BRUNETTA SU IL GIORNALE: INTERVENIRE SUL DEBITO, SERVE UN FONDO “SALVA ITALIA”
“Il governo Monti nasce con lo specifico mandato di aumentare la credibilità dell’economia italiana sui mercati, promuovere l’azione dell’Italia in Europa per una politica economica a carattere comunitario, ridurre il debito pubblico con misure di carattere strutturale e lanciare una strategia di sviluppo e crescita per il Paese”. È quanto scrive il deputato del Pdl ed ex ministro Renato Brunetta su un editoriale pubblicato questa mattina da Il Giornale.
“A oggi il conseguimento di questi risultati – continua – appare lontano e l’operato del governo si è limitato alla correzione dei conti pubblici resa necessaria, ai fini del pareggio di bilancio, dal peggioramento della congiuntura economica. Nella particolare fase dell’economia in cui viviamo, risolvere il problema “deficit” può non essere sufficiente. Esiste, infatti, un problema “debito” che non può essere risolto solo accettando maggiori tassi di interesse”.
“Una vera politica di abbattimento strutturale del debito pubblico – sottolinea Brunetta – non è più rinviabile. Occorre cominciare a diminuire, nell’arco di 24-36 mesi, l’esposizione debitoria del Paese dal 120% al 90% del PIL. Un intervento di questo respiro non può che essere la risultante di più operazioni, ciascuna delle quali sia destinata a originare maggiore liquidità da investire – in via esclusiva – nel riacquisto del nostro debito, nonché partire da una seria alienazione dei beni dello Stato e di privatizzazioni mobiliari e immobiliari di beni in capo alla Pubblica amministrazione in tutte le sue emanazioni, magari da attuarsi tramite la costituzione di un Fondo ad hoc che consenta la partecipazione dei cittadini e quindi l’immediata spendibilità delle risorse, la cui raccolta necessita di un tempo utile ad impedire svendite o speculazioni”.
“Come è stato già ampiamente detto la costituzione di un Fondo chiuso d’investimento accelera al massimo le singole dismissioni, che devono essere accompagnate da una normativa rivolta a ottenere un rapido cambiamento della destinazione d’uso dei singoli immobili, con conseguente variazione del piano regolatore. Un vero e proprio Fondo salva Italia – conclude Brunetta – da affiancare al Fondo salva Stati europeo: chi fa da sé…con quel che ne consegue”.
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