ISTAT: BRUNETTA, DA RAPPORTO ANNUALE FOTOGRAFIA NERISSIMA, ITALIA VECCHIA E FERMA

Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:

“L’Istat, nel suo Rapporto annuale per il 2016, fotografa un Paese in crisi nera, nerissima. Male il mercato del lavoro (il Jobs Act ha solo drogato i contratti a tutele crescenti per il 2015), male la spesa sociale, male il reddito delle famiglie, prospettive nere per i giovani, nascite al minimo storico, più disuguaglianze, occupazione precaria e inferiore al titolo di studio.

Il premier Matteo Renzi continua a narrare la storia di un Paese che, purtroppo, non esiste. Ogni settimana arrivano dati, numeri, stime oggettive che dimostrano l’esatto contrario di ciò che il presidente del Consiglio cerca di inculcare tanto a se stesso quanto a chi ancora lo sta ad ascoltare.

L’Istat ci dice che l’andamento dei prezzi ‘appare ancora molto debole’ e quello del mercato del lavoro ‘è incerto’, segnalando il succedersi di periodi di debole crescita tendenziale dei prezzi e di episodi deflazionistici. Per il presidente Giorgio Alleva la crescita è ‘a bassa intensità’ e la ripresa produttiva ‘appare caratterizzata da una maggiore fragilità’.

Il sistema di protezione sociale italiano, afferma l’Istituto nazionale di statistica, è tra quelli europei ‘uno dei meno efficaci’, solo in Grecia il sistema di aiuti è meno efficiente che in Italia. Nel nostro Paese 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro. Le famiglie ‘jobless’ sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell’anno scorso e nel Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro.

Renzi dice che tutto va bene. E invece, a noi dispiace enormemente, va male. L’Italia è un Paese vecchio e fermo. In due anni e mezzo a Palazzo Chigi questo presidente del Consiglio e il suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non sono riusciti a dare la sferzata che serviva. Hanno pensato solo agli 80 euro e ad altre risibili mance che avranno portato qualche voto in più nelle urne per il Pd ma che non hanno minimamente contribuito a rilanciare la nostra economia”.

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