PA: BRUNETTA A RENZI, PIN INUTILE, SOLUZIONE E’ USARE LA STESSA PIATTAFORMA
Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:
“Sull’annunciata riforma della Pa ancora una volta non avremo un testo ma, se va bene e se saranno confermate le anticipazioni della stampa, una diapositiva e 5 slogan: semplificazione delle procedure, mobilità in entrata e in uscita, variabilità dei compensi in base al merito, open data e digitalizzazione, riunificazione delle scuole di formazione.
La parte più importante è quella che riguarda la digitalizzazione dei servizi della Pa. Su questo fronte Renzi rischia di provocare una tale confusione che serviranno diversi anni per ritrovare un ragionevole orientamento. A giudicare dai primi passi il presidente del Consiglio sembra preda di qualche interessato consigliere più che cacciatore di novità e innovazione.
Secondo le anticipazioni di stampa le sue parole chiave saranno: open data e PIN. Open data è tutto e niente. Resta allora il PIN, il numero di identificazione personale attraverso il quale accedere ai servizi on-line delle Pa. La domanda di fondo è: un PIN per fare che?
Abbiamo già la Pec, la firma digitale, la tessera sanitaria elettronica, il documento unificato digitale, il passaporto elettronico, la carta nazionale dei servizi, la social card, la carta elettronica dello studente. Gli strumenti per l’accesso in rete ci sono, oggi bisogna lavorare sui servizi.
Se Renzi pensa che il problema sia un PIN per non fare le code forse qualcuno dovrebbe spiegargli che è rimasto indietro di cinque anni. La strada è la stessa della piattaforma per la certificazione dei debiti della pubblica amministrazione, della banca dati centrale con tutte le fatture elettroniche, dell’archivio unico del fascicolo sanitario, dell’anagrafe unica della popolazione, del sistema pubblico dell’identità digitale: portare tutto al centro per irradiare servizi.
Seguire questa strada significa abbandonare il sistema pubblico di connettività, passare da un metodo di lavoro che tende a incentivare lo scambio di informazioni tra amministrazioni a un modello di proprietà unica e centrale dei dati.
Se anche Matteo Renzi metterà sopra il tavolo i diversi miliardi di euro necessari a realizzare questo ritorno al centro, e nel caso ci dovrà dire da dove li prende, è comunque molto probabile che la cosa non riuscirà a funzionare”.


