GOVERNO: BRUNETTA, L’INSTABILITA’ E’ SOLO UN ALIBI, PUO’ FAR BENE ALL’ECONOMIA
“Forse non tutti ricordano che dal 2010 è successo qualcosa di storico in Italia: la spesa pubblica corrente ha iniziato a diminuire in valore assoluto. E ancor più ha iniziato a diminuire la spesa corrente al netto di quelle voci, come gli interessi sul debito pubblico e la spesa pensionistica, che sono il risultato di comportamenti passati, di debiti accumulati in tempi di stabilità concertativa e non riducibili nel breve periodo”. Così Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato da “Il Giornale”.
“Questa riduzione della spesa corrente – sottolinea l’ex ministro – è dipesa anche dal fatto che è diminuito il numero dei dipendenti pubblici, altro evento di svolta rispetto al passato. Ciò non è avvenuto in anni di stabilità politica, anche se la correzione è iniziata quando si pensava che la stabilità politica fosse assicurata. Mai come negli ultimi anni l’Italia ha vissuto l’instabilità eppure la questione centrale del controllo della spesa è stata affrontata, seppure la strada sia ancora lunga. Non altrettanto si può dire della politica fiscale, i cui errori hanno contribuito, assieme a altri fattori, ad aggravare la recessione economica”.
“L’instabilità, quindi, c’entra poco, conta la capacità di fare scelte corrette e correggere rapidamente quelle sbagliate di fronte all’evolvere della realtà. D’altra parte, l’evoluzione in questi anni del famoso spread mostra come il rendimento richiesto dai mercati per sottoscrivere il debito italiano è guidato da tanti fattori, da considerazioni sui fondamentali della sostenibilità del debito, come da azioni speculative che da questi fondamentali sono disgiunte, ma non dall’instabilità politica. Basti pensare come nulla sia successo quando si aprì la crisi del governo Monti o nella massima situazione di caos e incertezza seguita alle ultime elezioni. Forse è avvenuto il contrario in questi anni, si è usata l’instabilità dei mercati finanziari per determinare l’instabilità politica, la direzione causale è stata esattamente contraria a quella che oggi viene denunciata”.
“D’altra parte, è concettualmente sbagliato temere l’instabilità o dare connotati di per sé positivi alla stabilità. La vita, l’economia, la conoscenza, l’innovazione, il progresso dell’umanità è frutto del mutamento, dell’instabilità e dell’agire in condizioni d’incertezza”.
“La stabilità non è quindi né buona né cattiva, non è di per sé un valore. È un valore la capacità di decidere rapidamente anche, e soprattutto, in condizioni di incertezza e di caos. La retorica della stabilità si appella anche all’esigenza degli investitori di agire in un contesto di certezze. È certamente un’esigenza umana, e quindi anche degli imprenditori, di minimizzare l’incertezza, ma sono proprio gli imprenditori che sanno che il loro mestiere è affrontare il rischio. Molto peggio, tuttavia, quando all’incertezza si sostituisce la certezza di una politica sbagliata o, ancor di più, l’inaffidabilità della politica”, conclude Brunetta.


