GIUSTIZIA: BRUNETTA, IL TEMPO E’ SCADUTO, RIFORMA IN QUATTRO MOSSE

“Dopo il voto del 2 ottobre che ha ridato fiducia al governo Letta, è diventato più chiaro che i fronti dell’impegno sono due: quello economico e quello istituzionale. A sua volta, spina dorsale della riforma istituzionale è quella della giustizia. Che, a sua volta, si declina in 4 grandi filoni: 1) carceri, indulto e amnistia; 2) riforma della giustizia e documento dei ‘saggi’; 3) procedura di infrazione europea sulla responsabilità civile dei magistrati; 4) referendum radicali”. Così Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato da “Il Giornale”.

“Il messaggio alle Camere del presidente della Repubblica sulle misure necessarie per affrontare la questione carceraria, introduce con forza il tema della giustizia nelle cose da fare da parte di governo e Parlamento: amnistia e indulto. La prima risposta di Epifani è stata: ‘cautela’. Perché? Lo ha detto subito: evitare che ne possa trarre un qualsiasi beneficio Berlusconi. Siamo a una novità giuridica: l’amnistia contra personam. Qualcosa di spaventoso se ci si pensa: la legge vale per tutti. Meno per uno. Uno il cui nome è deciso dalla sinistra”.

“Affrontare la questione delle carceri e valutare la necessità di amnistia e indulto, tuttavia, è solo uno di 4 aspetti che nel nostro paese occorre affrontare con riferimento al tema giustizia. La grande occasione ci è stata fornita dal presidente della Repubblica, da ultimo, lo scorso 8 ottobre, ma lo aveva già fatto il 30 marzo con l’istituzione del gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali, la cui relazione finale (punto 5) rappresenta un ottimo punto di partenza per la riforma della giustizia in Italia. E ancora il 1° agosto 2013, con le dichiarazioni a seguito della sentenza della Cassazione su Silvio Berlusconi, il presidente della Repubblica aveva ribadito il valore del lavoro dei ‘saggi’ come base per studiare i termini di una riforma della giustizia. L’intenzione di dar corpo al testo dei ‘saggi’, d’altronde, è stata manifestata anche dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, nel suo discorso per la fiducia enunciato il 2 ottobre 2013”.

“Ancora nel suo discorso sulla fiducia del 2 ottobre, il presidente del Consiglio, Enrico Letta, si è impegnato ad adempiere agli ‘obblighi europei (a cominciare dal rispetto delle decisioni della Corte di giustizia dell’Unione europea)’. Cioè responsabilità civile dei magistrati. Dobbiamo giungere a un punto. Il governo deve farlo. Il presidente Letta deve farlo. Come si usava dire alla fine della scorsa legislatura: ‘È l’Europa che ce lo chiede’”.

“Ancora lungo la strada aperta dal capo dello Stato con il suo messaggio alle Camere, il Popolo della Libertà intende intraprendere una vigorosa campagna parlamentare, che avrà il suo perno nella proposta di 6 indagini conoscitive sui 6 quesiti referendari sulla giustizia promossi dai radicali e per i quali il Pdl ha dato un contributo decisivo nella raccolta delle firme”.

“Come ha detto il presidente Letta, che siamo certi sia un uomo d’onore e un politico serio, la riforma della giustizia, insieme alle misure per il lavoro, le famiglie e le imprese sono il cuore della sua azione di governo. Questo è il senso della nostra partecipazione a maggioranza e governo. Altrimenti inganneremmo gli italiani, come sta facendo Renzi, che dice sì al governo Letta e contemporaneamente lo destabilizza. Noi ci siamo e ci saremo se e finché potremo agire efficacemente come sentinelle contro l’aumento delle tasse e come motore della riforma della giustizia. O così o così. Secundum non datur…”, conclude Brunetta.

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