RAI: BRUNETTA, ESPOSTO AD AGCOM E INTERROGAZIONE A COMMISSIONE VIGILANZA SU TG REGIONALI

Il presidente dei deputati del Pdl, Renato Brunetta, ha presentato un esposto all’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ed un’interrogazione alla Commissione di Vigilanza Rai per denunciare la violazione dei principi del pluralismo dell’informazione dei telegiornali regionali della Rai, e per chiedere interventi contro le palesi violazioni segnalate. “Qualcuno sa quale sia la più grande testata giornalistica non solo televisiva europea? È il Tgr della Rai. Conta più di 500 giornalisti. Un potere immenso”, scrive Renato Brunetta, in un articolo pubblicato oggi da “Il Foglio”.

“Anche perché – sottolinea l’ex ministro – le informazioni raccolte in questa immensa rete poi hanno un doppio uso. La maggioranza viene offerta e consumata sul posto, attraverso i telegiornali regionali di ciascuna delle venti regioni. La pesca più pregiata è indirizzata al mercato centrale, che sta a Roma, in Saxa Rubra, e da qui, oltre che agli italiani, è diffusa per il mondo in proprio oppure esportata ai vari notiziari televisivi esteri, acquistando così un peso planetario”.

“Questo è molto interessante e istruttivo. A mia conoscenza – continua il presidente dei deputati del Pdl – nessuno aveva mai provato ad affrontare un’analisi quantitativa dell’informazione politica regionale per verificarne il pluralismo caso per caso. E poi paragonando i dati tra loro, osservare se esiste nelle varie piccole capitali una certa indipendenza di linea oppure no. La risposta è la seconda che ho detto: oppure no. Nessuna indipendenza, nessuna anomalia. Uniformità estrema. Come la Torre di Pisa pende, eccome se pende: a sinistra, sistematicamente. Salvo il caso del Veneto, Lombardia e un paio d’altri luoghi, dove la prevalenza elettorale del centrodestra in Regione è così lampante che non si può proprio evitare di essere equilibrati, sia pure con una maggior generosità proporzionale verso il centrosinistra, nelle restanti Regioni il piatto della bilancia registra un’indecente coerenza”.

“Il federalismo televisivo? Non esiste. Nella Rai, anche nei Tgr, i telegiornali regionali, vige una forma di centralismo democratico di tipo sovietico. È vero che esiste una direzione unica. Ma si supponeva che questo valesse per garantire davanti alla legge, alla direzione generale della Rai, al Parlamento e all’Autorità per le garanzie della comunicazione, un responsabile della linea editoriale e dunque garante del pluralismo. Pia illusione. Anzi, dati alla mano, pia frode”.

Nell’articolo vengono forniti i dati, dell’Osservatorio di Pavia, dei Tg regionali delle venti Regioni italiane. I casi più eclatanti? La Toscana, nella quale il centrosinistra impera con il 76%, contro l’11% dedicato al centrodestra; l’Umbria, 69% centrosinistra, 22% centrodestra; le Marche, 66% cs, 14% cd; la Basilicata, 65% cs, 13% cd; il Trentino Alto Adige, 63% cs, 18% cd; l’Emilia Romagna, 59% cs, 19% cd.

“Dopo di che – scrive infine Brunetta – avendo esposto ai lettori del “Foglio” e all’Agcom questi dati sconcertanti, sono praticamente certo che, pur essendo agosto, il tutto sarà avvolto dalle nebbie novembrine. Conosciamo i nostri struzzi, già che sono in spiaggia figuriamoci se rinunciano a infilarci la testa sotto. Se ci sono lettori che trovano qui ragioni del loro sconcerto per l’informazione del Tgr delle loro parti, e le cui osservazioni hanno sempre inciampato nel sorrisetto dei capi locali della Rai. Be’ adesso agiscano anche loro. Inviino esposti sui singoli casi di mala informazione, di mala Rai, in fondo di furto di canone oltre che di democrazia all’AgCom. Cerchino sul sito internet. Se poi ci sono dei dirigenti di partito, magari responsabili regionali, che si sono accomodati nel quietismo dinanzi al sopruso, è il tempo di finirla con l’appaisement. Non è questione di bega locale ma di resistenza all’occupazione delle coscienze, finanziata per di più dal nostro canone”, conclude.

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