CRISI: BRUNETTA, SI CRESCE SOLO TAGLIANDO LE TASSE
“L’unica vera ricetta per contrastare, presto e bene, la crisi è la riduzione della pressione fiscale”.
Così l’ex ministro e deputato del Pdl Renato Brunetta in un editoriale pubblicato da “Il Giornale”.
“L’esatto contrario – continua il coordinatore dei dipartimenti del Pdl – di quello che ha fatto il governo Monti: in un anno, i professori l’hanno aumentata di quasi 3 punti, fino a farle raggiungere livelli insopportabili. Per le famiglie e per le imprese.
“Tutto – sottolinea – per seguire le follie egoistiche ed egemoniche della Germania di Angela Merkel. E Silvio Berlusconi, che a Angela Merkel si era opposto, è diventato, grazie alla crisi, l’agnello sacrificale. Tutti contro di lui, contro il suo governo, contro la sua politica economica, contro la sua politica in Europa, contro la sua politica estera, contro la sua idea di sovranità. Tutti, in Italia come in Europa, a indignarsi e a lanciare sorrisetti di feroce compatimento nei suoi confronti. Ignari del fatto che il dopo Berlusconi si sarebbe rivelato un disastro”. “Altro che aumentata credibilità del nostro paese, frutto solo di una congiura mediatica, voluta dai poteri forti, interessati al commissariamento delle nostre istituzioni democratiche e della nostra economia. Questo disegno può ancora essere battuto. E il modo più semplice è andare alle elezioni prima possibile, con un programma di riforma dell’architettura costituzionale dello Stato, introducendo il presidenzialismo alla francese, e con un programma serio di politica economica, incentrato su una drastica e strutturale riduzione delle tasse sulle famiglie e sulle imprese, finanziata da una equivalente riduzione del debito: via l’Imu sulla prima casa (costa poco più di 3 miliardi) e si tagli per almeno altrettanto, fin dall’anno prossimo, il cuneo fiscale. Il tutto fa 6-7 miliardi di euro, che sono esattamente un punto di pressione tributaria. Si può fare, solo che lo si voglia. Un punto all’anno per tutti i 5 anni della prossima legislatura. Senza svendere i nostri gioielli di famiglia, ma semplicemente facendo diventare capitale vivo il tanto capitale morto nelle mani dello Stato. È questa la vera rivoluzione liberale – conclude Brunetta– checché ne dicano i burocrati conservatori e interessati del Tesoro, che si sono sempre opposti, e continuano a opporsi, per ragioni di potere”.
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