GOVERNO: BRUNETTA, SU GRANDE COALIZIONE IMPARARE DA GERMANIA

“Questo è il tempo della “parresia”, del parlare sincero. E allora io dico che o questa cultura di coalizione diventa maggioritaria e così forte da espungere dal processo decisionale le forze disgregatrici, o non si va avanti”. Così Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato da “Il Foglio”.

“Non è un pensiero estemporaneo – continua – quello che espongo ora. Ne scrissi già il 12 ottobre del 2005 sulla prima pagina del “Gazzettino”. Elogiavo la decisione presa da Cdu-Csu e Spd di allearsi nella “Grosse Koalition”. Le elezioni del 18 settembre non avevano espresso un vincitore. Il 10 ottobre le trattative erano giunte a un punto certo: il cancelliere sarebbe stata Angela Merkel, che aveva circa l’1% in più di Schroeder. I ministri sarebbero stati in pari numero”.

“La cultura di coalizione è la prosecuzione nel tempo di questo giudizio di valore fondamentale. Il risultato lo anticipavo scommettendo che “Angela Merkel e la sua nuova Grosse Koalition, possono essere un buon motore diesel per rilanciare la Germania e, con essa, il resto dell’Europa”. Mi rimangio solo le ultime tre parole, ahimè. Ma quanto a cultura nazionale e di coalizione, c’è da imparare”.

“Elaborato un programma millimetrico governo e partiti si impegnarono a rispettarlo. Nessun inciucio, ma il leale compromesso. I congressi dei partiti approvarono alleanza e contenuti. In contemporanea la Cdu a Berlino, la Csu a Monaco di Baviera, l’Spd a Karlsruhe dissero di sì. Sessantadue giorni dopo le elezioni, proprio come da noi nel 2013, la Germania votò governo e premier. Nel 2009, ciascuno riprese a correre con i suoi alleati naturali, e vinse la Merkel in alleanza con i liberali”.

“Noi in Italia non abbiamo avuto modo di elaborare un programma di quel genere. Non solo per l’incredibile tergiversazione bersaniana, ma per la riottosità di molta parte del Pd ad accettarci come interlocutori. Ora è necessario darci regole e luoghi per surrogare quel che in Germania è stato previo. Da noi occorre trovare le strade. Ma soprattutto occorre convertirsi a quella cultura di coalizione. Il male non sarebbero le elezioni, che vinceremmo, ma il clima avvelenato e pericoloso, alimentato da Grillo, ma non solo, che sortirebbe da un fiasco di Letta”, conclude Brunetta.

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