BRUNETTA: IL ’68? UN IMBROGLIO, ‘CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NIENTE’

La sua carriera studentesca era corsa insieme al `68. “Stavo esattamente dall`altra parte. Quel movimento fu soltanto il tentativo di un grande imbroglio. Con la teoria del 30 politico, tutti si sarebbero laureati allo stesso modo. ‘Cambiare tutto per non cambiare niente’: così i figli di papà, ricchi e viziati, avrebbero fregato me e quelli come me, il figlio di un venditore ambulante, che invece puntava sul merito per avere successo. Non a caso, erano i sessantottini ricchi a cacciarmi fisicamente dalle assemblee studentesche”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Panorama”.

Fuori i nomi, allora. “Non vale la pena citarli, sono finiti o nell`oblio o a dirigere giornali e case editrici. Insomma, dalla parte del potere. A governarli, però, era Toni Negri”. Il “cattivo maestro” delle Brigate rosse. “Appunto. Bombe, attentati, omicidi: mi sa che avevo ragione io, l`anticomunista”.

Lei era socialista. “Io sono socialista”. Però è finito a destra. “Non si può essere anticomunisti alleandosi con i comunisti”. Tuttavia, lei insegnò anche alla scuola della Cgil di Ariccia, alle porte di Roma. “Sì, ero anche un iscritto. Anni dopo, per cancellarmi, ho impiegato tanto tempo; sa che è difficilissimo uscire dalla Cgil?”.

Resta il fatto che l`anticomunista incontrava i comunisti del sindacato. “E allora? Ho sempre parlato, lavorato e insegnato da socialista. Così, per quasi 20 anni, ho diretto la fondazione Giacomo Brodolini, voluta da Gino Giugni”, sottolinea Brunetta.

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