GOVERNO: BRUNETTA, ALLO STATO ATTUALE LETTA NON PUO’ CHIEDERE FIDUCIA
Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl:
“Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha detto che domani andrà alle Camere a chiedere la fiducia. Ma costituzionalmente parlando ha ragione oppure no? Su quale governo chiede la fiducia? Su quello ‘amputato’ dalle dimissioni di 5 ministri? O su un governo ‘rimpastato’ da nuove nomine?
È bene spiegare come stanno le cose.
La Costituzione, all’articolo 92, prevede una determinata composizione del governo (presidente del Consiglio e ministri che insieme formano il Consiglio dei ministri). Il governo nell’attuale composizione ha ottenuto la fiducia delle Camere e tale fiducia è presunta esistente fino ad un espresso voto di sfiducia. Il governo può, ovviamente spontaneamente dimettersi e può anche compiere una verifica della fiducia attraverso specifiche votazioni fiduciarie.
La delicatezza dell’attuale situazione consiste nel fatto che il governo si trova ad avere 5 ministri dimissionari, alcuni dei quali costituiscono organi necessari del governo stesso in quanto titolari di dicasteri con portafoglio. Non può pertanto dirsi che il governo (che è organo ‘perfetto’, cioè non può tollerare vacanze per continuare ad essere pienamente in carica) sia perfettamente in grado di funzionare secondo un criterio di normalità. È vero che le dimissioni non sono state ancora accettate, ma il fatto che siano state presentate ha certamente una rilevanza giuridica (oltre che politica).
Dunque la prima questione che il governo e il presidente della Repubblica debbono affrontare è quella della sorte del governo stesso che abbia dei ministri dimissionari. La situazione può essere risolta in vari modi: a) con il ritiro delle dimissioni; b) col rigetto delle dimissioni (che potrebbero poi essere confermate dal proponente); c) con l’accoglimento delle dimissioni e la nomina dei nuovi ministri; d) con l’accoglimento e il conferimento dell’incarico di ministro ad interim (per i ministri con portafoglio); e) con la presentazione delle dimissioni dell’intero governo.
Rispetto alla prospettiva di svolgere comunicazioni alle Camere da parte del presidente del Consiglio, questa non può essere certamente negata. Più problematico è che il governo chieda una conferma della fiducia senza chiarire preliminarmente al Parlamento su quale soluzione in ordine alla propria compagine ciò debba avvenire.
Astrattamente potrebbe anche aspettare di risolvere il dubbio alla luce del dibattito parlamentare. Ma ciò che è certo è che non può chiedere un voto di fiducia prima di aver sciolto il nodo delle dimissioni. Forzare un voto di fiducia, senza aver chiarito le proprie intenzioni in ordine alla consistenza strutturale dell’esecutivo, sarebbe uno stravolgimento della ratio della votazione. Che è quella di consolidare il rapporto tra uno specifico governo (fatto da persone fisiche individuate) e uno specifico Parlamento, chiarendo inoltre agli elettori (non a caso si vota per appello nominale) l’esatta natura dei rapporti politici tra i due organi.
Può dunque Letta, allo stato attuale, chiedere la fiducia? Sembrerebbe proprio di no. Prima deve risolvere il rebus delle dimissioni dei suoi ministri, e solo dopo può chiedere alle Camere di esprimersi favorevolmente o meno rispetto al suo governo. L’alternativa è dimettersi”.


