GOVERNO: BRUNETTA SCRIVE A MONTI, LO SPREAD E’ STATO UN IMBROGLIO, LETTERATURA SCIENTIFICA LO DIMOSTRA
Lettera aperta del professor Renato Brunetta al professor Mario Monti
“Ho inviato al presidente Monti le mie ultime analisi sullo spread e sui rendimenti dei nostri titoli del debito sovrano (dossier nn. 109; 217; 224; 230; 233 pubblicati su freenewsonline.it), da cui si evince con chiarezza che, come sostenuto dalla più qualificata letteratura internazionale, che il presidente Monti certamente conosce, il 70% del differenziale dei rendimenti dei titoli di Stato dei paesi dell’eurozona sotto attacco speculativo rispetto ai corrispondenti titoli del debito pubblico tedesco dipende dal rischio di implosione della moneta unica, e solo il restante 30% dipende dai fondamentali economici dei singoli paesi.
Pertanto, se guardiamo l’andamento degli spread e lo decodifichiamo alla luce delle migliori analisi scientifiche, possiamo vedere come le riduzioni dei differenziali che si sono verificate nell’ultimo anno sono dipese in gran parte dalle risposte che la Banca Centrale Europea ha dato alla crisi dei debiti sovrani dei paesi ritenuti “fragili” dell’area euro e, in maniera solo residuale, dai provvedimenti varati dai singoli Stati nazionali.
Ricordo al presidente Monti che la letteratura economica più accreditata sostiene che uno degli elementi determinanti per valutare la sostenibilità del debito pubblico per ciascun paese è il tasso di crescita e che, se si attuano politiche che bloccano la crescita, si finisce per ridurre la credibilità del paese, la sostenibilità di medio-lungo periodo del suo debito pubblico, e quindi il suo merito di credito. Nonché si finisce per bloccare la trasmissione della politica monetaria. Esattamente le politiche che Lei, presidente Monti, attuando la dottrina sangue, sudore e lacrime imposta da Angela Merkel, ha adottato nell’ultimo anno.
Questa è la verità sul grande imbroglio dello spread, questa è la verità sulla nostra credibilità internazionale, questa è la verità sulla politica economica realizzata dal Suo governo tecnico in 13 mesi. Le analisi della Banca d’Italia, le riflessioni dei Nobel Paul Krugman e Joseph Stiglitz, gli studi di Paul de Grauwe, le analisi dei principali opinion leader europei, tra cui il vice-direttore del Financial Time, Wolfgang Munchau, le posizioni di banchieri centrali del calibro di Ben Bernanke e Mario Draghi suffragano questa tesi.
Per quanto riguarda spread e ritrovata credibilità dell’Italia grazie al Suo governo, basta guardare il rendimento medio ponderato dei titoli decennali del debito pubblico italiano nei 5 mesi più “caldi” del governo Berlusconi e confrontarli con il rendimento medio degli stessi titoli in tutto il periodo del governo Monti per vedere che con il Suo governo esso è più alto dello 0,31% rispetto a Berlusconi.
Infine, aspettiamo sempre di capire perché a fine anno 2011 lo Stato italiano, a Suo dire sull’orlo del baratro, non potesse pagare gli stipendi pubblici. È un’affermazione priva di senso, se solo si conosce la dimensione del bilancio pubblico del nostro paese e la dimensione della spesa per gli stipendi, e le si confrontano con il maggior onere che è derivato per lo Stato italiano dalla bufera degli spread nel 2011. È un’affermazione priva di riscontri scientifici, priva di validità contabile. Solo insopportabile strumentalizzazione mediatica a fini politici e di demonizzazione del governo precedente.
Sì, è vero, presidente Monti, i cittadini non sono degli sprovveduti: hanno ben capito il grande imbroglio dello spread! E non è vero che l’Europa ci ha salvato! Ha semplicemente salvato se stessa dai suoi errori, dalle sue miopie, dai suoi egoismi. Su questo dobbiamo solo dire grazie a Mario Draghi, presidente della BCE. Sono state le banche tedesche a innescare la speculazione contro di noi! E non dica, professor Monti, che alla crescita doveva pensare il governo precedente. È un’affermazione non degna della Sua serietà e della Sua autorevolezza scientifica. Pensi, piuttosto, che dopo 13 mesi di Sua politica economica, sostenuta da 47 nostre fiducie, quel tasso di crescita da +0,2% si è inabissato a -2,5%”.
Con la stima di sempre. Renato Brunetta


