SANREMO: BRUNETTA, SOLIDARIETA’ A CROZZA E COMPAGNI
Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, coordinatore dei dipartimenti del Pdl:
“Capisco lo sgomento di Maurizio Crozza e, per il dolore che gli ha procurato Sanremo, desidero manifestargli la mia solidarietà. Ma lui, adesso, capisca quel che è successo e ne faccia oggetto di riflessione. Quel che ha interrotto la sua esibizione non è un incidente innescato da alcuni provocatori, come adesso Fabio Fazio cerca di far credere. E chiunque abbia esperienza di pubblico sa che tre persone, per quanto chiassose e determinate, non possono ottenere quel risultato. Quella era la reazione allo scontato e allo scorretto. Reazione capace di coinvolgere molti e trascinare tutti, dentro e fuori il teatro Ariston. Era insomma l’interpretazione di un sentire collettivo.
Scontata è la comicità tutta contro, incapace di dire una parola che sia una sul fenomeno del Festival e sui suoi pagatissimi protagonisti. Scontata è la raffigurazione conformista e ripetitiva di quanti vengono assunti a presunti nemici collettivi. Scontato è il credere che quel che si dice sia talmente scontato da meravigliarsi e restare sgomenti, poi, quando il pubblico non acconsente. Da qui il suo impatto mediatico e culturale.
Riflettano Crozza e Fazio, e soprattutto i loro autori. Scorretto è fare satira su uno, macchiettizzandolo a carogna corruttrice e mentitrice, e far satira sull’altro, esaltandone tratti di simpatia e umanità sconosciuti all’originale. Scorretto è usare la risata altrui per imprimere il rifiuto nella memoria collettiva, salvo utilizzarla, rivolgendola verso altri, più amici e vicini, per fissare nel pubblico il corrivo richiamo alla popolanità.
Crozza, da uomo di spettacolo, capisca che quello schema ha stufato. Che il ripetere il sempre uguale va bene quando le telecamere raccolgono le immagini in un contesto in cui il pubblico è parte (connivente e plaudente) dello spettacolo (alla Santoro, per intenderci). Non va bene quando il pubblico è vero. Né serve ad alcunché spiegare, poi, che la colpa è del pubblico”.



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