TRASPARENZA: BRUNETTA, RAI PUBBLICHI COMPENSI, SAPERE E’ DIRITTO DI CHI PAGA CANONE
Che fine hanno fatto le disposizioni che impongono alla Rai la pubblicazione su Internet degli stipendi di dipendenti e consulenti (con relativo curriculum), nonché in coda i programmi gli emolumenti di ospiti, conduttori e registi insieme con il costo del programma? Le norme ci sono, vincolanti, ma inattuate. Non ci sono scuse che valgano e i dirigenti della Rai non possono accampare nessun alibi per evitare questi doveri di trasparenza previsti dal contratto di servizio.
Questo il tema urgente dell’interrogazione presentata dal capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, Renato Brunetta, al presidente della Commissione per la vigilanza del servizio pubblico, Roberto Fico. Già nello scorso novembre l’onorevole Brunetta pose la medesima domanda, inevasa. La ripropone ora chiedendo, retoricamente, se “i vertici della Rai non ritengano opportuno intervenire immediatamente per affermare i principi di trasparenza e della tracciabilità dei costi”.
In passato il direttore generale della Rai Gubitosi giustificò l’omissione, durante un’audizione in Commissione di Vigilanza, dichiarando “che la pubblicazione dei compensi darebbe indicazioni vantaggiose ai competitors penalizzando la Rai” (26 settembre 2012). Brunetta contesta queste affermazioni che “non tengono conto del fatto che la Rai è una società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo in Italia, finanziata dai cittadini attraverso il canone”.
Perciò, conclude il presidente dei deputati del Pdl, “la pubblicazione dei compensi è un atto dovuto ai contribuenti e servirebbe a fare maggiore chiarezza a fronte delle indiscrezioni che appaiono frequentemente sulla stampa e sul web svelando i cachet percepiti dalle star televisive”.


