RAI: BRUNETTA, COMPENSO FAZIO E’ SCHIAFFO ALLA MISERIA, INTERVENGA CORTE DEI CONTI

“Quanto deciso venerdì scorso dal Consiglio di amministrazione della Rai in merito al super compenso di Fabio Fazio è inaccettabile, contra legem e anche moralmente insostenibile in una perdurante situazione di crisi economica con la quale il Paese intero e i cittadini italiani, che pagano il canone, hanno a che fare quotidianamente.

Il Cda della di Viale Mazzini tre giorni fa ha approvato le proposte di palinsesto del nuovo direttore generale, Mario Orfeo. E con quella decisione ha sancito che l’azienda punta tutto sul conduttore Fazio. All’ex ‘Che tempo che fa’, a quanto si apprende da fonti di stampa, un contratto quadriennale da 2,8 milioni a stagione (contro l’1,8 di quello attuale), 11,2 complessivi. Uno schiaffo alla miseria”.

Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

“La scorsa settimana ho presentato un’interpellanza urgente al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, al ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, e al ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, in merito alla non applicazione da parte del Cda della Rai della legge 26 ottobre 2016, n. 198, sul limite di 240mila euro annui per i compensi di collaboratori, giornalisti e artisti della tivù pubblica.

L’interpellanza urgente sarà trasmessa immediatamente dopo la discussione in Aula alla Corte dei Conti, per le opportune e conseguenti valutazioni in merito al possibile danno erariale che questa decisione potrebbe arrecare alle casse dello Stato.

Prima dell’assurda decisione di venerdì scorso sui palinsesti per la prossima stagione, il 14 giugno 2017 il Consiglio di amministrazione della Rai ha approvato la delibera riguardante il ‘Piano organico di criteri e parametri per l’individuazione e la remunerazione dei contratti con prestazioni di natura artistica’ che, anziché applicare quanto stabilito dalle legge n. 198 del 2016, individua criteri da adottarsi per la definizione di prestazioni per le quali sia possibile il superamento del limite retributivo dei 240.000 euro annui.

Il Piano citato ha sostanzialmente recepito le indicazioni contenute in uno strampalato parere dell’Avvocatura dello Stato, in merito all’interpretazione della legge 26 ottobre 2016, n. 198, che propenderebbe per la tesi che non include i contratti caratterizzati da prestazioni di natura artistica.

La Suprema Corte ha affermato che alla Rai va riconosciuta ‘la natura sostanziale di ente assimilabile a un’amministrazione pubblica nonostante l’abito formale che riveste la società per azioni; ne discende la qualificabilità come erariale del danno cagionato dai suoi agenti, nonché da quelli degli enti pubblici azionisti, con conseguente loro assoggettabilità all’azione di responsabilità amministrativa davanti al giudice contabile.

L’adozione da parte del Consiglio di amministrazione della Rai della citata delibera prefigurerebbe una responsabilità per danno erariale dei consiglieri stessi considerato che, come stabilito dall’articolo 49 bis del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, l’amministratore delegato e i Consiglieri di amministrazione della Rai ‘sono soggetti alle azioni civili di responsabilità previste dalla disciplina ordinaria delle società di capitali'”, conclude Brunetta.

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