LEGGE DI STABILITA’: BRUNETTA, DUE FONDI PER RIDURRE PRESSIONE FISCALE SU FAMIGLIE E IRAP

Di seguito inviamo il resoconto dell’intervento tenuto lunedì 29 ottobre in commissione Bilancio della Camera, dal relatore della Legge di stabilità, onorevole Renato Brunetta.

“Renato Brunetta (Pdl), relatore, fa presente di aver messo a disposizione della Commissione una nota riassuntiva, predisposta con l’ausilio degli uffici, che reca una sintesi delle posizioni espresse dai soggetti auditi nel corso dell’indagine conoscitiva preliminare sui documenti di bilancio relativi al triennio 2013-20150.

Intende in primo luogo rilevare il differente atteggiamento mostrato dal Governo nei confronti di recenti dichiarazioni di Pierluigi Bersani e di Silvio Berlusconi. Ricorda infatti come, la scorsa settimana, quando il segretario del partito democratico ha dichiarato che non avrebbe votato la legge di stabilità se la stessa non fosse stata modificata in modo significativo, nessuno ha osservato che così affondava l’Italia o che stava tradendo la parola dato e il Governo si è limitato a manifestare la propria disponibilità al confronto. Osserva invece che quando, nei giorni scorsi, Silvio Berlusconi ha avanzato forti critiche alla legge di stabilità e ha dichiarato che avrebbe anche potuto togliere la fiducia al Governo, nessuna manifestazione di apertura è venuta da Governo. Rileva al riguardo come, quando a taluni viene consentito ciò che ad altri è negato, venga meno l’affidabilità delle dichiarazioni istituzionali.

Ricorda inoltre come il presidente di Confindustria abbia di recente osservato che numerose aziende stanno soffrendo e forse morendo di fisco, rilevando come occorra offrire una sponda alle imprese e riequilibrare interessi e bisogni al fine di assicurare la stabilità. Illustra quindi sinteticamente i risultati del Governo Monti, osservando come l’Italia sia in recessione e, secondo i dati ISTAT, mentre il PIL cresceva un anno fa dell’1 per cento oggi decresce del 2,6 per cento. Inoltre, secondo la Banca d’Italia, con il Governo Monti la pressione fiscale è aumentata di quasi 2,5 per cento, mentre Eurostat attesta che il debito pubblico ha raggiunto il 126,1 per cento del Pil mentre un anno era al 121,7 per cento. Osserva quindi come in un anno, secondo l’ISTAT, la disoccupazione è aumentata dall’8,4 per cento al 10,7 per cento, l’inflazione dal 3 per cento al 3,2 per cento e la produzione industriale che prima cresceva del 4,8 per cento, adesso si riduce del 5,2 per cento. Passando ad esaminare le conseguenze derivanti dall’introduzione dell’IMU, ricorda che, secondo l’Osservatorio Censis- Abi, la nuova imposta ha comportato una contrazione media del 20 per cento del valore del patrimonio immobiliare e, a giudizio dell’Istat, ha causato una riduzione della produzione nel settore delle costruzioni dell’8,9 per cento, mentre secondo i dati dell’Agenzia del territorio ha determinato un crollo delle compravendite di immobili del 24,9 per cento. Osserva poi come l’IMU abbia ulteriormente aumentato tato la tassazione sugli immobili, già ai massimi livelli nelle classifiche dei Paesi OCSE.

Rileva quindi come la riforma delle pensioni abbia creato il problema degli esodati e stia producendo più costi che benefici, mentre la riforma del mercato del lavoro ha fatto impennare al 34,5 per cento la disoccupazione giovanile, a causa del mancato rinnovo dei contratti a termine. Osserva altresì come lo spread continui a comportarsi in maniera erratica e il rendimento medio dei Bond decennali sia risultato più elevato di un punto percentuale nei dieci mesi del Governo Monti rispetto ai dieci mesi precedenti del Governo Berlusconi. Rileva poi che, se si circoscrive il confronto agli ultimi sei mesi, nonostante le traversie del Governo Berlusconi, il rendimento dei titoli di Stato decennali risulta comunque più alto dello 0,5 per cento con il Governo Monti. Osserva come, da ultimo, la legge di stabilità per il 2013 rischi di far aumentare ulteriormente l’inflazione dello 0,8 per cento con l’incremento delle aliquote IVA, rompa il patto con i cittadini contribuenti prevedendo la retroattività dei nuovi limiti a deduzioni e detrazioni, rischi di aumentare ulteriormente la pressione fiscale. Segnala inoltre come l’introduzione della Tobin-tax possa determinare una sensibile riduzione delle transazioni, a fronte di un gettito ufficialmente stimato in poco più di un miliardo e rischi di penalizzare il ricorso al capitale di rischio rispetto all’indebitamento, laddove il rafforzamento patrimoniale delle imprese è uno degli obiettivi prioritari per lo sviluppo della competitività.

Dopo aver rilevato come i dati da lui richiamati evidenziano come l’Italia sia immersa in una profonda crisi e preda della recessione senza prospettive di crescita, dichiara di aver riflettuto insieme al correlatore, l’on. Baretta, sui modi per cambiare in profondità la legge di stabilità per il 2013 con il consenso delle forse di maggioranza. Al riguardo, ritiene in primo luogo che non vada presa in considerazione l’aumento delle aliquote IVA al fine di evitare un aumento dell’inflazione e debba inoltre essere esclusa la retroattività del nuovo regime delle deduzioni e delle detrazioni in violazione dello Statuto del contribuente. Rileva inoltre come la Tobin-tax rischi di diventare un boomerang e vada anch’essa rivista. Dichiara quindi che la sua parte politica considera necessaria una profonda revisione della legge di stabilità e un’inversione di rotta della politica economica in modo da consentire di perseguire congiuntamente la crescita e il consolidamento fiscale. A tal fine considera necessario promuovere la riduzione della pressione fiscale e attaccare con decisione il debito pubblico. Ritiene, peraltro, che la riduzione dell’IRPEF vada realizzata concentrandosi sul cuneo fiscale, come del resto richiesto dal mondo del lavoro nel suo complesso. In particolare, osserva come la riduzione della tassazione sul lavoro dipendente dovrebbe essere finalizzata ad accrescere la produttività.

La sua parte politica ritiene inoltre necessaria la costituzione di due fondi, il primo volto a ridurre la pressione fiscale sulle famiglie e l’altro, alimentato attraverso l’eliminazione delle cattive agevolazioni in favore delle imprese, a consentire una parallela riduzione dell’IRAP. In tal modo si potrà dare un segnale forte in favore delle crescita e della produttività, alleggerendo la pressione fiscale nei confronti delle famiglie e delle imprese. Ritiene, infine, che dal disegno di legge di stabilità andranno espunte tutte quelle disposizione che mettono inutilmente le dita negli occhi alle famiglie e alle imprese”.

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