BRUNETTA: DOPO MILLE GIORNI RENZI UN MUCCHIO DI POLVERE E UN PAESE DILANIATO
“Ci permettiamo di analizzare in modo schematico e per punti i passaggi e i provvedimenti chiave con i quali abbiamo avuto a che fare negli ultimi tre anni con Matteo Renzi a Palazzo Chigi”.
Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento pubblicato da “Il Giornale”.
“1. Riforma costituzionale bocciata (60 a 40) dal referendum del 4 dicembre 2016; 2. Italicum caduto con la bocciatura della riforma costituzionale e con la sentenza della Corte del 25 gennaio 2017; 3. Jobs Act: 20 miliardi buttati senza creare buona occupazione, con disoccupazione al 12% e disoccupazione giovanile 40,1%; 4. Bonus 80 euro: 10 miliardi all’anno spesi lasciando consumi e crescita al palo; 5. Buona Scuola: 3 miliardi e 120.000 assunzioni hanno creato solo caos tra docenti, studenti e famiglie; 6. PA: riforma affossata dal Consiglio di Stato, con parallela resa al sindacato; 7. Banche: dopo il fallimento di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, 150.000 truffati e 4 decreti, per salvare MPS e mettere in sicurezza il sistema sono serviti 20 miliardi; 8. Immigrazione: l’invasione che stiamo subendo (181.436 migranti sbarcati nel 2016) è soprattutto segno che Renzi in Europa non ha contato nulla; 9. Più tasse, più debito, più deficit e nessuna spending review: la pressione fiscale è aumentata di un punto di Pil, dal 41,6% al 42,6% e continuerà ad aumentare con la manovra correttiva. Il debito è aumentato di 121,8 miliardi, il deficit per il 2016 doveva attestarsi all’1,5% e invece ha chiuso al 2,4%, la spesa pubblica aumenta di 20,5 miliardi fino al 2019 (pari al 2,4% in più in 5 anni); 10. Terremoto: nonostante 3 decreti, popolazioni abbandonate, confusione di ruoli, Protezione Civile smantellata.
Cosa resta agli italiani dopo i mille giorni di Renzi? Un mucchio di polvere in mano, un Paese dilaniato, una manovra correttiva da 3,4 miliardi (0,2% del Pil) da fare in fretta per evitare una procedura d’infrazione da parte dell’Ue, una manovra da 30-40 miliardi da fare a fine 2017 per limitare i danni sui conti pubblici della politica economica disastrosa di Renzi-Padoan.
L’unica riforma degna di questo nome era quella sulla cosiddetta concorrenza. Che fine ha fatto? È insabbiata al Senato, bloccata da veti e controveti all’interno della maggioranza”.


