DEBITI PA: BRUNETTA, ITALIA GIA’ IN RITARDO, STATO NON HA PIU’ ALIBI, PAGARE IMPRESE
“Con l’accelerazione dei pagamenti delle Pubbliche amministrazioni verso le imprese vincono tutti. Vincono le aziende, vince l’economia italiana, vince lo Stato, perché si ripristina il rapporto di fiducia tra governo e cittadino”. Così Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato da “Il Giornale”.
“L’Europa – sottolinea l’ex ministro – ci ha già detto di sì, e ci dice di far presto. Non serve alcun passaggio parlamentare, perché il decreto è già stato approvato e adesso è in fase di attuazione. I soldi ci sono. E gli effetti benefici, facilmente intuibili, sono sotto gli occhi di tutti”.
“Ma perché allora il ministro dell’Economia, Saccomanni, non persegue questa strada, che risolverebbe non solo i guai del Paese, ma anche i guai del governo, come il finanziamento dell’eliminazione dell’Imu sulla prima casa e del blocco dell’aumento dell’Iva? Forse perché non riesce a far funzionare la sua burocrazia e le burocrazie di Regioni, Province e Comuni. Rispetto ai tempi del decreto siamo già in ritardo, e la situazione potrebbe anche peggiorare. Lo strumento per salvare l’Italia c’è, ma la cattiva burocrazia e la cattiva politica lo impediscono. A questo punto serve un’operazione verità: stabilire una volta per tutte le cose da fare per portare il Paese fuori dalla crisi e denunciare chi si mette di traverso. Deve essere il presidente del Consiglio, Enrico Letta, a prendere in mano l’intera strategia”.
“Il rimborso dei debiti consiste in 20 miliardi di euro per spese di parte corrente più 10 miliardi di spese in conto capitale nel 2013 e in 20 miliardi nel 2014, per un totale di 50 miliardi. Nei nostri conti pubblici, i 40 miliardi relativi alle spese di parte corrente (forniture di beni e servizi) sono già computati nel deficit, mentre non sono compresi i 10 miliardi di spese in conto capitale (investimenti). Questo comporterà un aumento del deficit, nel 2013, dello 0,5% (da -2,4% a -2,9%), già concordato, come abbiamo visto, con l’Ue”.
“Entro il 30 giugno le Pubbliche amministrazioni avevano l’obbligo di comunicare ai creditori l’importo e la data entro la quale provvederanno ai pagamenti. Ed entro il 5 luglio le stesse Pa dovevano pubblicare sul proprio sito l’elenco dei debiti per i quali è stata effettuata la comunicazione entro il 30 giugno. A che punto siamo? Leggendo i dati diffusi dal Mef, emerge che gli uffici sono in ritardo e le risorse insufficienti, in gran parte per la complessità delle procedure, che rallenta la corretta ed efficace implementazione del decreto”.
“E questo è ancora più colpevole, da parte del Ministero, perché le criticità del decreto sono state sempre temute, dette, evidenziate dalle forze parlamentari in questi mesi, mentre il Mef, schiavo delle burocrazie interne, non ha mosso di un millimetro la propria posizione. Per questo ha ragione il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: ‘Per crescere sfrondare lo Stato’. La necessità di farlo risulta evidente proprio dall’andamento del saldo dei debiti delle Pa. Come la macchina statale italiana: burocratica, pesante, costantemente in ritardo. L’occasione per farla ripartire oggi ce l’abbiamo: accelerare i pagamenti è una decisione che, se presa con forza direttamente dal presidente del Consiglio e comunicata con chiarezza a cittadini e imprese, è in grado di cambiare segno all’andamento dell’economia italiana, da troppo tempo negativo. Non possiamo sprecarla”, conclude Brunetta.


