SPREAD: BRUNETTA, SOTTO 100 E TUTTO VA MALE, ENNESIMA CONFERMA GRANDE IMBROGLIO
Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:
“Oggi lo spread dei titoli di Stato italiani rispetto ai corrispondenti titoli del debito tedesco è sceso sotto quota 100. Per Matteo Renzi è ‘davvero la volta buona’, ma c’è ben poco da esultare.
Il presidente del Consiglio dovrebbe sapere, infatti, che l’andamento dello spread dipende solo per un terzo dai fondamentali macroeconomici dei paesi, quindi dai governi, mentre la gran parte (due terzi) afferisce al cd. ‘premio di reversibilità dell’euro’ (rischio di disgregazione della moneta unica), che nel 2011-2012 raggiunse il suo livello più alto.
Indipendentemente dai governi, infatti, in quei drammatici anni si diffuse tra gli investitori il timore che i titoli dei debiti sovrani dei paesi dell’eurozona potessero essere rimborsati in moneta diversa dall’euro, con conseguente ‘effetto fuga’, sempre degli investitori, dai titoli dei paesi dell’eurozona sotto attacco speculativo verso il Bund tedesco (considerato bene rifugio), il cui rendimento diminuì patologicamente.
Oggi il ‘premio di reversibilità dell’euro’ è stato ridotto al minimo dall’azione della Bce, che da lunedì inizia il suo programma di acquisto di titoli di Stato dei paesi dell’eurozona (Quantitative easing) e nulla ha a che fare con Jobs act, segreto bancario o altre riforme virtuali del governo Renzi.
Lo spread non rappresenta, quindi, il merito di credito dell’Italia oggi, così come non lo rappresentava neanche a giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre 2011, malgrado le irresponsabili strumentalizzazioni.
Tanto più che, se andiamo a guardare proprio i dati macroeconomici e a confrontare gli ultimi dati (Istat) disponibili mese su mese, periodo su periodo, vediamo che i valori erano inconfutabilmente migliori un anno fa.
In termini di dinamica del Pil (+1% secondo trimestre 2011 vs. -0,4% dell’anno 2014 e -0,1% già acquisito per il 2015), di tasso di disoccupazione (9,2% novembre 2011 vs. 12,9% dicembre 2014). E in più siamo in deflazione (-0,6% l’indice dei prezzi al consumo rilevato a gennaio 2015).
Tra le numerose pubblicazioni da cui emerge la composizione dello spread, consigliamo al presidente del Consiglio di leggere almeno il paper della Banca d’Italia di settembre 2012: ‘Stime recenti dei premi per il rischio sovrano di alcuni paesi dell’area dell’euro’; oppure lo studio di Paul De Grauwe e Yuemei Ji di maggio 2012: ‘Self-Fulfilling Crises in the Eurozone’. E potrà riscrivere correttamente i suoi tweet. Data, però, la scarsa propensione allo studio di Renzi, non ci aspettiamo nulla di buono”.


