CRISI: BRUNETTA, AUSTERITY NON NE E’ LA CURA

“Il vero scontro è tra austerity e consolidamento fiscale (altrimenti detto rigore fiscale), spesso considerati la stessa cosa. Ma la stessa cosa proprio non sono: consolidamento fiscale implica un progressivo conseguimento di stabilità di bilancio (conti in ordine) e una stabilizzazione della dinamica economica, cioè della crescita. Mentre per austerity si intende la riduzione non sostenibile del deficit di bilancio, che, ad esempio in Italia si è accompagnata a un aumento del rapporto debito/Pil”. È quanto scrive Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl, in un editoriale pubblicato da “Il Giornale”.

“L’Italia – sottolinea – sta attraversando un periodo di recessione per effetto di una caduta dei consumi e degli investimenti, che si è sovrapposta a una riduzione progressiva di competitività. Il primo problema è tipicamente di breve periodo. Il secondo è tipicamente strutturale e quindi di medio-lungo periodo. La difficoltà del governo è che, nelle condizioni date, deve affrontarli entrambi con interventi immediati. La questione è che il secondo problema non si affronta dal lato della domanda. L’espansione di bilancio o monetaria non ne è la cura. Ma è anche vero che non lo è una contrazione della domanda quale quella ingenerata dalla politica di austerity”.

“L’idea che l’austerity produca effetti espansivi in un contesto recessivo – continua l’ex ministro – non ha fondamento né teorico né empirico. Il fondamento teorico dovrebbe essere trovato nell’assunzione che riduzione di debito e deficit tranquillizzerebbe famiglie e imprese e questo ‘rasserenamento’ dovrebbe indurre famiglie e imprese a spendere di più per consumi e investimenti. In altri termini, una stretta di bilancio dovrebbe avere effetti positivi di breve periodo anche sulla domanda aggregata. Questa tesi non ha fondamento”, conclude Brunetta.

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