GOVERNO: BRUNETTA, SERVE CULTURA DELLA COALIZIONE, MA QUALCUNO AVVELENA L’ARIA
“In Italia la grande coalizione guidata da Letta nasce sulla base di un reciproco riconoscimento tra i due massimi partiti disponibili all’alleanza. Ma perché questo tentativo duri, è necessario un lavoro culturale. Su un metodo”. Così Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato da “Il Foglio”.
“E questa cultura e questo metodo – sottolinea – non possono essere lasciati all’improvvisazione. Anche perché c’è chi non improvvisa affatto una cultura avversa alla pacificazione, ma la teorizza, e avvelena l’aria. Mi spiego. “La Repubblica”, 8 maggio, pagina 9. Cronaca di Petrini sulla risoluzione di maggioranza sul Def. La risoluzione è approvata, certo. Ma non è questo il punto. Nella vicenda compare come protagonista Rosi Bindi, caporiona di un’ala del Pd avversa alla “rivalutazione culturale del berlusconismo”. Con la loro azione, Bindi & C. hanno ottenuto “una correzione formale del testo: il nome di Berlusconi è stato cancellato”. Ecco che, in un articolo marginale di “Repubblica”, è venuta a galla la mina su cui rischia di andare a cozzare, presto o tardi, il governo Letta e con esso la Grande Coalizione. Altro che Brunetta rinfocolatore”.
“Sono stato io a comporre il testo con i capigruppo di Pd e Scelta civica, all’interno di una logica di compromesso nobile. Ed ecco il diktat cui obbedire, se no il Pd si sarebbe spaccato. È emersa quella sinistra che si fonda non solo sull’antiberlusconismo, ma anche sulla cancellazione quasi sacrale dell’odiato nome. Siccome però, anche avendo conseguito il risultato di togliere il riferimento al leader del centrodestra, se ne percepiva lo spirito, la Bindi ha dichiarato: “È l’ultima volta che mi adeguerò alle indicazioni del gruppo”. Chiaro no?”, conclude Brunetta.


