LEGGE DI STABILITA’: BRUNETTA, ECONOMIA E SOCIETA’ DI SOLO RIGORE MUOIONO
Estratto dell’intervento dell’onorevole Renato Brunetta, relatore alla Legge di Stabilità in Commissione Bilancio alla Camera.
“La nostra economia e la nostra società di solo rigore muoiono. E il rigore, se declinato senza le opportune misure per la crescita, non è neanche in grado di raggiungere gli obiettivi di risanamento della finanza pubblica. Se la sequenza è unicamente quella del taglio della spesa pubblica e dell’aumento della pressione fiscale, con relativo avvitamento in termini di crescita, non solo non si raggiungono gli obiettivi fissati, ma si finisce per ridurre drasticamente l’efficacia della politica monetaria che il presidente della BCE, Mario Draghi, ha cercatodi far convergere progressivamente verso l’impostazione espansiva adottata dalle altre banche centrali mondiali. Il limite delle politiche fin qui seguite dal governo è stato, tra l’altro, di recente evidenziato con estrema chiarezza nell’ultimo World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale, ricordato in audizione dal presidente dell’Istat, che ha messo in guardia dai rischi di avvitamento derivanti da forti riduzioni dell’indebitamento pubblico, in presenza di una congiuntura economica negativa. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, i moltiplicatori fiscali effettivi sperimentati nei paesi avanzati durante l’ultima crisi sono due-tre volte maggiori di quelli abitualmente rilevati nelle analisi economiche. Ciò comporta che, per ogni punto percentuale di PIL di contenimento del disavanzo fiscale, la crescita economica di breve termine viene ridotta da poco meno di un punto percentuale fino a più di un punto e mezzo.
Il nostro obiettivo è quello di continuare con il rigore dei conti pubblici, con le riforme di struttura per migliorare la qualità, l’efficacia e la trasparenza del sistema Italia e di avviare la riforma delle riforme: quella fiscale. Conosciamo tutti la stretta correlazione tra pressione tributaria e crescita. Noi siamo arrivati a un livello insopportabile di pressione fiscale che,insieme alle altre inefficienze strutturali della nostra economia, vanifica qualsiasi possibilità di essere competitivi.
Pertanto, il giudizio che noi diamo sulla Legge di stabilità è un giudizio critico, perché essa non affronta il nodo centrale in questa congiuntura economica e dopo 5 anni di crisi. E il nodo è proprio la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese. Non siamo convinti, infatti, per entrare nel merito del Disegno di legge, dell’endiadi riduzione dell’Irpef e aumento dell’IVA, né della retroattività della franchigia e del tetto sulle deduzioni e sulle detrazioni. Non è questa la cura. Non è questo l’approccio corretto all’attuale crinale della nostra politica economica. Fermi restando il pareggio di bilancio nel 2013 e lasciando i saldi invariati, occorre riflettere su come evitare la trappola di Irpef, Iva e deduzioni e detrazioni, con relativi più e meno su chi ci guadagna e chi ci perde, anche perché su questo si sono espressi in maniera esaustiva i nostri auditi indipendenti. Al contrario, occorre ragionare su come predisporre le condizioni per una virtuosa strategia di riduzione della pressione fiscale nel prossimo triennio e, allargando lo sguardo, nella prossima legislatura. A questo riguardo, va innanzitutto valutata la palese insufficienza della relazione tecnica nel valutare l’impatto dell’intreccio di misure di carattere fiscale proposto. Sarebbe stata doverosa una puntuale analisi costi-benefici derivanti, con riferimento alle diverse tipologie familiari, dalla riduzione delle aliquote Irpef e dalla possibile sterilizzazione totale dell’aumento dell’IVA.
Tale lacuna è stata solo parzialmente colmata dalle audizioni svolte nella giornata di ieri. La Corte dei Conti, in particolare, ha evidenziato come la riduzione delle aliquote Irpef appaia sfavorevole per i contribuenti collocati nelle più basse fasce di reddito complessivo (i 20 milioni di soggetti con redditi fino a 15.000 euro). Infatti, il taglio delle aliquote, che non tocca i 10 milioni di incapienti, avrebbe risultati limitati anche per i restanti 10 milioni, mentre l’aumento delle aliquote Iva inciderebbe in maniera significativa. L’Istat, a sua volta, ha sottolineato come la misura sia destinata a produrre benefici inferiori rispetto alla media del quintile di appartenenza per le famiglie con figli. E lo svantaggio relativo delle famiglie con figli risulta più evidente se questi sono di minore età o ancora impegnati negli studi. Ancora l’Istat ha evidenziato come l’incidenza sui redditi dell’aumento delle aliquote Iva risulti superiore per le famiglie meno abbienti, che hanno una propensione al consumo più alto.
Analogamente, la valutazione d’impatto della modifica del regime delle deduzioni e delle detrazioni fiscali, che, tra l’altro, appare affrettata, approssimativa e concepita senza operare, mutatis mutandis , alcun tipo di spending review , risulta alquanto lacunosa e
inidonea a verificare gli effetti delle misure proposte sulle famiglie e sulle imprese. L’assenza di intervento in maniera più incisiva è stata in tal senso sottolineata dalla Banca d’Italia proprio ieri.
Su questo la proposta di incentrare la discussione in Commissione. Su questo l’esigenza di chiedere al governo profonde e opportune modifiche al testo che abbiamo ricevuto. Naturalmente collocando in altri veicoli legislativi attualmente in discussione, quali la
Spending review , i provvedimenti sulla crescita, i provvedimenti sugli Enti locali e la prossima Legge sulla concorrenza e sul mercato, quello che ci accingiamo a decidere in questa Legge di stabilità, che ha limiti ben precisi di non accoglimento, come abbiamo avuto
già modo di dire, nel discorso di stralcio al Presidente della Camera. Un’ultima annotazione: il governo non ha avuto tempo per ascoltare la sua maggioranza e le parti sociali. Sarà il Parlamento a chiedere il dialogo con il governo e ad ascoltare le parti sociali”.
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