IMU: BRUNETTA, LA PROPOSTA DEL PD E’ UN ESPROPRIO PROLETARIO
“La proposta del Pd può essere raccontata come una riduzione dell’Imu sulla prima casa, in particolare per gli italiani che hanno redditi più bassi e per chi paga un’imposta fino a 500 euro, ed un trasferimento dell’imposizione fiscale con un prelievo graduale e progressivo sulle altre proprietà immobiliari”. E’ quanto scrive l’ex ministro e coordinatore dei dipartimenti del Pdl Renato Brunetta in un editoriale pubblicato oggi da “Il Giornale”.
“Sembra – continua – una soluzione possibile ma a ben guardare è una trappola per i più deboli, progettata da chi non sa far di conto sulla scorta di un pregiudizio: alleggerire il peso fiscale sul lavoro e sull’impresa attingendo alla rendita dei patrimoni immobiliari. Trappola che blocca il mercato, riduce il valore delle case e danneggia le famiglie. La mancanza di dati aggiornati impedisce qualsiasi possibile simulazione e ne continuo a chiedere conto al presidente Monti con la speranza che tra una visita a Berlino e un pomeriggio a giocare con i bambini trovi il tempo di rispondere”.
“Si può pertanto – sottolinea l’ex ministro – ragionare sulla base di quanto prodotto dall’Agenzia delle entrate. Secondo queste stime nel 2012 lo Stato e i Comuni dovrebbero aver incassato dall’imposta sugli immobili circa 18,1 miliardi di euro, di questi 3,4 miliardi per la tassazione sulle prime case e 14,7 miliardi per altri immobili. I dati riguardano solo la prima rata di giugno proiettati su base annua. Se si tiene conto dell’extragettito, la situazione, da un punto di vista distributivo, è destinata molto probabilmente a peggiorare. Dai dati dell’Agenzia i contribuenti in possesso della prima casa ammontano al 70% dei contribuenti, il 61% ha anche una seconda casa. Traslare l’imposta dalla prima alla seconda casa equivale ad una semplice partita di giro. In altre parole una beffa. Ancora più grave se si tiene conto che il versamento medio è di 205 euro. Con la soglia dei 500 euro si crea ad arte un beneficio virtuale ma si alzano le aliquote per compensarlo a carico di chi la supera”.
“I possessori di immobili con rendita catastale più elevata (con una vera e propria ingiustizia rispetto ai veri valori di mercato a causa del mancato aggiornamento del catasto) rappresentano il 10% dei contribuenti, ma pagano il 57% per cento dell’importo complessivo. Aumentare ancora il contributo di costoro equivale ad un esproprio. La superficie abitativa di proprietà di soggetti diversi dalle persone fisiche è pari a circa l’8% della superficie complessiva, paventare la presenza di un grande fratello immobiliare è una boiata pazzesca. Colpire gli immobili significa colpire le famiglie, sia proprietarie che in affitto”.
“Essendo l’imposta correlata al valore catastale, ed essendo quest’ultimo non aggiornato per cui gli immobili di recente costruzione – il più delle volte situati in periferia – hanno una rendita maggiore di quelli situati in centro – la proposta finisce per violare un principio costituzionale. In sintesi la proposta del Pd o è frutto di grossolani errori nei conti o finirà con un vero esproprio proletario perché il 75% dell’Imu per l’abitazione principale non versata da chi ha una casa tale da restare al disotto dei 500 euro, e stimabile in almeno 3 miliardi di euro, sarà addebitata principalmente ai proprietari di abitazioni in uso alla propria famiglia con superficie di circa 120 metri quadrati; a famiglie e pensionati che abitano in zone semiperiferiche (con valori fiscali più recenti e più alti); ai piccoli proprietari di seconde case con reddito da lavoro dipendente non superiore a 40.000 euro lordi; alle famiglie in affitto che vedranno accrescere i loro canoni. Il valore immobiliare scenderà verticalmente, molte famiglie più fragili saranno costrette a vendere per non dover pagare quattro volte di quanto versato nel 2012, i grandi investitori compreranno a prezzo di saldo, le famiglie andranno in affitto e gli uomini della grande finanza internazionale venderanno alle famiglie prodotti derivati frutto della cartolarizzazione di quegli stessi affitti. In parole semplici – conclude Brunetta – un esproprio proletario”.


