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	<title>Renato Brunetta - Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione &#187; sud</title>
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		<title>&#8220;Sud, un sogno possibile&#8221;, l&#8217;ultimo libro di Renato Brunetta</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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Martedì prossimo, 19 gennaio 2010, verrà presentato il libro “Sud, un sogno possibile”, (Donzelli Editore &#8211; Roma) scritto da Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, e pubblicato in autunno. All&#8217;appuntamento, che si terrà alle ore 18, presso il Tempio di Adriano (piazza di Pietra a Roma) parteciperanno, oltre all&#8217;autore, anche Ivanhoe Lo Bello, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4642" title="Layout 1" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/Copertina-SUD-con-fascetta31.jpg" alt="Layout 1" width="450" height="242" /></p>
<p>Martedì prossimo, <strong>19 gennaio 2010</strong>, verrà presentato il libro <strong>“Sud, un sogno possibile”,</strong> (Donzelli Editore &#8211; Roma) scritto da <strong>Renato Brunetta,</strong> ministro della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, e pubblicato in autunno. All&#8217;appuntamento, che si terrà alle <strong>ore 18, presso il Tempio di Adriano</strong> (piazza di Pietra a Roma) parteciperanno, oltre all&#8217;autore, anche Ivanhoe Lo Bello, Andrea Monorchio, Nicola Rossi, e la discussione verrà moderata dal giornalista <strong>Aldo Cazzullo.</strong></p>
<p>A seguire pubblichiamo l&#8217;introduzione al libro:</p>
<p><strong>Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo.</strong> Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente <strong>fallimento della politica. </strong>Un fallimento, però, che è dovuto più alle cose non fatte che a quelle fatte, più agli <strong>errori d’omissione</strong> che <strong>a quelli d’azione.</strong> Rileggendo il lavoro di quattordici anni fa (Brunetta 1995) mi sono reso conto che le idee messe a punto allora sono ancora valide, che l’impianto riformista con il quale si pensava di affrontare il problema non ha perso nulla del suo valore. Certo, non si chiede all’oste se il vino è buono e un autore non è il miglior giudice delle cose che scrive, ma <strong>chi, come me, vive intensamente l’impegno civile e politico ha anche il dovere di non arrendersi. </strong>Se le idee sono buone, si ha il dovere di difenderle e rilanciarle.</p>
<p><strong>Ci accingiamo a festeggiare i centocinquanta anni dall’Unità d’Italia, che sono anche centocinquanta anni di «questione meridionale».</strong> O ci rassegniamo a tenercela per sempre, considerandola una specie di caratteristica nazionale, quasi un dato del paesaggio,oppure la ricorrenza può esserci utile per dire: ora basta. Aggiungerei: <strong>uno dei modi più degni per onorare l’Unità,</strong> che è un bene da conoscere e preservare, <strong>è </strong>proprio quello di <strong>non considerarla il forziere dell’arretratezza meridionale, </strong>ma la condizione per superarla, per farla entrare fra le cose di cui parla la storia, cancellandola da quelle che scontano i contemporanei. La possibilità c’è, concreta, a portata di mano. <strong>Per coglierla occorre ragionare con una mentalità nuova, non commettendo i numerosi errori del passato.</strong> Se ripercorriamo sempre la stessa via, quella ci porta sempre nello stesso posto. E siccome la meta non ci piace, ci costa e umilia tanti nostri concittadini meridionali, è ora di cambiare strada.</p>
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		<title>“Non sono il dottor Stranamore”</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
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Foto di  sandeep thukral
Ringrazio il professor Tito Boeri per avere sollevato il dubbio, il che serve a chiarirlo: non c’è nessuno nel governo, che io sappia, disposto a sostenere l’opportunità della spesa facile. Ho detto, e volentieri ripeto, di avere condiviso e contribuito a definire la politica di rigore finanziario. Resa necessaria dal debito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4085" title="coins and hand" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/coins-and-hand.jpg" alt="coins and hand" width="450" height="338" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/thukral/" target="_blank"> sandeep thukral</a></span></p>
<p>Ringrazio il professor <strong>Tito Boeri</strong> per avere sollevato il dubbio, il che serve a chiarirlo: non c’è nessuno nel governo, che io sappia, disposto a sostenere l’opportunità della <strong>spesa facile.</strong> Ho detto, e volentieri ripeto, di avere condiviso e contribuito a definire la politica di rigore finanziario. Resa necessaria dal <strong>debito pubblico,</strong> accumulatosi nel tempo e lasciatoci in eredità. Utile, inoltre, per evitare gli errori del passato.</p>
<p>La spesa pubblica quale strumento per alimentare la domanda aggregata è da considerarsi oramai fra gli attrezzi inutilizzabili. Diverso, invece, è <strong>tagliare la spesa dove serve a far funzionare le riforme strutturali di cui il Paese ha urgente bisogno,</strong> e a far crescere le infrastrutture innovative. Così come è diverso rallentare o fermare quelle riforme, cui accenna anche il prof. Boeri, che non costano o portano risparmi.</p>
<p>Ho lavorato e siamo riusciti a varare un’importante riforma della Pubblica Amministrazione, mantenendone a zero i costi. Spero, ne sono anzi convinto, che presto <strong>questa riforma si trasformerà in migliore qualità dei servizi e minori costi per il cittadino e il sistema produttivo.</strong> Promuovendo la <strong>trasparenza</strong>, la <strong>meritocrazia</strong>, i <strong>controlli di gestione,</strong> contrastando ciò che rende facile il diffondersi della corruzione. Tutte cose che servono nella Pubblica Amministrazione, come ovunque. <strong>Lo stesso federalismo fiscale può essere un’ottima occasione per mettere sotto controllo la spesa, </strong>avvicinandola a chi dovrà raccogliere le risorse, o può divenire un pericoloso salto nel buio. La differenza sta tutta nell’accompagnarlo o meno con riforme che ne promuovano gli aspetti positivi e non ne lascino incontrollati i rischi.</p>
<p>Così anche per il <strong>Sud,</strong> dove non è necessario premere sulla spesa, tentando di allargarla, ma sulle modalità, finalità e disciplina in modo da renderla produttiva e capace di colmare un divario che ancora suona offesa all’unità nazionale. Si è del resto respinta l’idea di diminuire le tasse in deficit, di cui pure si comprende l’intento positivo, e proprio per evitare di squilibrare conti pubblici già difficoltosi. <strong>La pressione fiscale deve diminuire, ma è necessario che questo sia prodotto dalle riforme. </strong>Conto, con questo, di avere chiarito l’indisponibilità a tornare verso costumi del passato, che detestavo già allora.<br />
Il dibattito c’è, non mi sottraggo, e si concentra sulle ricette per <strong>favorire lo sviluppo, non certo sullo scialacquare.</p>
<p></strong><span style="border-collapse: separate; color: #000000; font-family: Helvetica; font-size: medium; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="font-size: 12pt;">Da<span> </span>LA REPUBBLICA<span> </span>del 28 novembre 2009</span></span></span></p>
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		<title>Questione Meridionale: “Ci rassegneremo a tenercela per sempre?”</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 10:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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Pubblichiamo a seguire la parte iniziale di &#8220;Sud&#8221;, il nuovo libro-saggio del Ministro Renato Brunetta.
Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente fallimento della politica. Un fallimento, però, che è dovuto più alle cose non fatte che a quelle fatte, più agli errori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3693" title="Layout 1" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/Copertina-SUD-con-fascetta3.jpg" alt="Layout 1" width="450" height="242" /></p>
<p>Pubblichiamo a seguire la parte iniziale di &#8220;Sud&#8221;, il nuovo libro-saggio del Ministro<strong> Renato Brunetta.</strong></p>
<p><strong>Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo.</strong> Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente <strong>fallimento della politica. </strong>Un fallimento, però, che è dovuto più alle cose non fatte che a quelle fatte, più agli <strong>errori d’omissione</strong> che <strong>a quelli d’azione.</strong> Rileggendo il lavoro di quattordici anni fa (Brunetta 1995) mi sono reso conto che le idee messe a punto allora sono ancora valide, che l’impianto riformista con il quale si pensava di affrontare il problema non ha perso nulla del suo valore. Certo, non si chiede all’oste se il vino è buono e un autore non è il miglior giudice delle cose che scrive, ma <strong>chi, come me, vive intensamente l’impegno civile e politico ha anche il dovere di non arrendersi. </strong>Se le idee sono buone, si ha il dovere di difenderle e rilanciarle.</p>
<p><strong>Ci accingiamo a festeggiare i centocinquanta anni dall’Unità d’Italia, che sono anche centocinquanta anni di «questione meridionale».</strong> O ci rassegniamo a tenercela per sempre, considerandola una specie di caratteristica nazionale, quasi un dato del paesaggio,oppure la ricorrenza può esserci utile per dire: ora basta. Aggiungerei: <strong>uno dei modi più degni per onorare l’Unità,</strong> che è un bene da conoscere e preservare, <strong>è </strong>proprio quello di <strong>non considerarla il forziere dell’arretratezza meridionale, </strong>ma la condizione per superarla, per farla entrare fra le cose di cui parla la storia, cancellandola da quelle che scontano i contemporanei. La possibilità c’è, concreta, a portata di mano. <strong>Per coglierla occorre ragionare con una mentalità nuova, non commettendo i numerosi errori del passato.</strong> Se ripercorriamo sempre la stessa via, quella ci porta sempre nello stesso posto. E siccome la meta non ci piace, ci costa e umilia tanti nostri concittadini meridionali, è ora di cambiare strada.</p>
<p><strong>Per prima cosa si deve collocare il nostro Sud non solo nel contesto nazionale, ma in quello europeo e globale. </strong>Dobbiamo aprire gli occhi e allargare la mente, in modo da cogliere tutte le opportunità che lo sviluppo economico offre. Sia per collocazione geografica che per vocazione culturale, il Sud ha la possibilità d’essere non più un costo, ma un’opportunità. Sia per il nostro Nord, che per l’Europa. Dopo il crollo del Muro di Berlino si sono spostate le frontiere europee e aperti nuovi mercati. <strong>È stato un salto di civiltà, ma anche un buon affare.</strong> Si tratta, ora, di far cadere <strong>il «muro Mediterraneo»,</strong> aprendo la riflessione sul nostro sviluppo a un quadro internazionale che si modifica e che offre preziose opportunità.</p>
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		<title>Per il Sud ci vorrebbe “una nuova spedizione dei Mille”</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 09:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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Foto di  Nino.Modugno 
Da domani nelle librerie si potrà trovare il nuovo libro-saggio del ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta, il secondo che tratta il tema del meridione e che si intitola “Sud” ; ( edito da Donzelli). Brunetta apre dicendo: «Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3634" title="garibaldi statuina" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/garibaldi-statuina.jpg" alt="garibaldi statuina" width="440" height="352" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/mozzarellahead/" target="_blank"> Nino.Modugno </a></span></p>
<p>Da <strong>domani </strong>nelle librerie si potrà trovare <strong>il nuovo libro-saggio</strong> del ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione <strong>Renato Brunetta,</strong> il secondo che tratta il tema del meridione e che si intitola <strong>“Sud” ; ( edito da Donzelli). </strong>Brunetta apre dicendo: «Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente fallimento della politica. <strong>A fallire è stata la classe dirigente italiana, che non è stata in grado di adattare le politiche e le misure previste per il Nord e per l’Europa</strong> alla particolare realtà meridionale».</p>
<p>Tornano dunque le tematiche scottanti, senza tralasciare excursus e fatti storici di carattere politico-economico, che certamente hanno concorso ad aumentare il profondo divario tra il nord e il sud d’Italia. Un esempio preso in considerazione è stata la fiscalizzazione degli oneri sociali per le fabbriche meridionali, alla fine degli anni 60. Il ministro in proposito scrive: <strong>«tale provvedimento aveva in gran parte natura compensativa della contemporanea abolizione, fortemente voluta dal sindacato, </strong>delle differenze provinciali di salario che avevano, fino ad allora, tenuto più basso<strong> e sensibilmente differenziato il costo del lavoro al Sud».</strong></p>
<p>«Di nuovo, dopo cent’anni, si pensava illuministicamente che nuove regole comuni, e magari molto avanzate, come quelle nel mercato del lavoro, nella contrattazione e nei diritti dei lavoratori, avrebbero positivamente forzato l’economia del Sud. Si finì con l’ottenere, ancora una volta, esattamente l’effetto opposto. <strong>Le regole, inapplicabili, del Nord sul mercato del lavoro e sulle relazioni industriali produssero un sempre più profondo allontanamento del mondo del lavoro meridionale da quello del resto del Paese,</strong> attraverso il dilagare strutturale di attività sommerse, irregolari, marginali e precarie. Più le regole del Nord non erano applicabili, più cresceva il dualismo e la domanda sia di incentivi che di trasferimenti».</p>
<p><strong>Una nuova classe dirigente </strong>può essere la vera risposta a tutto questo, un investimento di risorse umane capaci, che Brunetta ribattezza come <strong>“una nuova spedizione dei Mille”,</strong> in ambiti differenti da quelli che coinvolsero i garibaldini. Il tutto per poter<strong> </strong>creare <strong>«al Sud una rete che finora non è esistita, fatta di dirigenti e funzionari preparati e onesti».</strong></p>
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		<title>Piano sud, un&#8217;occasione importante</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 15:16:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
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II Sud può rinascere solo all’interno della prospettiva euro-mediterranea. Serve una politica economica ed estera di rilancio della nostra economia capace di cogliere le grandi occasioni di sviluppo offerte dall’uscita dalla crisi mondiale. L’emergere prepotente sulla scena mondiale delle economie del Sud-Est asiatico (con al centro la Cina) e dell’Asia meridionale (con al centro l’India) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3105" title="brunetta001" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta0011.jpg" alt="brunetta001" width="440" height="346" /></p>
<p><strong>II Sud può rinascere solo all’interno della prospettiva euro-mediterranea.</strong> Serve una politica economica ed estera di rilancio della nostra economia capace di cogliere le grandi occasioni di sviluppo offerte dall’uscita dalla crisi mondiale. <strong>L’emergere prepotente sulla scena mondiale delle economie del Sud-Est asiatico</strong> (con al centro la Cina) e dell’Asia meridionale (con al centro l’India) <strong>ha infatti ricreato le condizioni per la centralità delle rotte attraverso il Mediterraneo.</strong> Le coste mediterranee dell’Europa sono nuovamente in una posizione di centralità e nei traffici mondiali deve riaprirsi la sfida (che sembrava ormai persa) della direttrice euroasiatica a quella transatlantica. In questo contesto,<strong> la rendita di posizione geografica va però accompagnata da importanti e decisivi investimenti che promuovano lo “sviluppo produttivo”.</strong></p>
<p>I segnali positivi all’orizzonte ci sono: <strong>nel 2010 il PIL riprenderà a crescere, a ritmi più elevati</strong> di quelli attesi prima dell’estate, ma ancora non sufficienti; <strong>la massima perdita occupazionale è attesa in questo semestre </strong>ma l’occupazione è diminuita meno di quanto ipotizzato, i redditi sono stati tutelati e la disoccupazione è aumentata meno rispetto agli altri Paesi; gli ordini e la produzione stanno riprendendo a crescere. Sta a noi trasformare questi segnali in opportunità e in occasioni di crescita. La ripresa dopo la crisi (la cosiddetta <strong>“Fase 2”</strong>) è quindi alle porte e il Sud potrebbe esserne il “<strong>volano</strong>”.</p>
<p>Il Mezzogiorno è un’occasione non solo per l’Italia, ma anche per tutta l’Europa. <strong>Bisogna coltivare nuove direttrici del commercio, nuovi canali di distribuzione e nuove relazioni politico-commerciali.</strong> Si deve puntare con convinzione sul progetto Mezzogiorno non solo per la coesione interna (nazionale) ma anche per quella esterna (europea e mediterranea).</p>
<p>In concreto, che fare? Individuo almeno <strong>tre priorità:</strong></p>
<p>1. <strong>costruzione di un sistema logistico</strong> che, unificando la sponda nord a quella meridionale, sia grado di riportare il Mediterraneo al centro del mondo. Non vanno nemmeno tralasciate la definizione e la realizzazione di una efficiente strategia energetica: piano razionale di oleodotti, gasdotti, elettrodotti nonché terminali gasieri;</p>
<p>2. <strong>investimenti in tecnologie hard e soft per la trasformazione delle società.</strong> II modello di sviluppo è peraltro ormai indissolubilmente legato al concetto di qualità della vita. Ad esempio, <strong>i nuovi ambienti urbani devono essere sostenibili ed ecocompatibili:</strong> gli interventi devono interessare prioritariamente trasporti civili, logistica integrata per le merci, verde e decoro urbano, amministrazioni pubbliche amiche, cultura e società;</p>
<p>3. <strong>formazione di prim’ordine a livello scolastico ma soprattutto a livello universitario</strong> per rispondere al meglio sia al declino demografico (italiano e in parte  europeo) sia alla scarsità di risorse umane giovani e formate di alcune aree del Paese e in particolare dei Paesi che si affacciano sulle sponde meridionali e orientali del Mediterraneo. II capitale umano è infatti sempre più il fattore critico di successo nei modelli economici moderni.</p>
<p>II grande Piano per il Sud può essere realizzato attraverso:</p>
<p><strong>- l’efficienza, la produttività, la trasparenza, la lotta alla corruzione,</strong> la qualità della burocrazia e il federalismo fiscale;</p>
<p>- portando a compimento le grandi opere e le infrastrutture materiali e immateriali necessarie allo sviluppo del Mezzogiorno, in modo da proiettare il Paese verso il Mediterraneo allargato;</p>
<p>- <strong>chiedendo all’UE di investire nel Sud non solo in nome della coesione economico-sociale</strong> non solo interna ma anche esterna.</p>
<p>Ipotizzando un sistema di tipo <strong>“hub &amp; spoke”,</strong> immagino una struttura centrale collocata presso la Presidenza del Consiglio che assuma le funzioni e il ruolo di struttura tecnica intergovernativa con il compito di coordinare la realizzazione degli interventi programmati. A questa andrebbero aggiunte le diverse strutture distribuite nei diversi Ministeri che contribuiscono, con le loro specifiche competenze tecniche e risorse, alla strategia complessiva in favore del Mezzogiorno.</p>
<p>Replicando il modello seguito con successo a <strong>L’Aquila,</strong> l’azione congiunta del pubblico (Ministeri) e dei privati &#8211; ciascuna per la parte di propria competenza &#8211; garantirebbe l’efficacia dell’intervento. Si avvierebbe in questo modo <strong>una nuova “spedizione dei Mille” con strumenti innovativi</strong> (quali ad esempio il portale della mobilità del pubblico impiego) e avvalendosi di un sistema di incentivi economici e di carriera che porti al Sud i migliori ricercatori, professori, giudici, medici e funzionari.</p>
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		<title>Basta nepotismo, ci vuole più concretezza</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/09/08/basta-nepotismo-ci-vuole-piu-concretezza/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 15:08:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[paolo liguori]]></category>
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Ritorna oggi il primo appuntamento stagionale con Brunetta 2.0, la rubrica condotta da Paolo Liguori su TgCom. Nella conversazione odierna il ministro della Funzione Pubblica rilancia ancora una volta la sua battaglia per una Pubblica Amministrazione migliore. &#8220;Non voglio più che dirigenti della sanità abbiano sotto di sè personale fino al terzo grado di parentela&#8221;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2806" title="bruny_tgcom01" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/bruny_tgcom10june.jpg" alt="bruny_tgcom01" width="450" height="305" /></p>
<p>Ritorna oggi il primo appuntamento stagionale con <strong>Brunetta 2.0,</strong> la rubrica condotta da <strong>Paolo Liguori su TgCom.</strong> Nella conversazione odierna il ministro della Funzione Pubblica rilancia ancora una volta la sua battaglia per una Pubblica Amministrazione migliore. <strong>&#8220;Non voglio più che dirigenti della sanità abbiano sotto di sè personale fino al terzo grado di parentela&#8221;, </strong>ha sottolineato Brunetta.<br />
Poi l&#8217;argomento si sposta sulla cosidetta questione meridionale. <span>&#8220;Vede &#8211; afferma il ministro &#8211; l&#8217;anno prossimo noi festeggiamo i 150 anni dell&#8217;unità d&#8217;Italia. <strong>E io voglio festeggiarla a modo mio, risolvendo la <em>questione meridionale</em>. Ossia superare le differenze tra Nord e Sud.</strong> Il problema della Pubblica Amministrazione è la cattiva società civile e la cattiva politica. Altrimenti non si spiega come mai al Nord e al Sud ci siano sanità, scuole, magistrature differenti. Eppure i fondi e i macchinari sono gli stessi. <strong>Questa è la vera <em>questione meridionale</em>&#8220;.</strong></span></p>
<p>Sul discorso crisi economica invece Brunetta dice: <span><strong>&#8220;Cina e Stati Uniti stanno uscendo, l&#8217;economia mondiale è collegata e quindi anche noi stiamo uscendo.</strong> E&#8217; stata una crisi meno drastica del previsto nonostante tanti uccellacci e tanta retorica. <strong>Da noi le banche non sono state toccate, le grandi imprese nemmeno, la cassa integrazione ha funzionato, molti incentivi sono arrivati.</strong> Insomma abbiamo galleggiato meglio di altri&#8221;.</span></p>
<p>Infine inevitabile il ricordo per un&#8217;icona della tv e del mondo dello spettacolo in generale: <span><strong>&#8220;Meritava di essere senatore a vita, lo proposi  e fui irriso dalla politica.</strong> Eppure lo meritava. Ma la politica era superficiale, ha preferito pescare altrove. Mike è un intellettuale popolare, la politica ancora una volta non ha guardato alla gente reale&#8221;.  <strong>E ricordiamo che &#8220;Mike aveva fatto anche la Resistenza, a San Vittore, portando i bigliettini dei partigiani&#8221;.</strong></span></p>
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		<title>Brunetta risponde alle accuse dell’Economist sul Mezzogiorno</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 07:49:06 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[sud]]></category>

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A distanza di due settimane il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta risponde al giornale Economist che nel numero uscito il 15 di agosto aveva scritto un articolo intitolato: &#8221;The messy mezzogiorno&#8221;, (ossia il mezzogiorno disordinato). 
La lettera inviata al direttore del giornale,  John Micklethwait, replica alle insinuazioni presenti nell’articolo, che sostenevano che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2752" title="brunetta001" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/bruny0011.jpg" alt="brunetta001" width="440" height="337" /></p>
<p>A distanza di due settimane il ministro della Funzione Pubblica, <strong>Renato Brunetta</strong> risponde al giornale <strong>Economist </strong>che nel numero uscito il 15 di agosto aveva scritto un articolo intitolato: <strong>&#8221;The messy mezzogiorno&#8221;,</strong> (ossia il mezzogiorno disordinato). <strong></p>
<p>La lettera inviata al direttore del giornale,  John Micklethwait,</strong> replica alle insinuazioni presenti nell’articolo, che sostenevano che il <strong>Governo italiano stesse penalizzando le regioni del Sud Italia</strong> con le sue politiche e questo insieme alla mancanza di fondi sarebbero i principali motivi dell’arretratezza del <strong>Mezzogiorno</strong>.</p>
<p>Il ministro Brunetta con fermezza risponde: <strong>“sul vostro giornale avete insinuato che il governo italiano abbia rubato i fondi destinati al Sud del Paese &#8211; avete usato la parola &#8221;razziato&#8221; </strong>- per usarli altrove. Vi assicuro che non c&#8217;e&#8217; stato nessuno furto. L&#8217;arretratezza del Sud Italia e&#8217; dovuta, in massima parte, dagli sprechi di alcune amministrazioni locali per realizzare progetti non necessari.</p>
<p>Nel mezzogiorno la Pubblica Amministrazione spesso si sostituisce alle attività private, di mercato e per questo deve diventare più efficiente. <strong>Dopo anni di soldi buttati via, il Governo ha deciso che, piuttosto che dare fondi pubblici senza una logica </strong>(solo per vederli sprecati, o peggio, intascati dalla Mafia) li assegnerà solo a progetti seri sulla base di garanzie di trasparenza e legalità”. In breve, il Sud ha fondi a sufficienza e, per queste regioni, stiamo sviluppando politiche specifiche. <strong>Ma occorre ricordare che lo stato deve essere efficiente se vuole essere efficace&#8221;.</strong></p>
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		<title>Coordinamento tra enti e agenzie nazionali</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 11:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[coordinamento]]></category>
		<category><![CDATA[enti]]></category>
		<category><![CDATA[nord]]></category>
		<category><![CDATA[sud]]></category>

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Foto di  Phauly
Per concorrere al raggiungimento di un ottimo risultato è fondamentale che ci sia un coordinamento nell’attuazione dei piani di intervento da parte di tutti gli enti, corpi ed agenzie specializzate che rappresentano gli strumenti operativi dei vari ministeri che devono essere coinvolti.
Si tratta di agenzie ed enti che fanno capo ai diversi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2628" title="pc" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/pc1.jpg" alt="pc" width="440" height="330" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/phauly/" target="_blank"> Phauly</a></span></p>
<p>Per concorrere al raggiungimento di un ottimo risultato è fondamentale che ci sia un coordinamento nell’attuazione dei piani di intervento da parte di tutti gli enti, corpi ed agenzie specializzate che rappresentano gli strumenti operativi dei vari ministeri che devono essere coinvolti.<br />
Si tratta di agenzie ed enti che fanno capo ai diversi ministeri, che hanno specifiche competenze tematiche e funzionali e che, tutte, devono contribuire per la loro parte alla configurazione e soprattutto all’attuazione di componenti del piano di intervento per il mezzogiorno, in modo coordinato. Il coordinamento non può che essere attribuito alla Presidenza del Consiglio, in modo che assieme al coordinamento nell’attribuzione delle risorse si possano monitorare tempi e metodi d’attuazione degli interventi decisi</p>
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		<title>Strategie per l’innovazione</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 11:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[nord]]></category>
		<category><![CDATA[strategie]]></category>
		<category><![CDATA[sud]]></category>

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Foto di  Extra Ketchup
Un importante ruolo per il progredire dell’economia e della società nel Mezzogiorno è l’attuazione di strategie innovative, che impieghino le risorse pubbliche per finanziare infrastrutture fisiche e tecnologiche e alimentare una strategia per l’innovazione in cui il settore pubblico è componente cruciale sia dal lato della domanda sia dal lato dell’offerta.
Anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2624" title="coordinamento tra enti" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/coordinamento-tra-enti.jpg" alt="coordinamento tra enti" width="440" height="380" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/extraketchup/" target="_blank"> Extra Ketchup</a></span></p>
<p>Un importante ruolo per il progredire dell’economia e della società nel Mezzogiorno è l’attuazione di strategie innovative, che impieghino le risorse pubbliche per finanziare infrastrutture fisiche e tecnologiche e alimentare una strategia per l’innovazione in cui il settore pubblico è componente cruciale sia dal lato della domanda sia dal lato dell’offerta.<br />
Anche per quanto riguarda la spesa infrastrutturale, la pianificazione deve essere chiara e non oggetto solo di contrattazione politica. Una parte della spesa per investimenti pubblici è di sostituzione e di mantenimento ed è evidente che laddove lo stock d’infrastrutture è maggiore, questa spesa assorbe più risorse. La riduzione del gap infrastrutturale tra nord e sud va visto in termini di “investimenti netti”, controllando che significhino aumento dello stock. Importante è inoltre assicurare un livello adeguato di manutenzione per qualificare l’esistente ed evitarne il degrado.</p>
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		<title>Eccellenza nell’università</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 11:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[nord]]></category>
		<category><![CDATA[sud]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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Foto di  Loungerie
La tematica dell’Istruzione e in particolar modo delle università è un tema che mi sta molto a cuore.
Partendo dalla considerazione che i professori sono pagati in modo uguale in tutta l’Italia bisogna capire esattamente cosa non funziona e perché molti studenti meridionali preferiscano trasferirsi e andare a studiare al centro o al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2611" title="valigie" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/valigie.jpg" alt="valigie" width="450" height="320" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/loungerie/" target="_blank"> Loungerie</a></span></p>
<p>La tematica dell’Istruzione e in particolar modo delle università è un tema che mi sta molto a cuore.<br />
Partendo dalla considerazione che i professori sono pagati in modo uguale in tutta l’Italia bisogna capire esattamente cosa non funziona e perché molti studenti meridionali preferiscano trasferirsi e andare a studiare al centro o al nord in collegi o università spesso private. Perché invece non si possono avere in egual maniera trasferimenti di eccellenze anche al sud, in modo da attrarre studenti dal nord al sud, dove anche la logistica potrebbe essere migliore? Una risposta possibile ritengo sia il fatto che non si tratta di trasferire maggiori risorse, ma semplicemente di legarle ai risultati.</p>
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