FISCO: BRUNETTA, CON RENZI AL GOVERNO PRESSIONE AUMENTERA’ DELL’1,5%

Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:

“In un salotto televisivo, ieri il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha avuto il coraggio di affermare: ‘Io sono quello che le tasse le ha abbassate, il primo negli ultimi 70 anni’ in Italia. Da una lettura attenta dei dati, però, emerge tutt’altro: c’è qualcuno, che lo ha preceduto, che ha fatto ben di più, e meglio.

Nel 2001, infatti, il governo Berlusconi è partito da un livello di pressione fiscale pari al 42,4% e l’ha portata nel 2006 al 41,7% (-0,7%). Allo stesso modo, nel 2008 ha trovato la pressione fiscale al 42,6% (livello cui l’aveva portata Prodi) e nel 2011 l’ha lasciata al 42,5% (-0,1%, nonostante la crisi economica e finanziaria internazionale).

In particolare, nel 2001 il governo Berlusconi ha raddoppiato le detrazioni fiscali per familiari a carico e le ha triplicate per i figli disabili e ha abolito la tassa di successione e la tassa di donazione. Nel 2003, il governo Berlusconi ha introdotto la no tax area per i redditi fino a 6.500 euro e ha ridotto l’IRPEF per i redditi fino a 25.000 euro (‘primo blocco’ di riduzione delle tasse). Nel 2004, sempre il governo Berlusconi ha ridotto l’IRPEG (attuale IRES) dal 36% al 33% e ha introdotto il bonus bebè, confermato anche nel 2005 e nel 2006. Nel 2005, il governo Berlusconi ha elevato la no tax area a 7.500 euro e ha ridotto l’IRPEF per i redditi fino a 48.000 euro, con il risultato che 12,5 milioni di cittadini non pagavano più imposte sul reddito e 31,1 milioni di persone ne pagavano di meno rispetto al passato (‘secondo blocco’ di riduzione delle tasse). Ma non finisce qui. Nel 2008 abbiamo abolito l’ICI sulla prima casa e nel 2009 abbiamo introdotto il ‘bonus famiglia’ e il Fondo nuovi nati.

Di converso, in questo anno governato da Renzi, la pressione fiscale nel nostro paese passerà dal 43,8% del 2013 al 44,1% nel 2014 (+0,3%), secondo stime di Banca d’Italia che sono, però, precedenti rispetto alla Legge di Stabilità presentata lo scorso mercoledì. Si pensi, per esempio, all’aumento della tassazione sul risparmio fatta con decreto ad aprile e all’aumento delle aliquote Tasi, che l’attuale presidente del Consiglio non ha voluto cancellare appena insediatosi a palazzo Chigi. E i famigerati ‘80 euro’ tecnicamente non sono affatto una riduzione di tasse, bensì un aumento di spesa.

Tuttavia, questo dato è destinato a lievitare ulteriormente, alla luce della ‘manovra’ voluta da Renzi. I 36 miliardi di minori tasse (18) e maggiori spese (18), infatti, daranno origine a mancate entrate o a maggiori spese certe, mentre le coperture previste da Renzi non si concretizzeranno per la gran parte.

Ne deriva che serviranno fino a 25 miliardi per finanziare la parte della manovra fatta in deficit o non coperta e, pertanto, scatteranno le clausole di salvaguardia, vale a dire tagli lineari e aumento di accise, benzina, carburanti, Iva e imposte indirette. Il che significa che la pressione fiscale in Italia aumenterà di almeno 1,5 punti di Pil, fino a raggiungere e superare il massimo storico del 45%. Se il primo governo degli ultimi 70 anni che abbassa le tasse è questo…”.

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