IMU: BRUNETTA, FMI SBAGLIA, SENZA QUELLA TASSA SI RILANCIANO I CONSUMI
“Il Fondo monetario internazionale ha recentemente sostenuto che ‘la tassa sulla proprietà immobiliare sulle prime case dovrebbe essere mantenuta per ragioni di equità ed efficienza fiscale’, pur riconoscendo che una tale scelta presuppone la revisione dei valori catastali”. Così Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, in una lettera pubblicata dal “Corriere della Sera”.
“Imu prima casa o cuneo fiscale? La questione teorica si pone nel modo seguente. La riduzione del cuneo fiscale – sottolinea l’ex ministro – rappresenta un’azione dal lato dell’offerta, perché riduce i costi di produzione delle imprese. Ma per avere effetti sul livello della produzione e dell’occupazione presuppone una fase di ripresa e non di recessione dell’economia. La situazione attuale è certamente caratterizzata da forti problemi di competitività dei settori produttivi italiani, ma la profonda recessione di cui non si vede l’uscita è dovuta in primo luogo a una caduta drammatica della domanda”.
“E’ necessario quindi un immediato provvedimento fiscale che abbia un effetto dal lato della domanda. In Italia, oltre l’8o% delle famiglie italiane di ogni ceto sociale vive in una casa di proprietà e spesso questa è una condizione di sopravvivenza, soprattutto nelle fasi economiche più difficili. La casa, pertanto, deve essere salvaguardata. Ciò non è avvenuto lo scorso anno. E l’Imu è diventata il simbolo della stangata fiscale e di quella che possiamo definire ‘l’angoscia
fiscale’. Nelle condizioni congiunturali e di aspettative negative che si sono così determinate, l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa assume un aspetto altamente simbolico di svolta della politica fiscale e di riconoscimento di errori effettuati, con effetti sia sulla spesa per consumi sia sul settore immobiliare”.
“Forse è bene ricordare che l’importanza degli effetti comportamentali delle manovre fiscali, suggeriti dalla buona teoria economica, è difficile da stimare mediante modelli econometrici. Proprio il Fondo monetario internazionale ha di recente riconosciuto che i moltiplicatori utilizzati per valutare l’impatto recessivo in Europa dei provvedimenti di consolidamento fiscale erano fortemente sottostimati, e che l’impatto è stato di tre volte superiore. Forse anche per la discussione in corso intorno all’Imu è bene che gli approcci e le valutazioni non sufficientemente correlate alle condizioni di contesto vengano utilizzati con prudenza. E per le considerazioni teoriche ed empiriche sopra addotte che crediamo che la valutazione espressa dal Fondo monetario internazionale, che tanto ha avuto risalto mediatico e politico, sia sbagliata”, conclude Brunetta.


