DEBITI PA: BRUNETTA, SACCOMANNI SPIEGHI PERCHE’ COSI’ POCHI E COSI’ IN RITARDO
Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl:
“Apprendiamo dal ministero dell’Economia e delle finanze che ‘grazie alle procedure attivate per attuare il decreto ‘sblocca debiti’ sono stati messi a disposizione degli enti pubblici debitori 17,9 miliardi di euro e questi hanno provveduto a pagare ai propri creditori debiti scaduti per un importo pari a 7,2 miliardi’.
Insomma, dei 20 miliardi per il 2013 inizialmente previsti dal Decreto ne sono stati effettivamente pagati solo 7,2. Andando avanti di questo passo possiamo dimenticarci l’effetto shock sull’economia che ci attendevamo dal pagamento dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni, e si allontana sempre di più l’uscita dell’Italia dalla crisi (unico Paese ancora con Pil negativo, come ci ha segnalato ieri l’Ocse).
Questo è un fallimento tanto del governo Monti, di cui è il decreto che prevedeva procedure di pagamento farraginose e opache, tanto del governo Letta, a prevalente responsabilità del ministro dell’Economia e delle finanze, Fabrizio Saccomanni, che non ha ancora saputo imprimere l’accelerazione necessaria.
Il Popolo della libertà ha proposto non solo la velocizzazione del pagamento dei 20 miliardi del 2013, ma anche l’anticipo di un anno dei 20 miliardi di pagamenti inizialmente previsti per il 2014, e la previsione di ulteriori possibili forme di finanziamento da parte del sistema bancario e delle società di factoring, da attivare mediante semplice concessione di garanzia da parte dello Stato, coinvolgendo Cassa depositi e prestiti, per il pagamento di altri 30 miliardi di debiti. Vale a dire complessivi 50 miliardi di pagamenti in più nel 2013 rispetto alle previsioni del decreto originale.
Se il governo facesse veramente sul serio, il risultato sarebbe una grande operazione win-win. Vincono le imprese, che ricevono la liquidità dovuta, ricominciano a pagare i fornitori, tornano a investire e tornano ad assumere. Vince lo Stato, che dal pagamento di 50 miliardi di debiti riceve oltre 10 miliardi di maggior gettito Iva. Da cui anche una fonte di copertura virtuosa, con risorse più che sufficienti a finanziare il non aumento dell’Iva dal prossimo 1° ottobre, senza l’introduzione di nuovi balzelli e senza clausole di salvaguardia.
Il ritardo che emerge oggi dalla nota del Mef non è accettabile né sostenibile. Il ministro Saccomanni deve dire agli italiani cosa intende fare per chiudere al più presto e con successo l’annosa questione dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni. Ne va della sopravvivenza del tessuto produttivo italiano, che non può implodere a causa dell’incertezza del governo e delle lungaggini amministrative di cattive burocrazie centrali e periferiche”.


