DECRETO FIRME: BRUNETTA, MONTI IN CONFLITTO DI INTERESSI

Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, coordinatore dei dipartimenti del Pdl:

“Il governo ha frettolosamente approvato un decreto-legge che, quando ormai siamo agli sgoccioli della legislatura, modifica le regole per la presentazione delle liste alle prossime elezioni politiche. Si tratta di un atto di assoluta gravità e di discutibilissima legittimità costituzionale. Sul piano del metodo, sul piano del merito e dal punto di vista del soggetto che lo adotta: il governo presieduto da Mario Monti.

E’ metodologicamente discutibile perché si tratta di un decreto legge che incide sul procedimento preparatorio del voto politico, dunque certamente in materia elettorale. Esso pertanto dovrebbe ricevere le stesse critiche e obiezioni che da più parti si sono levate rispetto all’ipotesi di intervenire in tale materia con decreto-legge, per giunta a distanza così ravvicinata dalle elezioni. Inutile ricordare a proposito le perentorie affermazioni del Consiglio d’Europa.

Il decreto è anche discutibile nel merito. Perché non si interviene con una norma generale, ma con una congerie di norme casistiche, chiaramente ritagliate ad uso e consumo di questo o quel raggruppamento interessato.

Discutibile, infine, per la sua provenienza dal Governo. E’ noto a tutti che il Presidente Monti sta considerando l’ipotesi di scendere in campo con una propria lista o rendendosi comunque disponibile ad essere sostenuto da una o più liste. Decidere le condizioni di presentazione delle liste, derogando alle regole precedenti, significa dunque che Monti sta legiferando in conflitto di interessi, stabilendosi egli stesso le regole per la presentazione di una propria lista o di liste a proprio sostegno. Trattandosi per giunta di un governo tecnico, nessuno si scandalizza?

Mi rivolgo rispettosamente al Presidente della Repubblica cui spetta l’emanazione dei decreti-legge e più in generale la vigilanza sul rispetto costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge per domandare quale legittimità possa riconoscersi a un decreto-legge approvato in queste condizioni”.

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