GOVERNO: BRUNETTA, CHIEDE AD ITALIANI ATTO DI FEDE, MA RENZI NON E’ PAPA FRANCESCO

Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:

“Il governo ci dice che la spending review sarà di 4,5 miliardi. Bene. Come si spalmerà sul complesso della spesa pubblica? Per favore fateci capire. Le Banche saranno più penalizzate, rispetto alle decisioni assunte dal duo Letta-Saccomanni, dopo una lunga trattativa che aveva investito la stessa Bce. E con l’Unione europea che si è già espressa in senso contrario. Renzi parla di un gettito di 2,2 miliardi, sommando la sovrattassa sulle plusvalenze ad un maggior gettito dell’Iva, che deriverebbe – a quanto è dato capire – dai maggiori pagamenti della PA. E’ possibile avere qualche particolare?

La nostra non è una curiosità malsana. Ricordiamo quel che è avvenuto nel 2013 e certificato dall’Istat solo qualche giorno fa. I pagamenti della PA avrebbero dovuto portare il deficit di bilancio al 3 per cento. Abbiamo, invece, chiuso l’anno con il 2,8 per cento. Evidentemente abbiamo rimborsato meno debiti del previsto e quindi risparmiato 3 miliardi.

Allo stesso tempo, però, abbiamo incassato meno Iva, tant’è che le entrate si sono dimostrate molto al di sotto delle attese. Chi ci assicura che non si ripeterà la stessa cosa quest’anno? Ogni giudizio non solo è sospeso, come in genere avviene in questi casi, diventa addirittura impossibile per la mancanza del dato del contendere: vale a dire le ipotesi di base su cui tentare una ben che minima simulazione. Vale a dire l’indicazione dell’importo dei debiti che si presume debbano essere pagati.

La specifica contabile della manovra è quindi rinviata al 18 aprile, quando verrà steso il decreto legge che consente gli sgravi. Nel frattempo, tuttavia, il Parlamento deve discutere di un documento vuoto come il Def, in cui manca tutta la parte programmatica. Che discussione sarà? Prendiamo le ipotesi di crescita, che il Governo colloca allo 0,8 per cento, contro il parere di tutti gli Organismi internazionali.

E’ evidente che in questo dato si incorporano gli effetti degli sgravi fiscali. Altrimenti l’asticella non potrebbe essere fissata nello 0,6 per cento. Ma se non si conoscono le coperture ed i loro conseguenti effetti sull’andamento del quadro macroeconomico, che valutazioni potrà dare il Parlamento? La verità è che, come al solito, si chiede agli italiani un atto di fede. Ma Matteo Renzi non è ancora Papa Francesco”.

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