IMU: BRUNETTA, VERRA’ CANCELLATA, NON CI SONO ALTERNATIVE
“Mi sembra un buon metodo. Prima l’istruttoria tecnica, poi il consenso politico in Consiglio dei ministri. Infine una riunione con i capogruppo di Camera e Senato della maggioranza per chiudere il cerchio. Quindi, visto che non sorgeranno difficoltà, il via libera alla cancellazione dell’Imu”. Così Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Messaggero”.
“Il governo – sottolinea – si sta chiarendo le idee, ha valutato le varie opzioni. Nelle prossime ore si confronterà con i capogruppo dei partiti che lo sostengono. Poi, mi creda, arriverà il decreto. Su questo non c`è dubbio. Il governo si sta comportando bene: Letta, Franceschini e Alfano vanno d’accordo. E così, credo, si sviluppa una vera cultura di coalizione”.
“Pd di traverso sull’Imu? No. L’Imu verrà cancellata. Letta e Franceschini hanno dato assicurazioni formali. La strada è obbligata, non ci sono alternative. Saccomanni? Il ministro dell’Economia, dall’alto della sua competenza, ha l’obbligo di trovare la quadratura. E lo farà. Noi, naturalmente, siamo pronti a dargli dei modesti suggerimenti. Di certo quella tassa non deve esistere più. Ha già depresso fin troppo l’economia”.
“Se ci fosse lo stop del provvedimento sull’Imu? Beh allora, ma questo è noto, non ci sarebbe più nessuna ragione per sostenere l’esecutivo. Però il clima, sottolineo, mi sembra positivo. E non sono ironico nel dirlo”.
“Dopo l’Imu via anche l’Iva? Certo. Penso poi alle risorse che verranno trovate per la cig in deroga e per l’occupazione giovanile. E ancora: semplificazione, riforma fiscale, taglio dei costi della politica. Un pacchetto da varare entro l’estate. È un pacchetto di misure per la crescita, per uscire dal tunnel, per creare lavoro. O si fa crescita vera o non si va da nessuna parte. Senza crescita, ripeto, non si possono rispettare gli impegni di bilancio. Il sentiero è tracciato”.
“Quanto vale questo pacchetto? Vale la crescita cioè la ripresa dell’economia. Forse 10 o 15 miliardi, forse anche di più. Un’inezia se si pensa che la spesa pubblica è a quota 800 miliardi”, conclude Brunetta.


