LAVORO: BRUNETTA, SOLO CORREGGENDO LA LEGGE FORNERO USCIREMO DALLA CRISI

“Il prossimo fine settimana si vota in Germania. Vincerà Angela Merkel, e per l’Europa saranno guai. O forse no. Infatti, piuttosto che aver paura del nuovo ciclo della Cancelliera di ferro, forse sarebbe più opportuno adottare gli insegnamenti della Germania del passato, con intelligenza. Contrariamente a quanto è stato fatto, anche di recente, in Italia. Seguendo questa chiave si può dire che il governo Letta mostra ancora idee confuse”. Così Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato da “Il Giornale”.

“Se il presidente del Consiglio Enrico Letta ha enfatizzato lo spirito di ‘pace sociale’ con cui Confindustria e sindacati sono tornati a parlarsi, per il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, il cosiddetto ‘Patto di Genova’ mostra ‘un conto della spesa molto elevato e immediatamente posto a carico del bilancio statale con poco realismo’. Posizioni in contrasto l’una con l’altra, che segnano la distanza non solo tra premier e ministro dell’Economia ma anche governo e parti sociali. Per non parlare di chi, data la scarsità di risorse, azzarda anche uno scambio riduzione del cuneo fiscale-aumento dell’Iva”.

“La riforma del mercato del lavoro, con l’obiettivo di eliminare le rigidità strutturali che caratterizzano l’economia italiana può diventare una delle chiavi di volta per uscire dalla crisi. L’urgenza di tale riforma è ancora maggiore se si pensa che l’Italia non può più utilizzare la svalutazione competitiva che rendeva i prodotti più convenienti sui mercati esteri”.

“Il governo, pertanto, ha solo due leve alternative: abbassare la tassazione diretta, che rientra come componente nella formazione dei prezzi finali; oppure creare un sistema di norme che consentano la piena flessibilizzazione dei salari, in maniera che crescano ad un tasso moderato, senza creare pericolose spirali inflazionistiche, solo perché aumenta la produttività. È quanto è avvenuto in Germania nei primi anni 2000 con le riforme del mercato del lavoro e del welfare promosse dal governo Schroeder e note a tutti come le ‘quattro riforme Hartz’, dal nome del direttore risorse umane di Wolkswagen, che le ha ispirate. Ed è quanto si stava facendo in Italia con il governo Berlusconi nella legislatura cominciata nel 2008 e bruscamente interrotta nel 2011 in tema di riforma del sistema di contrattazione salariale collettiva”.

“Se la Spagna ha azzerato il suo differenziale sui titoli decennali rispetto all’Italia uscendo dalla recessione, mentre noi ne siamo dentro ancora fino al collo, non sarà perché la Spagna ha finalmente riformato il suo mercato del lavoro in chiave tedesca e noi no? Ecco, questo è il riformismo di cui ha bisogno il nostro paese, su cui la nostra grande coalizione dovrebbe misurarsi. Altro che dilaniarsi per la decadenza del senatore Berlusconi”, conclude Brunetta.

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