BRUNETTA-ROMANI A BOLDRINI-GRASSO: SCONCERTO E CONDANNA PER DECISIONI SU UPB
“Siamo costretti, nostro malgrado, ad esprimere tutto lo sconcerto e la più ferma condanna per le decisioni assunte dalle SSLL nel giungere alla costituzione dell’Ufficio parlamentare del bilancio. Si è trattato di una scelta improvvida che configura la più brutale lottizzazione partitica e nega al nuovo Organismo autorevolezza ed indipendenza. Agendo nel modo indicato, si è trasformato una Authority in un organismo governativo, posto al servizio di una maggioranza parlamentare pro-tempore”. È quanto scrivono i capigruppo di Forza Italia di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani, in una lettera alla presidente della Camera, Laura Boldrini, e al presidente del Senato, Pietro Grasso.
“Quella scelta mortifica, innanzitutto, l’intenso lavoro svolto dalle Commissioni Bilancio della Camera e del Senato. Ci sono volute diverse sedute per giungere all’individuazione dei componenti la shortlist, da sottoporre, in un secondo momento, alle valutazioni delle SSLL. Si è trattato di uno sforzo teso alla ricerca di un comune denominatore, che superasse le logiche di schieramento, come del resto previsto dalla legge 243 del 2012, la quale, prefigurando appunto un voto a maggioranza dei due terzi dei componenti le due Commissioni, obbligava ad uno sforzo di convergenza, che le Commissioni hanno saputo onorare”.
“Contro questo lavoro, invece, le SSLL hanno deciso in uno spazio temporale brevissimo, senza consultazione alcuna, in un Parlamento ormai deserto a causa dell’imminente chiusura per il ponte del 1° maggio. In un orario tale da garantire il blackout informativo. Ancora più grave appare quella decisione in relazione alle norme sostanziali ch’erano state poste, non solo dalle leggi italiane ma degli stessi Trattati internazionali, a presidio dell’indipendenza di un Organismo che deve mostrare non solo autorevolezza, ma fairness nei confronti di tutti i suoi possibili interlocutori nazionali ed internazionali”.
“In quest’elemento di garanzia doveva esercitarsi l’alta funzione che la Costituzione italiana, così come interpretata dai Regolamenti parlamentari, attribuisce alle più alte cariche delle due Camere. Entrambi avrebbero dovuto correggere l’eventuale devianza, qualora si fosse manifestata, nei lavori istruttori; apportando semmai le necessarie modifiche alle decisioni assunte nel segno di un maggior garantismo. Si è invece verificato l’esatto contrario. Partigiani non si sono dimostrate le due Commissioni parlamentari, ma i Presidenti dei due rami del Parlamento”.
“Non sarà senza conseguenze. Nelle nuove condizioni, il presidio di indipendenza resta affidato alle mani dei due Servizi bilancio di Camera e Senato, che non potranno essere smantellati. Non solo ci opporremo ad ogni decisione in senso contrario, ma continueremo a difendere la loro indipendenza di giudizio contro attacchi ingiustificati, collocati al di fuori delle regole parlamentari, come avvenuto recentemente ad opera del Presidente del consiglio. Nei confronti del quale si sarebbe dovuta levare alta, come sempre è avvenuto in passato, la voce dei due Presidenti di Camera e Senato, in difesa dell’autonomia e del prestigio del Parlamento”.
“Ma forse è chiedere troppo vista la deriva istituzionale, cui le istituzioni rischiano di essere lasciate andare al di fuori di ogni bilanciamento democratico. Questi temi, tuttavia, non saranno abbandonati. Troppe volte la maggioranza del momento ha scommesso sulla sua eterna permanenza al potere. Salvo poi cadere nella più nera delusione. Sarà ancora una volta così. Nel frattempo, tuttavia, questo è il rammarico, le nostre Istituzioni avranno subìto un’ulteriore perdita di credibilità”, concludono Brunetta e Romani.


