SPREAD: BRUNETTA, BENE DISCESA, MA PER 2/3 DIPENDE DA CONGIUNTURA INTERNAZIONALE
Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl:
“Certamente la discesa dello spread registrata negli ultimi giorni (alle ore 13.00 di oggi a quota 254) è un segnale di fiducia, come ha evidenziato il presidente del Consiglio, Enrico Letta, nella conferenza stampa di presentazione del Nuovo Piano Industriale 2013-2015 di Cassa Depositi e Prestiti. Occorre tuttavia ricordare, come abbiamo più volte avuto occasione di sostenere negli ultimi 2 anni, e come hanno dimostrato i principali organismi internazionali e autorevoli economisti di fama mondiale, che lo spread dipende solo per 1/3 da fattori interni all’economia e alla politica italiana, mentre i restanti 2/3 risentono dell’andamento della congiuntura internazionale, quindi da fattori esogeni.
A tal proposito, osserviamo che l’ultima riduzione degli spread in corso è senz’altro influenzata, tra altre cause, dal miglioramento dei dati macroeconomici dell’economia americana e cinese. La prima sembra infatti essersi lasciata definitivamente alle spalle la crisi ed è ormai in piena ripresa, come ha riconosciuto anche la Federal Reserve nel corso dell’ultima riunione del suo direttivo. Così come è tornata a crescere l’occupazione, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 7,4%, battendo le stime degli analisti.
Nel mese di luglio si sono registrati segnali positivi anche dalla Cina, il cui export è cresciuto del +5,1% dopo il tonfo di giugno. Segnali incoraggianti si intravedono anche in Europa, per la quale la Banca Centrale Europea comincia ad intravvedere una moderata ripresa già a partire dal secondo trimestre 2013.
Anche le condizioni di politica monetaria rimangono favorevoli all’economia, con l’istituto di Francoforte che si è impegnato a mantenere una politica accomodante fino a quando sarà necessario.
Lo stesso dicasi per la Bank of England, che si è recentemente allineata alla strategia del “sentiero annunciato”, dichiarando che d’ora in avanti farà dipendere il livello dei tassi d’interesse dal tasso di disoccupazione.
La credibilità delle politiche monetarie espansive concertate dalle principali banche centrali contribuisce ad allontanare le paure relative al cosiddetto rischio “di break up” dell’euro e convince gli investitori istituzionali a ridurre la loro esposizione nei confronti dei bund tedeschi, che offrono un rendimento modesto, verso i titoli di Stato italiani, che garantiscono un profilo di rendimento rispetto al rischio più interessante. Questo aumento di domanda per gli strumenti del Tesoro è il principale fattore che contribuisce a ridurre i rendimenti d’emissione e quindi gli spread”.



renatobrunetta_ufficiale