BCE: BRUNETTA, BENE DRAGHI, FINALMENTE SVELATO IL GRANDE IMBROGLIO DELLO SPREAD
Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl:
“A Roma direbbero ‘Quando ce vò ce vò’. Bene le dichiarazioni del presidente della Bce, Mario Draghi, in conferenza stampa a Francoforte, sui rendimenti dei Bund e sul sistema bancario tedesco. Finalmente comincia a svelarsi il grande imbroglio dello spread.
Come abbiamo avuto modo di dire più volte, rendimento dei Bund e sistema bancario tedesco sono legati a doppio filo. E proprio dalle banche tedesche è cominciata la partita della crisi dell’eurozona.
Se andiamo ad analizzare cronologicamente l’inizio della bufera finanziaria, infatti, vediamo come, per quanto riguarda il nostro paese, la corsa a rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato (n.b.: i rendimenti, che si formano sul mercato primario delle aste e determinano il servizio del debito, quindi il costo per la finanza pubblica, e non gli spread, che si formano sul mercato secondario e riguardano transazioni tra privati) sia cominciata a giugno 2011, ma in realtà la tempesta perfetta si stava preparando già qualche mese prima.
Tra febbraio e maggio 2011, c’è stata calma piatta sui mercati, che hanno visto i rendimenti dei titoli decennali tedeschi stabili attorno al 3,28%, livello massimo di quegli anni, e i rendimenti dei BTP italiani ugualmente stabili, tra il 4,73% e il 4,84%, con 150 punti base circa di differenza (spread).
Calma piatta, dunque, con una sola avvertenza: i rendimenti dei titoli del debito pubblico della Germania erano su una curva ascendente. E alto rendimento dei Bund significava deprezzamento del loro valore e conseguente necessità di ricapitalizzazione per gli istituti di credito tedeschi.
L’aumento dei rendimenti dei titoli pubblici, insieme con il dubbio valore dei titoli tossici e delle perdite sui titoli greci nei portafogli delle banche tedesche, da una parte, e le regole stringenti di Eba e Basilea 3, dall’altra, hanno generato una situazione di forte tensione nel sistema finanziario privato tedesco, che, con l’appoggio implicito del proprio governo, ha reagito trasferendo la propria crisi potenziale sui paesi più deboli dell’eurozona. Vendendo e dando indicazioni generalizzate di vendita dei titoli del debito sovrano, prevalentemente greci e italiani, sul mercato secondario, al fine di aumentarne i rendimenti sul mercato primario.
Il Bund tedesco è diventato così ‘bene rifugio’: la domanda di titoli è aumentata, i prezzi sono cresciuti e i rendimenti, inversamente proporzionali ai prezzi, sono diminuiti. Proprio quei rendimenti che il presidente Draghi oggi definisce “artificialmente bassi”. Ecco svelato finalmente il trucco”.


