BANKITALIA: BRUNETTA, SACCOMANNI, OVVERO TROPPO POCO, TROPPO TARDI E MALE
Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:
“Al dottor Saccomanni, ministro pro tempore dell’Economia e delle finanze, che in audizione in commissione Finanze alla Camera sul decreto Imu-Bankitalia ricorda che ‘un autorevole esponente del Popolo delle Libertà già propose un intervento di finanza pubblica indicando proprio una rivalutazione delle quote di Banca d’Italia e per importi molto superiori’, rispondiamo ben volentieri, facendo nomi e cognomi, e indicando fatti e circostanze.
È vero che l’idea è venuta dal sottoscritto: è stata presentata in occasione della riunione della ‘cabina di regia’ del governo Letta lo scorso 10 luglio 2013 e subito accolta con favore dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, e dallo stesso ministro Saccomanni. Così come è vero, oltre al copyright dell’idea, che nella proposta c’era una valutazione superiore, effettuata con metodo più appropriato e trasparente di quello successivamente adottato dal governo, delle quote.
Non ci vuole grande fantasia per stabilire quanto vale Banca d’Italia. Tutti i numeri sono, infatti, iscritti a bilancio. Al 31 dicembre 2012 gli utili netti di Banca d’Italia erano pari a 2,5 miliardi: per cui ipotizzando un price earning (moltiplicatore degli utili per ottenere il valore dell’asset) di 10 si raggiunge la cifra di 25 miliardi, da noi proposta. Per avere un’idea del carattere conservativo di questa valutazione si consideri che il price earning di Unicredit è pari a 30.
Come Saccomanni, invece, sia giunto al valore di 7,5 miliardi di euro non è dato sapersi. Proprio su questo punto, tra l’altro, si è espressa nel suo parere anche la Banca Centrale Europea, giudicando il testo del decreto carente delle informazioni necessarie a comprendere il metodo utilizzato dal governo per il calcolo del valore delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia.
Grande, pertanto, è stato il nostro disappunto nel vedere come l’idea originaria venisse stravolta dal ministro Saccomanni, che innanzitutto ha utilizzato lo strumento normativo sbagliato, inserendo la norma relativa a Bankitalia nello stesso provvedimento di ‘cancellazione’ della seconda rata dell’Imu 2013 sulla prima casa, spalancando le porte ai rilievi di costituzionalità del decreto, legati alla non omogeneità delle materie in esso contenute, nonché all’assenza dei caratteri di necessità e urgenza.
Così come, in secondo luogo, è da considerarsi inaccettabile la norma con cui il governo ha fissato il tetto del 3% alla quota che ciascun partecipante può possedere, direttamente o indirettamente, del capitale della Banca d’Italia. Facendo 4 conti sulla base dell’attuale assetto proprietario, ne deriva che gli attuali soggetti italiani detentori devono cedere le proprie quote in eccesso, pari al 43,8% del totale, che non possono che finire in mani straniere.
Così facendo, il governo dà all’estero l’impressione che l’Italia sia un paese in offerta speciale, in cui, tra l’altro, si fatica a vendere ciò che lo Stato dovrebbe vendere (immobili, partecipazioni, eccetera), mentre si vende proprio quello che non si dovrebbe.
Quella del decreto Bankitalia, quindi, rappresenta per il ministro Saccomanni l’ennesima occasione mancata. Lo diciamo con somma amarezza. Ma, d’altra parte, Saccomanni di occasioni mancate ne sta inanellando tante. Basti pensare al pagamento dei debiti della PA, la cui accelerazione era stata suggerita sempre dal sottoscritto, o all’accordo con la Svizzera per il rientro dei capitali. Tutto fermo. Saccomanni, ovvero troppo poco, troppo tardi e male”.


