RIFORME: BRUNETTA, NEL 2006 ROGNONI (CSM) IN PIAZZA PER ‘SALVARE’ LA COSTITUZIONE

“In questi giorni le pagine dei quotidiani sono piene di articoli, approfondimenti, editoriali, opinioni, sulle esternazioni di alcuni membri del Csm in merito al referendum confermativo del prossimo ottobre sulla riforme della Costituzione portata avanti dal governo Renzi”.

Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

“Il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, dopo il caso Morosini, ha detto in tv: ‘C’è un divieto a partecipare a campagne politiche per i magistrati. C’è invece un diritto a esprimere opinioni. Questo referendum si è caricato di significato politico, ci sono ragioni per avere più cautela’.

Beh, che dire. Bene, bravo, bis? Per nulla, anche e soprattutto perché la stessa ‘cautela’ del Consiglio superiore della magistratura non la ricordiamo in occasione dell’ultimo referendum costituzionale, a giugno del 2006, sulla riforma Berlusconi.

Anzi, ricordiamo l’allora vice presidente del Csm, Virginio Rognoni, in piazza il 25 aprile 2006 per ‘salvare la Costituzione’ a braccetto con Guglielmo Epifani (leader Cgil), Tino Casali (presidente Anpi), Gerardo D’Ambrosio, Dario Fo, Franca Rame, Ilda Boccassini, Nicoletta Gandus, Oscar Magi.

Con Casati che diceva (attorniato da striscioni e cartelli con scritte come ‘Salviamo la Costituzione’ o ‘Adesso liberiamo la Costituzione’):’ Siamo qui per difendere i principi antifascisti e per salvaguardare la nostra Costituzione in un momento di passaggio importante per il nostro Paese’ sottolineando ‘un secco no alla devolution’.

‘La Costituzione è il patto di cittadinanza che racchiude in sé l’unità nazionale e il passato e il futuro del Paese’, affermava Virginio Rognoni. ‘In questa Costituzione pur scritta dai vincitori, non c’è nessuna arroganza, ma il richiamo alla concordia e all’unità nazionale. L’arroganza la vediamo altrove, nei gesti disordinati e nelle regole mal sopportate e a volte calpestate’ sottolineando che, nelle parole da lui pronunciate sulla Costituzione ‘sta la risposta alle domande degli elettori in vista dell’imminente referendum confermativo della riforma costituzionale’. ‘Il 25 aprile è una data, ma una data da tenere stretta perché è lì che il passato e il futuro del Paese si legano nel patto costituzionale’ che consente anche ‘le battaglie politiche’.

I primi di giugno 2006, a meno di venti giorni dal voto – mentre il procuratore di Bologna, Enrico Di Nicola, era membro attivo del Comitato per il ‘no’ al referendum costituzionale – il giudice Armando Spataro diceva: ‘Nelle ragioni del no vi è una continuità con la battaglia fatta dall’Anm contro la riforma dell’ordinamento giudiziario. Perché come in quel caso, anche in questo vi è la non accettazione delle funzioni e delle competenze degli organismi di controllo. Con questa riforma la Camera diventerebbe ostaggio del primo ministro’.

Insomma, come sempre, due pesi e due misure…”, conclude Brunetta.

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