CONTI PUBBLICI: BRUNETTA, SPESE CORRENTI AUMENTANO DI 23MLD, IL BUCO E’ ENORME…

Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:

“Come sta andando realmente la finanza pubblica italiana? E’ in grado di supportare le improbabili e tardive promesse del premier di sgravi fiscali a raffica? Tardive per la cultura di quel partito di cui Renzi è segretario. Tardive. Se la conversione lungo la via di Damasco, contro la retorica delle ‘tasse sono bellissime’, fosse avvenuta in tempo utile, oggi la situazione italiana sarebbe diversa.

Ed invece dopo tanta opposizione contro quello che era ritenuto essere il verbo berlusconiano rischiamo di chiudere le stalle quanto i buoi sono ormai fuggiti. Non avendo le risorse necessarie per tradurre in realtà le tante promesse avanzate negli ultimi mesi: taglio delle tasse sulla prima casa, riduzione dell’Irpef e delle imposte che gravano sulle società.

Da dove nasce questa preoccupazione? Dall’esame del bilancio di assestamento, appena discusso in Senato. Cosa dice? Che le spese correnti al netto di quelle per interessi sono notevolmente aumentate. Per l’esattezza si tratta di quasi 13 miliardi nel primo caso. E di quasi il doppio, come tiraggio di cassa. Vale a dire il morto che mangia il vivo. Ossia gli impegni assunti negli esercizi passati si riflettono sull’attuale quadro contabile peggiorandolo notevolmente.

Se, infatti, il deficit, in termini di competenza, migliora leggermente, per poco più di 1 miliardo, l’esborso effettivo di cassa – quindi maggiore emissione di titoli che vanno ad aumentare il debito pubblico – cresce di ben 23 miliardi. Ma quel che più conta è come si coprano le maggiori spese. Si utilizza innanzitutto l’ipotetico risparmio nelle spese per interessi. Ipotetico. Nessuno è in grado di prevedere, oggi, quale sarà il consuntivo di fine anno.

C’è poi il ‘solito’ aumento del entrate fiscali. Altra incognita. Vedremo con i successivi versamenti nel corso dell’autunno se i target previsti saranno conseguiti. Aggiungiamo l’ultima ‘chicca’. Le alienazioni dei gioielli di famiglia – la vendita dei beni dello Stato – dovevano servire per ridurre il debito pubblico. Quei 3,5 miliardi scarsi vanno invece ad alimentare la spesa. Quella in conto capitale? Nemmeno per nulla. Servono a coprire la spesa corrente. Visto che gli investimenti aumentano di una miseria: appena 233 milioni. Cresce invece di oltre 10 miliardi l’esborso in termini di cassa. Ma essa riguarda gli investimenti realizzati negli anni passati, le cui relative fatture sono giunte a scadenza.

Insomma: un disastro. Con la politica del ‘tassa e spendi’ che ha ripreso vigore. E massima incertezza per l’immediato futuro. Dato che i presunti maggiori introiti che dovrebbe fornire la spending review – i 10 miliardi ipotizzati – li abbiamo bruciati in anticipo”.

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