CRISI: BRUNETTA, COLPE MA ANCHE MERITI CHE NON CONSENTIREMO ESSERE SOTTOVALUTATI

“L’Italia è giunta all’appuntamento con la crisi con la speculazione che ha colpito i debiti sovrani, portando con sé un debito pubblico troppo alto e una spesa pubblica largamente corrente, quindi improduttiva. Questa è la nostra colpa. Ma abbiamo anche dei meriti, che non consentiremo siano sottovalutati. In particolare, dal 2008 a oggi: siamo saliti dal 10° al 5° posto nella classifica per il miglior rapporto deficit/PIL; siamo già entro i limiti posti dai parametri di Maastricht; siamo saliti dal 7° al 1° posto per il miglior avanzo primario”. Lo ha detto Renato Brunetta, coordinatore dei dipartimenti del Pdl, intervenendo oggi in Aula alla Camera.

“A questi meriti – ha proseguito – dobbiamo aggiungere la forza del nostro sistema produttivo e la saggezza delle nostre famiglie, talché il rapporto fra debito aggregato e patrimonio aggregato ci rende fra i paesi più solidi. Quel che non possiamo accettare è che le deficienze strutturali dell’euro, vale a dire l’avere messo sotto una sola moneta debiti pubblici diversi, venduti a tassi d’interesse diversi, possano essere messe sul conto di chi è finito nel mirino della speculazione. Non solo non è questo lo spirito con cui è nata l’Unione europea, ma non è neanche lo spirito con cui, in casi che si sono verificati in passato, noi affrontammo le difficoltà di altri Stati”.

“Non è una resa dei conti quello di cui abbiamo bisogno – ha sottolineato l’ex ministro -. Occorre eliminare il rancore e guardare avanti, rilanciare lo spirito europeista che fu alla base della costruzione comunitaria dopo la seconda Guerra mondiale. Con la necessità di correggere gli errori già conosciuti fin dai tempi di Maastricht, introducendo quei meccanismi redistributivi che il Trattato non aveva considerato. Per queste ragione e per ovviare a queste deficienze si deve lavorare ai 4 pilastri individuati dai presidenti del Consiglio europeo, della Commissione europea, dell’Eurogruppo e della Banca Centrale Europea”.

“Una volta edificati questi pilastri – ha aggiunto l’economista – avremo assolto al nostro compito storico: dare vita a una vera Europa federata, sogno di una generazione che ci portò fuori dalla guerra e promessa alle generazioni che oggi si affacciano agli studi e al lavoro”.

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