LAVORO: BRUNETTA, DATI DISOCCUPAZIONE DIMOSTRANO BLUFF, RENZI A PICCO SU JOBS ACT
“Escono i dati statistici sul mercato del lavoro e raffreddano l’euforia del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Giocare con i numeri è sempre pericoloso, con quelli dell’occupazione lo è ancora di più, specie se il gioco lo si fa con quelli di ogni mese e si mescolano dati statistici con dati amministrativi”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio.
“La fotografia che oggi ci produce l’Istat mostra una Italia diversa da quella descritta negli ultimi giorni con dovizia di numeri dal presidente Renzi e dal ministro Poletti. Risale il tasso di disoccupazione (12,7 per cento) pericolosamente avvicinandosi nuovamente a quota 13, che non è un fortunato numero della roulette, ma una drammatica condizione del mercato del lavoro. Il che, condito con una sostanziale stabilità del tasso di inattività, smentirebbe anche coloro che sostengono (correttamente) che vi è un effetto di attrazione del mercato del lavoro dovuto alla ripresa”.
“D’altra parte – sottolinea il presidente dei deputati azzurri – in un anno abbiamo 67 mila disoccupati in più. In questo quadro peggiorano anche gli indicatori del mercato del lavoro dei giovani, che registrano meno occupati e più disoccupati, nonostante Garanzia Giovani, il programma dell’Unione Europea che stanzia 1,4 miliardi per aiutare i giovani ad inserirsi nel mercato del lavoro”.
“Altrettanto negativo è il numero degli occupati, che diminuiscono su base mensile di 44 mila unità, il che non è un bel segnale per coloro che ogni giorno ci dicono che è cominciata la ripresa e che stiamo facendo sempre più contratti di lavoro. E assottiglia il dato annuale di maggiore occupazione, ora sceso sotto quota 100mila”.
“Insomma, non è un bel vedere, considerato che in Europa il tasso di disoccupazione diminuisce e quindi il gap, anzi lo spread come lo abbiamo chiamato, aumenta. L’Unione Europea a 28 Paesi fa registrare un tasso di disoccupazione al 9,8 per cento; l’Eurozona all’ 11,3 per cento. Solo Grecia, Portogallo, Spagna, Cipro e Ungheria fanno peggio di noi. Una compagnia non da G8 e neppure da G20. In Germania il tasso di disoccupazione è sotto il 5 per cento. Risultato di quelle riforme Hartz che il governo Berlusconi avrebbe voluto intraprendere già nel 2002, e che in parte furono intraprese (vedi legge Biagi), ma che il partito del Presidente del Consiglio ha sempre ostacolato e combattuto. Tranne riprenderle una volta al Governo, spacciandole per nuove”.
“Forse maggiore sobrietà nelle dichiarazioni sarebbe auspicabile, e il Presidente del Consiglio dovrebbe ascoltare, studiare e attuare di più. Attendiamo ancora i decreti del Jobs Act nelle aule parlamentari”, conclude Brunetta.


