CRISI: BRUNETTA, SE VINCIAMO NOI LE ELEZIONI A LUGLIO NIENTE AUMENTO DELL’IVA

Intervento a 360 gradi dell’onorevole Renato Brunetta, durante la puntata di oggi del programma “28 Minuti”, condotto da Barbara Palombelli sulle frequenze di Radio Due.

L’economista inizia subito con un commento sulle elezioni americane. Alla domanda su chi sostenesse tra l’esponente Democratico e lo sfidante Repubblicano, Mitt Romney, Brunetta risponde: “Certamente Obama, anche se non con grande entusiasmo. Perché ne ho visto i caratteri di debolezza in politica estera e in politica interna, oltre a una leggerezza culturale”. Ad Obama è arrivato il costo delle crisi economiche? “Beh, un po’ come è accaduto a Berlusconi”.

Ha parlato anche di Ue, il coordinatore dei dipartimenti del Pdl. “L’Europa rimane un oggetto lontano, misterioso, un po’ antipatico, un po’ burocratico. Eppure, io che l’ho vissuta per 9 anni da parlamentare europeo, e la conosco molto bene, dico che è composta da gente brava, funzionari bravi e ha un tasso di efficienza nettamente superiore al Parlamento italiano”.

Passaggio anche sulla politica italiana, con la battaglia per il riordino della P.A. che Renato Brunetta non ha affatto abbandonato. “Ci riproverò ancora a mettere ordine nella Pubblica Amministrazione, anche se oggi i tornelli non funzionano più e l’assenteismo non è più combattuto. Purtroppo la tecnocrazia, la cattiva burocrazia si è impadronita del governo, attraverso i ministri tecnici. Monti, che è il più bravo di tutti, non ne ha responsabilità. Ma io noto che in un solo anno tutto quello che avevo fatto dal punto di vista dell’innovazione (la Posta elettronica certificata, il Codice dell’Amministrazione Digitale, la Ricetta elettronica, il Certificato di malattia elettronico e così via…) è stato insabbiato. Questo perché i cosiddetti ministri tecnici non hanno alcuna capacità di filtrare la cattiva burocrazia”.

Approdo inevitabile, poi, sulla Legge di Stabilità, di cui Brunetta è relatore in Commissione Bilancio alla Camera: “Il governo aveva scritto un testo molto brutto, che in cambio di uno spruzzo di riduzione dell’Irpef, metteva le dita negli occhi di tutti. Delle famiglie ad esempio, togliendo detrazioni e deduzioni, con la retroattività per giunta, cioè già da quest’anno. Io e l’altro relatore, Paolo Baretta del Pd, invece, abbiamo dato una bella prova di maggioranza, e in cinque minuti ci siamo detti: la riscriviamo”.

Cosa cambierà con il nuovo testo? “Innanzitutto non aumenterà l’aliquota Iva sui generi di base dal 10 all’11 – spiega Brunetta -. Poi ci sarà una grande operazione sulle famiglie, sui lavoratori che hanno figli. Diciamo che aumenteranno gli assegni familiari, anche se non è proprio così. Ci saranno più soldi per ridurre il cuneo fiscale, ovvero in busta paga il lavoratore guadagnerà di più e le imprese pagheranno meno tasse. Ci saranno più risorse per i contratti di produttività, per la contrattazione, quindi per le aziende che fanno buoni contratti”. Le risorse? “Le prenderemo dalla cancellazione dell’inutile Irpef, che dava 10 euro in più tasca a tutti, ma non toccava i veri poveri. Sulle nostre modifiche devo però dire che il governo ha fatto buon viso a cattivo gioco”.

Alla domanda su quando l’Iva quando aumenterà, Renato Brunetta replica con un’affermazione molto interessante: “A luglio dovrebbe aumentare solo l’aliquota dal 21 al 22%. Ma se il prossimo governo, dovesse essere il nostro governo, allora questo aumento non ci sarà”. E sull’Imu? “E’ una tassa orrenda, soprattutto quella sulla prima casa, che Monti ha malamente introdotto, e che ci impegniamo a eliminare totalmente o progressivamente”.

Molto probabilmente “e su questo mi sto battendo, anche se il collega del Pd non è d’accordo – rivela l’ex ministro -, potrebbero essere stanziati 500 milioni di euro per ridurre l’Imu prima casa già dal prossimo anno”. Anche perché “questa tassa sulle prime, seconde e terze case ha ridotto del 20% il valore di tutto il patrimonio degli immobili posseduti dagli italiani”.

Chiosa finale sulla legge elettorale e sulle prossime elezioni “Io spero che chi vincerà possa governare sulla base del proprio programma e con i suoi uomini. Questa è la regola: chi vince governa – afferma Renato Brunetta –. A me non piacciono le grandi coalizioni, che si verificano solo in momenti difficili e tragici. Io spero, contrariamente ad Angela Merkel, che minaccia 5 anni per uscire dalla crisi pur non facendo di mestiere l’economista ma altro, con nostro danno purtroppo, che non ci sarà una grande coalizione. Se ci sarà la necessità, troveremo la risposta. Però – conclude l’economista del Pdl – basta governi tecnici, solo governi politici”.

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