LAVORO: BRUNETTA, L’UTOPIA E’ IL NUOVO NEW DEAL
“Questo è il momento di tirare fuori dai cassetti dello studio e dell’immaginazione nuove mappe. Le mappe di un’utopia possibile. Un’utopia alla Tommaso Moro, per cui non si sparge il sangue degli altri, ma al massimo si è disponibili a offrire al re il proprio collo”. Lo scrive Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, che su “Il Foglio” propone venti tesi di rivoluzione sociale per uscire dalla crisi dopo la fine dell’età salariale.
“Il re – sottolinea – è l’Europa con i suoi servi italiani. Una pacifica ribellione ci potrà salvare. Violiamo i dogmi dell’Europa, senza presunzione di impunità, ma confidando nel precedente del New Deal. Come capitò a Roosevelt, che riuscì a salvare l’America dalla catastrofe applicando criteri, strategie, decisioni e princìpi che poi anni dopo sarebbero stati condannati dalla Corte Suprema, ma troppo tardi per fermarlo. Quando ormai aveva fatto tutto. Per fortuna”.
“Tra un anno sarà troppo tardi per salvarci, temo, dal cataclisma sociale. Questa crisi dura da troppo tempo, con gli stessi effetti, gli stessi drammi, le stesse macerie di una guerra perduta. Noi dobbiamo deciderci a partire verso le Indie e magari troveremo il Nuovo Mondo. Ho scritto “noi”: intendo noi come Occidente, intendo noi come Italia. Io propongo la mia mappa. La metto sul tavolo del dibattito. Intanto, però, prendiamo subito il largo. Spezziamo il 3% di Maastricht. Facciamo respirare la nostra società, i nostri giovani. Sviluppiamo. Investiamo. Facciamo manutenzione del nostro territorio, delle nostre case, del nostro patrimonio urbano. Restauriamo e ristrutturiamo. Modernizziamo. Costruiamo le reti del nostro futuro. Togliamo la gente dalle scrivanie della pigrizia statale. Aggiusteremo la rotta in mare aperto. Keynes, Roosevelt, New deal, economia sociale di mercato, Eucken, Muller-Armack, Röpke. Weitzman, Meade”.
“L’etimologia, che è la mistica dei laici, ci aiuta a capire che è l’ora. La parola “crisi” – come ognun sa – deriva dal greco κρίσις che vuol dire decisione, scelta, che segue a un giudizio. È, in greco, anche il momento culminante di una malattia. Dopo di che si scivola sul versante di pascoli erbosi oppure si precipita nella valle oscura. Questo nostro 2014 è il tempo della crisi, che più non si può”.
“Non abbandoniamoci alla marea del pensiero unico e meschino. Decidiamo. Certo, per scegliere bene occorre conoscere. Ma anche immaginare con coraggio. Vedere più in là. Questa è l’utopia positiva. Può essere non-luogo, qualcosa che non c’è proprio (ou-τοπος) oppure un luogo del bene, del benessere (εu-τοπος). Forse entrambe le cose. Ma l’alternativa è la disperazione sociale”, conclude Brunetta.


