UE: BRUNETTA, E’ ORA DI CAMBIARE, AUSTERITA’ E RIGORE HANNO AVUTO EFFETTI NEGATIVI
Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:
“L’Europa ha mostrato di aver dimenticato il sogno che l’ha generata come comunità di Stati. Senza unità politica in prospettiva federale l’Europa muore e trascinerà con sé nell’abisso le nazioni che la costituiscono. Senza l’avvertenza di questa urgenza positiva, inutile stare a discutere.
Per questo si deve presto affrontare la necessaria revisione di trattati e regole, in chiave di democrazia sostanziale, percepita come tale dai popoli. Salvare la Grecia e cambiare l’Europa sono due facce della stessa medaglia.
Già da uno studio del Fondo Monetario Internazionale del 3 gennaio 2013, dal titolo ‘Growth forecast errors and fiscal multipliers’, che riprendeva e aggiornava una tesi del capoeconomista dell’istituto, Olivier Blanchard, esposta in un apposito box del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale di ottobre 2012, era emerso che le politiche di austerità e di rigore fiscale adottate nell’eurozona negli anni della crisi avevano avuto effetti (negativi) sulla crescita maggiori del previsto/del normale. In altri termini, effetti superiori a quelli che le stesse misure avrebbero avuto sulla crescita in periodi di congiuntura economica positiva.
Già questo basterebbe per affermare che, date le condizioni, note a tutti, in cui versava l’area euro negli ultimi anni, le politiche economiche da adottare per fare fonte alla crisi erano ben altre.
In particolare, ad ottobre 2012 l’Fmi segnalava rischi di ‘avvitamento’ delle economie dell’eurozona, derivanti dalle stringenti manovre di consolidamento dei conti pubblici attuate dai governi in periodi caratterizzati da congiuntura economica negativa.
Secondo le analisi di confronto internazionale svolte dal Fondo, alcuni errori di previsione della crescita, effettuati negli ultimi anni da quasi tutti gli enti preposti a tali stime, indicano la presenza di una sistematica sottovalutazione dell’impatto delle misure di rigore sulla crescita economica. In base ai risultati presentati, i moltiplicatori effettivi sperimentati nei paesi avanzati nel periodo della crisi sono da 2 a 3 volte maggiori di quelli abitualmente utilizzati nelle analisi economiche.
Ciò implica che per ogni punto percentuale di Pil di contenimento del disavanzo (al netto degli effetti del ciclo economico), la crescita economica di breve termine si riduce oggi di più di 1,5 punti percentuali, rispetto alla contrazione di mezzo punto percentuale che si registrava negli anni precedenti la crisi”.


