DL LAVORO: BRUNETTA, LA RAGIONE DELLO SCONTRO? LA DIFESA DELLA STRUTTURA DELLA CGIL

Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:

“Qual è la ragione vera del contendere all’origine del duro scontro politico sul decreto legge Poletti, che tenta di rilanciare l’occupazione? La difesa di diritti violati? Il tentativo di tagliare le unghie al cattivo padronato che approfitta della crisi per aumentare il tasso di sfruttamento verso i suoi operai? Sciocchezze. Nemmeno fossimo in pieno ‘900. La ragione è più banale: la difesa della struttura burocratica e centralistica della Cgil. Se si aprono completamente le porte alla contrattazione decentrata, sono i lavoratori interessati a trattare direttamente sul posto di lavoro e le bardature burocratiche di un’organizzazione romano centrica diventano irrilevanti.

Questo, già oggi, è il modello prevalente. Il mercato del lavoro italiano, nelle aree del Paese che tirano, si è già ristrutturato adattandosi alle esigenze della produzione. Le clausole del contratto nazionale hanno subito una vera e propria mutazione, per tener conto del’evoluzione dei singoli mercati. Turni, premi di produzione individuali, straordinari, ferie e via dicendo sono stati ricontrattati in funzione dei mutamenti intervenuti nell’economia aziendale. In questi processi, il sindacato nazionale non solo non è intervenuto, ma quando ha cercato di imporre la sua linea, è stato sbeffeggiato.

Il costo della duttilità, mostrata dalle maestranze, si è scaricato interamente sui lavoratori a tempo determinato. Peccato che in Cgil non si leggano le statistiche. Si vedrebbe allora che l’occupazione è ancora in calo e lo sarà per tutto l’anno in corso. Colpirà prevalentemente l’agricoltura e l’edilizia. La prima oggetto di nuove imposte per finanziare il bonus elettorale di 80 euro. La seconda resa agonizzante dalla tassazione sugli immobili. Ma è soprattutto il dato sulla disoccupazione dei precari che colpisce. In un anno i posti di lavoro persi sono stati pari al 6,1 per cento, contro l’1,3 per cento degli occupati a tempo indeterminato. Altro che diritti da tutelare: la vera sfida è arrestare quest’emorragia”.

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