stati accusati di aver fatto l’Aventino, mortificando le nostre istituzioni parlamentari. Ma io mi domando, signor presidente che non c’è: cosa c’è di edificante nell’affrontare una discussione, sapendo già che l’esito della stessa è segnato non dalla forza politica e dal consenso maggioritario di chi la propone, ma dalla forza trafugata e violenta dell’abuso?”.

“L’abuso di una maggioranza che non è tale, se non per conseguenza di un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale più di un anno fa. Che tragicomico-paradosso, signor Presidente del Consiglio che non c’è: voi ci chiedete di lasciarvi cambiare la Costituzione, in forza di una legittimazione incostituzionale! Ma non dovrebbe essere il contrario in una liberal-democrazia? Non dovrebbero essere i vizi a venire sanati per rispettare la Costituzione, anziché utilizzare quei vizi proprio per poterla cambiare?”.

“Vede, presidente, la democrazia non è una mera proclamazione verbale; non è un simulacro di riti, ma un habitus, una cultura. E da un vizio d’origine della democrazia non può mai sorgere un suo consolidamento, bensì solo l’inizio della sua fine. Quei 148 parlamentari abusivi, 130 di maggioranza attuale, sono per Lei un asso nella manica graziosamente concesso da un destino che La premia come si addice alla retorica dei predestinati, non la ragione di un imbarazzo, il memento di una violenza alla Costituzione”.

“Ed è inutile cercare di dimostrare che la riforma in corso può essere considerata comunque legittimata, perché alla sua mancanza di legittimazione sopperirà l’eventuale referendum finale ex art. 138 della Costituzione. La logica di quel referendum, signor Presidente del Consiglio che non c’è, infatti, si fonda su di una precisa combinazione del rapporto tra cittadini e propri rappresentanti. Il referendum non ha il potere di sanare i vizi, ma di aggiungere legittimazione a quella che già ci deve essere. Il referendum non compensa, consolida”.

“Ma non si può consolidare un vizio di origine; o meglio: consolidarlo significherebbe perseverare nell’errore. E cadere in una pericolosa deriva plebiscitaria”, ha sottolineato Brunetta.

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