MAASTRICHT: BRUNETTA, REGOLE HANNO FUNZIONATO BENE, MA HANNO CREATO DUE DISTORSIONI
“Con qualche luce e qualche ombra, le regole di Maastricht hanno funzionato bene. Ma all’interno dell’Unione europea si sono create, nel passaggio dalle monete nazionali all’euro, due profonde distorsioni legate, da un lato alla rigidità del tasso di cambio, dall’altro, paradossalmente, alla riduzione dei tassi di interesse, tanto sul debito pubblico quanto sull’indebitamento privato degli Stati membri. Alcuni Paesi hanno tratto beneficio da tassi di interesse più bassi rispetto a quelli che avrebbero avuto in ragione dei fondamentali economici nazionali e del loro effettivo merito di credito; altri hanno beneficiato di un tasso di cambio di fatto favorevole, che ha rilanciato il commercio con l’estero e le esportazioni, nella totale assenza di politiche redistributive”. Sono le parole usate dal coordinatore dei dipartimenti del Pdl, Renato Brunetta, intervenendo oggi in Aula alla Camera.
“In questo contesto – ha aggiunto -, è emersa la mancanza di istituzioni europee forti, con ruoli chiari e definiti, che arginassero le ondate di attacchi finanziari speculativi sui debiti sovrani dei Paesi dell’Unione, presi di mira in maniera strumentale, di volta in volta, sulla base di pretesti più o meno credibili. È emerso il ruolo inadeguato della Banca Centrale Europea, che, a differenza delle altre banche centrali di tutto il mondo, Federal Reserve in primis, non ha potuto, per mandato, fungere da prestatore di ultima istanza, garantendo, in tal modo, la stabilità economica e finanziaria dell’area euro. Infine, è emerso come l’eurozona non possa considerarsi un’area monetaria ottimale e come, in ragione di ciò, le economie nazionali tendano a divergere se non si attivano gli strumenti a disposizione: la mobilità del lavoro, le politiche fiscali compensative e la flessibilità dei cambi. Questi ultimi, per esempio, hanno consentito, fino all’introduzione dell’euro, di correggere gli squilibri di bilancia dei pagamenti degli Stati, che quando raggiungevano avanzi o disavanzi eccessivi erano tenuti rispettivamente a rivalutare o svalutare la propria moneta”.
“Ma non possiamo arrenderci di fronte a tutto questo – ha ammonito l’economista -. Siamo anzi in una posizione privilegiata: conosciamo i nostri errori, i nostri limiti e abbiamo chiara la ricetta per superarli”.


