DDL PA: BRUNETTA, NON ELIMINA ADEMPIMENTI CHE APPESANTISCONO VITA CITTADINI-IMPRESE
Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:
“Nel ddl Madia si insiste nel modificare, per l’ennesima volta, istituti di semplificazione amministrativa come la conferenza di servizi, il silenzio assenso e la segnalazione certificata di inizio attività, che hanno funzionato poco e male (per il loro carattere generale che non si presta ad essere declinato in tutti i procedimenti amministrativi), invece di provvedere alla puntuale e specifica eliminazione di singoli adempimenti (autorizzazioni, certificati, nulla osta, comunicazioni), che appesantiscono la vita di cittadini e imprese.
Le misure in materia di trasparenza non aggiungono nulla, in termini di contenuti, agli obblighi di pubblicazione già sanciti dall’ordinamento e si limitano a dettare misure organizzative che appesantiscono l’operato delle amministrazioni, introducendo una sorta di ‘burocrazia della trasparenza e dell’anticorruzione’.
Le previsioni relative alla revisione dell’amministrazione dello Stato non appaiono idonee a produrre il dichiarato effetto di semplificarne l’organizzazione (mediante l’eliminazione di uffici e strutture), se non quello, limitati, di accorpare il Corpo Forestale dello Stato alla Polizia. Il riordino delle camere di commercio potrebbe produrre l’effetto di una riduzione dell’efficacia delle funzioni di servizio alle imprese e, in generale, al sistema produttivo.
La revisione dell’ordinamento della dirigenza pubblica serve solo ad accrescere la platea entro cui la politica può scegliere i dirigenti, equipara irragionevolmente i dirigenti di tutti i livelli di governo, non introduce alcun significativo elemento di meritocrazia nell’assegnazione degli incarichi e finisce per indebolire la dirigenza nei confronti della politica, con probabile violazione del principio costituzionale di indipendenza ed autonomia dell’amministrazione (sembra concepita solo per consentire la nomina di dirigenti comunali nei Ministeri e alla Presidenza del Consiglio).
La delega sulla riforma del lavoro pubblico (art.13) omette qualsiasi previsione che assicuri (in maniera cogente) un’effettiva selettività nell’attribuzione del salario accessorio, legata alla valutazione della performance individuale (come, invece, previsto nella riforma Brunetta)”.


