CRISI: BRUNETTA, EUROPA HA SBAGLIATO TUTTO, ORA STOP RIGORE CIECO
“L’Unione europea non decide nulla, ma in compenso sbaglia i conti. Negli anni dell’ultima crisi, l’Ue non solo ha rinviato le decisioni, ma ha costantemente sbagliato le previsioni, senza per questo cambiare politica economica. Ne è derivata una sistematica sopravvalutazione della crescita degli Stati e una sottovalutazione degli effetti negativi delle politiche di bilancio”. Così Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, in un editoriale su “Il Giornale”.
“L’Italia – sottolinea l’ex ministro – deve uscire, nei confronti della Commissione europea, dalla logica del ‘siamo sotto tutela’. Dall’inizio della crisi ogni stima della Commissione europea è stata accompagnata pressappoco dalla stessa analisi: ‘La situazione attuale è grave, ma lo sforzo di risanamento sta dando i suoi risultati e il quadro economico migliorerà nei mesi successivi’. In realtà, i dati a consuntivo mostrano come tali previsioni erano troppo ottimistiche”.
“Abbiamo provato – continua – a calcolare gli errori di previsione delle previsioni sul Pil dei Paesi europei. L’errore medio di previsione in termini di punti percentuali di Pil per il 2012, si attesta a circa -1%. Vuol dire che i risultati del Pil a consuntivo indicano una sovrastima, pari all’1%, del valore contenuto nelle previsioni dell’autunno 2011. Per il 2013 non esistono ancora dati a consuntivo. Tuttavia, è possibile calcolare la variazione previsionale dai documenti di autunno 2011 e da quelli di primavera 2013. Siamo di fronte a una sovrastima sistematica per tutti i Paesi, con una media dell’errore di previsione pari a -2%. Il caso più clamoroso è Cipro, il cui tasso di crescita del Pil è stato sovrastimato di 10,5 punti percentuali, mentre per l’Italia, l’errore è stato del 2%”.
“La seconda grave mancanza della Commissione è stata di non essersi rivelata in grado di redimere il contrasto sulla politica monetaria tra le banche centrali nazionali, in particolare la Bundesbank tedesca, e la Bce. Contrasti che hanno limitato l’impatto, positivo e risolutivo, sui mercati finanziari delle misure straordinarie adottate dalla Bce durante la crisi: dalle 2 aste, a dicembre 2011 e a febbraio 2012, di credito agevolato (all’1%) a breve termine alle banche dell’eurozona, fino al programma Omt”.
“Il giudizio pendente presso la Corte costituzionale tedesca circa la legittimità di tale programma, infatti, non solo ne limita l’efficacia, ma minaccia l’autonomia della Bce. Con tutte le conseguenze che ne derivano. L’importanza del ruolo svolto dalle banche centrali negli anni della crisi è stata evidente nell’ultima settimana, dato l’andamento delle Borse: le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, circa la possibilità di sospendere l’acquisto di titoli del Tesoro americano nel primo trimestre del 2014 ha sconvolto i mercati, causandone il crollo. Proviamo a immaginare cosa potrebbe accadere in Europa se, per impuntatura tedesca, le armi della nostra banca centrale venissero spuntate da una sentenza di un tribunale nazionale. Non aiutano, a tal proposito, le ultime dichiarazioni di Schauble: ‘L’acquisto di bond mette a rischio l’indipendenza della Bce’. Lo stesso ministro, che proprio in audizione a Karlsruhe l’11 giugno, difendendo davanti alla Corte costituzionale tedesca il programma Omt, affermava: ‘Sono sicuro che la Banca centrale europea agisce nel quadro del suo mandato’. È questa ambiguità che vogliamo? Forse l’Unione europea è morta, ma non lo sa”, conclude Brunetta.


