GOVERNO: BRUNETTA, IL CONTINUO BLUFF DI RENZI, I NODI GIA’ VENGONO AL PETTINE
Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:
“A volte capita che un viaggio di nozze non dia i risultati sperati. Si torna alla normalità e si raccolgono i cocci. Per Matteo Renzi, forse, non siamo giunti a questo punto, ma è certo che la luna di miele mostra evidenti segni di logoramento. Non sono solo le baruffe con Squinzi e la Camusso a suonare l’allarme. È il suo rapporto con la grande stampa che non è più quello dei primi giorni. Quella grande bolla di promesse, di interventi continuamente evocati, quell’escalation di chiacchiere dagli incerti fondamenti, sta mostrando la corda. Ed ora, che il re è sempre più nudo, i nodi vengono al pettine.
Come finanzierà le sue promesse? Dove prenderà i soldi necessari, visto che la strada di un finanziamento in deficit, strozzata dai vincoli internazionali e costituzionali, si dimostra sempre meno praticabile? Di fronte a queste difficoltà la ritirata è stata annunciata da la Repubblica. Messa da parte ogni velleità d’intervento strutturale – se ne riparlerà (forse) con la prossima legge di stabilità – si è passati alla semplice ipotesi della corresponsione di un ‘bonus’. Una piccola mancia che dovrebbe calamitare il necessario consenso elettorale, in vista delle prossime elezioni europee.
Pur ridimensionato, tuttavia, il progetto annunciato non risolve le criticità di base. Per soddisfare quest’esigenza servono pur sempre sei miliardi e mezzo. L’idea è, allora, quella di ‘taroccare’ il quadro macro-economico. Immaginare, cioè, che le misure annunciate possano accrescere il tasso di sviluppo e quindi mettere fieno in cascina. Vale a dire aumentare le risorse finanziarie a disposizione. Così – dice sempre la Repubblica – si troverebbero circa 3 miliardi, che sono pur sempre la metà di quanto è necessario.
Sennonché, anche in questo modo, i conti non sembrano tornare. Le misure di rilancio dell’economia, a loro volta, implicano un costo aggiuntivo: solo per la riduzione del costo dell’energia e l’edilizia scolastica ci vogliono circa 5 miliardi. C’è poi l’impegno assunto nei confronti del pagamento dei debiti della PA – 68 miliardi – che comporterà un forte aumento del debito pubblico, senza tener conto del maggior deficit per la parte in conto capitale. Il tutto condito da un aumento della tassazione sul risparmio – dal 20 al 26 per cento – che non fa fare certo salti di gioia ai possibili finanziatori. Se non è una missione impossibile, poco ci manca. Comunque auguri. Da parte nostra continueremo a vigilare: pronti a discutere di cose serie. Per la propaganda non siamo disponibili”.


