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	<title>Renato Brunetta &#187; sud</title>
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		<title>Fisco, Sud e burocrazia. L&#8217;ultima chiamata del governo secondo Brunetta</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 08:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Ora o mai più va rilanciata l’economia”, è il piano B del governo. “Va bene il consolidamento fiscale, vale a dire il pareggio di bilancio e la drastica riduzione del debito su cui l’Italia si è impegnata con l’Europa. Ma senza riforme che rilancino l’economia questi sarebbero soltanto tagli. Tagli violenti su un paese stremato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-8622" title="brunetta-forumpa" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta-forumpa.jpg" alt="" width="450" /></p>
<p style="text-align: justify;">“<strong><em>Ora o mai più va rilanciata l’economia</em></strong>”, è il piano B del governo. “<em>Va bene il consolidamento fiscale, vale a dire il pareggio di bilancio e la drastica riduzione del debito su cui l’Italia si è impegnata con l’Europa. Ma senza riforme che rilancino l’economia questi sarebbero soltanto tagli. Tagli violenti su un paese stremato. Chi nella maggioranza non lo capisce è anche chi, in tutta evidenza, lavora per una maggioranza e un governo diversi dall’attuale</em>”. Il riferimento a Giulio Tremonti è ovviamente soltanto una malizia del cronista che intervista Renato Brunetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Mercoledì pomeriggio il ministro della Pubblica Amministrazione ha redatto il comunicato, poi diramato alle agenzie, “<em>con il quale l’ufficio di presidenza del Pdl ha incaricato il governo di riformare il fisco, attuare il piano per il Sud, completare la sburocratizzazione dell’apparato statale</em>”. Alla vigilia dei ballottaggi di Milano e Napoli su cui gravano auspici non del tutto favorevoli, in una maggioranza attraversata da un intenso tramestio nei rapporti con la Lega e scossa da un vento di fronda interna che si alza dal cuore del Pdl fino a ieri solidamente berlusconiano, Brunetta vede una sola via d’uscita: “<em>O si riparte rilanciando il programma di governo, o ce ne possiamo tornare tutti a casa. Dobbiamo dare una nuova costituzione fiscale al paese. Rispondere alle aspettative delle famiglie e del mondo produttivo. Ora o mai più. La legislatura va conclusa portando a compimento la riforma tributaria, il federalismo, il piano per il Sud. Politiche di crescita che vanno affiancate almeno all’avvio di una riforma della seconda parte della Costituzione</em>”. E’ troppo per una maggioranza infiacchita, gli si obietta. “<em>Abbiamo i numeri</em>”, risponde. “Abbiamo preso la fiducia in Parlamento quarantacinque volte. Siamo obbligati ad andare avanti. Altrimenti cosa diavolo ci stiamo a fare al governo?”.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8621"></span>Il ministro ha costruito un preciso cronoprogramma delle riforme, mese per mese, provvedimento per provvedimento. “Il Pdl lo ha approvato &#8211; dice &#8211; Se il governo non percorre questa strada sarebbe masochista, e non lo è”. Cosa va fatto e quando? “Entro luglio dobbiamo approvare in Cdm il disegno di legge delega per la riforma del fisco ed entro il primo trimestre del 2012 il provvedimento deve essere approvato dal Parlamento per entrare in vigore con i relativi decreti legislativi dal 2013, con la prossima legislatura. Contemporaneamente va realizzato il piano per il Sud, con decisioni mensili del Cipe per i prossimi due anni. Inoltre va completato quel lavoro di semplificazione normativa e burocratica che renda più agevole l’attività imprenditoriale e non opprima più i cittadini”. Circondato dalle carte, Brunetta alza lo sguardo oltre gli occhiali calati sul naso. Una lunga inequivocabile frase: “Chiunque si opponga dall’interno del governo o nel centrodestra a un siffatto piano di rilancio ha evidentemente in testa altri orizzonti, pensa a un’altra maggioranza e a un governo diverso da quello di Silvio Berlusconi”. Sarà presto evidente a chi si riferisce Brunetta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Marcegaglia e La Palisse<br />
</strong> “Nessuno può tirarsi indietro. Non c’è alcuna ragione economica, congiunturale, tecnica che impedisca il dispiegamento di un progetto complessivo che non aggrava la spesa, che è nel Dna del centrodestra e che risponde ai bisogni degli italiani e del ceto produttivo”. Il programma di rilancio è in tre punti “e Berlusconi è deciso a completarlo: Sud, fisco, sburocratizzazione”. E’ quanto ha chiesto anche Emma Marcegaglia ieri. “Con le parole del presidente di Confindustria c’è una piena coincidenza, anche sul giudizio intorno alle priorità”. Eppure Marcegaglia, ieri all’assemblea annuale di Confindustria, è stata anche dura con il governo e la politica in genere (“Dieci anni di crescita perduta”). A un certo punto del suo discorso, Marcegaglia è sembrata adombrare persino l’ipotesi di un impegno personale degli imprenditori in politica. “In un momento così, noi saremo pronti a batterci per l’Italia, anche fuori dalle nostre imprese”, ha detto il leader degli industriali. Brunetta sorride: “In politica possono entrare tutti, i professori bassi e quelli alti, i belli e i brutti. Berlusconi stesso è un imprenditore. Quella di Marcegaglia è una frase che neanche Monsieur de La Palisse…”.<br />
Continua il ministro Brunetta: “Nei prossimi ventidue mesi di legislatura dobbiamo impegnarci a coinvolgere il paese, le famiglie e le imprese perché abbiano chiaro il futuro dei loro rapporti con il fisco. Immagino un grande dibattito nazionale, dobbiamo far capire che questa è una cosa seria, tangibile, in grado da subito di cambiare in meglio le aspettative. Allo stesso tempo dovremmo anche avviare la riforma costituzionale. E’ un aspetto determinante per rendere solida la riforma fiscale e quella federale, per esempio attraverso un’iniziativa di legge popolare per modificare la seconda parte della Costituzione. La raccolta di almeno un milione di firme costituirebbe un grande test per il governo e per la riforma. La mia idea è quella di recuperare il piano che fu avviato nel 1994 con il lavoro di Speroni. Elezione diretta del premier, modifica del bicameralismo, corsie preferenziali per il governo in Parlamento, statuto dell’opposizione”. Ma non c’è il tempo per avviare l’iter costituzionale. “E chi l’ha detto? In due anni si possono fare tante cose…”. E poi le elezioni? “Certo, con la coscienza di aver ben governato e con il resoconto puntuale del tanto lavoro fatto”.<br />
Di solito, tuttavia, i grandi interventi, quelli definiti ‘epocali’, vengono lanciati all’inizio o alla metà di una parabola politica. Quasi mai nella sua coda finale. E’ verosimile che il governo Berlusconi intervenga davvero sulla giustizia e sul fisco adesso, a vent’anni dalla discesa in campo? “O lo facciamo oppure non abbiamo motivo di esistere.  Sulla giustizia abbiamo già fatto moltissimo, mi riferisco a quella civile e all’informatizzazione. Quanto alle riforme &#8211; dice Brunetta &#8211; questo governo ha lavorato intensamente: il federalismo fiscale, le riforme dell’università e della scuola, la riforma della pubblica amministrazione e del pubblico impiego, la riforma delle pensioni, la riforma delle public utilities locali, le nuove procedure di bilancio, il piano casa. Tutti provvedimenti varati in un contesto peraltro difficilissimo, di crisi economica. La più grave dal 1929”. Adesso la situazione è forse persino più complicata. Milano e Napoli segnano un momento di passaggio importante, si registra una flessione dei consensi. “Paragonato a quello che succede in Spagna, con Zapatero in caduta libera nelle proprie roccaforti, non è niente. Tutti i leader europei sono in difficoltà: da Merkel a Sarkozy. Lega e Pdl in realtà hanno retto. Nel complesso queste elezioni non sono andate male”. A Napoli e Milano però si perde. “Non è detto. Ma voglio dire una cosa: il centrodestra perde soltanto se non fa quello che ha sempre detto di voler fare. Le riforme storiche di cui l’Italia ha disperatamente bisogno. La domanda è: c’è la volontà di farlo? Ce la faranno i nostri eroi?”. Pare difficile. “Qui si parrà la nobilitate di Berlusconi, del governo e della maggioranza. Se poi ci sarà qualcuno che non è d’accordo, se ne assumerà la responsabilità”. Ma il ministro dell’Economia non ha partecipato alla riunione nella quale il Cavaliere ha deciso di lanciare il suo piano per la riscossa. “Io sono una persona pratica e dico: ecco quello che si può e si deve fare. Chi ci sta? E intanto la congiuntura migliora, la fiducia dei consumatori è in crescita e aumentano pure i segnali positivi di recupero dell’attività produttiva nell’industria”.</p>
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		<title>Brunetta ha ragione</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 15:38:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[da Panorama del 30 settembre 2010, di Luca Ricolfi – L’altra settimana il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato in visita a Salerno e ha molto lodato la città e il suo sindaco Vincenzo De Luca. In quella città della Campania, ha detto Napolitano, si era “compiuta un’anomalia positiva rispetto ad altre situazioni più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/secondigliano.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7232" title="secondigliano" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/secondigliano.jpg" alt="" width="450" height="185" /></a>da <em><strong>Panorama </strong></em>del 30 settembre 2010, di <strong>Luca Ricolf</strong>i – L’altra settimana il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato in visita a Salerno e ha molto lodato la città e il suo sindaco Vincenzo De Luca. In quella città della Campania, ha detto Napolitano, si era “compiuta un’anomalia positiva rispetto ad altre situazioni più critiche anche nell’ambito della stessa regione e del Mezzogiorno”. Intendeva dire che, comparata con la situazione di altre parti della Campania (Caserta?) o con determinate regioni del Mezzogiorno (Calabria?), la situazione di Salerno era decisamente migliore, sia sotto il profilo della criminalità, sia sotto quello del buon governo. Come sempre il presidente ha raccolto simpatia ed elogi.</p>
<p>Più o meno negli stessi giorni il ministro Renato Brunetta scatenava un putiferio per aver detto che senza la Calabria e la conurbazione Napoli-Caserta l’Italia sarebbe uno dei primi paesi d’Europa. Lo sdegno ha contagiato tutti: intellettuali e studiosi, governatori del Sud, uomini di Chiesa, esponenti del Pd, politici di Futuro e libertà, solo per citare alcune categorie. nessuno ha notato che, sul piano empirico, Napolitano e Brunetta avevano fatto sostanzialmente la medesima affermazione, e cioè che ci sono profondissime differenze dentro il Sud. Solo che il prudente Napolitano lo ha fatto lodando l’anomalia positiva di Salerno, mentre l’impulsivo Brunetta lo ha fatto deprecando l’anomalia negativa delle zone di mafia, incautamente descritte come un “cancro sociale e culturale”. Ma andiamo alla sostanza del discorso di Brunetta. La sua tesi è che la pessima posizione dell’Italia nei confronti internazionali, a partire da quelli di reddito e di criminalità, dipenda essenzialmente dalle cattive performance di alcune specifiche porzioni del territorio nazionale, e segnatamente della Calabria e della conurbazione Napoli-Caserta. Dunque non del Mezzogiorno nel suo insieme, ma innanzitutto da una parte di esso, quella in cui la densità della criminalità organizzata è più alta.</p>
<p>Brunetta ha ragione. Se prendiamo i dati del reddito prodotto, dell’evasione fiscale, della diseguaglianza, degli sprechi nella sanità, della criminalità organizzata, dei livelli di apprendimento degli studenti, non vi sono dubbi: senza i territori di mafia l’Italia sarebbe allineata agli altri paesi europei. Ma c’è di più: su alcune variabili importanti, per esempio i reati di mafia, la distanza che separa il Centro-Nord dal Sud nel suo insieme è minore di quella che separa, dentro il Mezzogiorno, i territori sani da quelli malati. Le quattro regioni del Sud più immuni dai reati di estorsione, Abruzzo, Molise, Basilicata, Sardegna, hanno tassi inferiori alla media nazionale, analoghi a quelli del piemonte, della Liguria o del Lazio. mentre i due territori indicati da Brunetta, Napoli-Caserta e la Calabria, hanno valori doppi e tripli. Insomma, il divario più grande non è fra Nord e Sud ma è dentro il Sud, fra regioni tranquille e regioni ad alta densità mafiosa.</p>
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		<title>Il 28 settembre Berlusconi lancerà il New Deal, un nuovo patto per il Paese</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Sep 2010 14:07:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Le forze oscure della reazione sono in agguato: vogliono il caos, vogliono far cadere questo governo, questa maggioranza e raccattare una maggioranza pur che sia. L’anno scorso parlavo qui a Cortina di golpe, quest’anno non lo dico piu’ ma lo penso”. E’ questo l’allarme lanciato dal ministro dell’Innovazione Renato Brunetta dal palco di Cortina del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta-cortina.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7215" title="brunetta-cortina" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta-cortina.jpg" alt="" width="450" height="342" /></a>“Le forze oscure della reazione sono in agguato: vogliono il caos, vogliono far cadere questo governo, questa maggioranza e raccattare una maggioranza pur che sia. L’anno scorso parlavo qui a Cortina di golpe, quest’anno non lo dico piu’ ma lo penso”. E’ questo l’allarme lanciato dal ministro dell’Innovazione Renato Brunetta dal palco di Cortina del convegno del Pdl Veneto. Il ministro ha lanciato un duro j’accuse: “le forze oscure della rezione vogliono far vincere i fannulloni e ci stanno provando in tutti i modi. Vogliono che questa ‘Italia cattiva’ vinca ancora una volta”. Il ministro dal palco di Cortina ha sottolineato quindi che “tutto nasce dal discorso di Berlusconi ad Onna del 25 aprile dell’anno scorso: una data simbolica, in cui il presidente del Consiglio parlava di pacificazione da allora si e’ scatenato l’inferno, la scorsa estate su quello mediatico con Naomi e le vicende di Bari, tutte cose finite nella strumentalita’. Quest’anno gli strumenti sono diversi -ha stigmatizzato Brunetta- ma l’obiettivo e’ lo stesso. Far saltare questo governo”.</p>
<p>Brunetta ha quindi rilanciato: “Noi vogliamo cambiare la Costituzione materiale di questo paese basata sul deficit pubblico, sulla finanza allegra. Noi abbiamo avviato la guerra di liberazione dalla ‘cattiva Italia’, dalla cattiva politica, della cattiva classe dirigente. Questa guerra di liberazione avviata da Pdl e Lega ha colto all’inizio di sorpresa le forze oscure della reazione che pero’ poi si sono organizzate. Forze che spesso reagiscono sparando, intimidendo, altre volte reagiscono in maniera politica fondando qualche partito. Nessun riferimento -ha tenuto a sottolineare Brunetta- a fatti recentemente accaduti”. Quindi Brunetta ha spiegato “se la reazione e’ politica, questo e’ fisiologico, ma dobbiamo reagire alla reazione ‘meta politica’”. E ancora: “c’e’ stata quindi la reazione dei grandi giornali e cosi’ si capisce la campagna di stampa che puntava al ‘colpo grosso’: Berlusconi”. “Noi vogliamo il cambiamento -ha continuato Brunetta- vogliamo le buone relazioni sociali, le buone relazioni politiche, le buone relazioni sindacali, vogliamo piu’ produttivita’. Vogliamo un paese della trasparenza non della diffidenza e dell’opacita’. Ma evidentemente chi ha peso non se l’e’ messa via e sta reagendo in tutti i modi. La nostra migliore risposte e’ una sola: governare, governare, governare”.</p>
<p>Secodo Brunetta, e’ “legittima la proposta del ministro Sacconi di allargare la maggioranza. Questo e’ non solo legittimo ma anche doveroso perche’ nel paese, nel Parlamento ci sono anche all’opposizione i ‘buoni’, che sono dalla parte dell’Italia per bene e io faccio un appello a questo opposizione per bene a fare un pezzo di strada insieme, non dico al governo, ma proprio per battere l’opposizione ‘per male’, di fondamentalismi, dell’uso politico della giustizia, del ‘tanto peggio tanto meglio’: quell’opposizione va isolata, dialogando con tutte le componenti dell’opposizione per bene”. E ancora: “Le forze oscure della reazione in agguato vogliono mandarci a casa per far vincere un governicchio, -ha accusato Brunetta- per cancellare tutto quello che abbiamo fatto e io scommetto che nel suo primo giorno questo governicchio cancellerebbe il federalismo, cancellerebbe tutte quelle riforme gia’ fatte. E cambiera’ la legge elettorale a propria immagine e somiglianza. Agli italiani dico ‘volete tornare dell’abisso della cattiva Italia?’ -ha proseguito Brunetta- per questo lancio un appello agli amici finiani mi piace sfidarli a percorrere assieme a noi un altro lungo pezzo di strada per portare avanti il cambiamento del Paese e andare avanti con le riforme”.</p>
<p>Brunetta ha quindi spiegato: “Se le cose stanno cosi’ il quadro e’ chiaro: da un lato il governo dall’altro le forze oscure della reazione in agguato: il 28 settembre il presidente del Consiglio lancera’ il new deal, il nuovo patto per il Paese, e allora si vedra’ chi e’ dalla parte dell’Italia per bene e chi e’ per l’italia ‘per male’: quella della cattiva finanza, che si lega alla cattiva editoria, ai cattivi monopoli, ai cattivi sindacati, tutte forze che si stanno coalizzando contro questa maggioranza e questo governo. Noi dobbiamo rispondere in Parlamento e nel paese, parlare alla gente per questo voglio lanciare un road show nel paese, per parlare alla gente e spiegare come stanno le cose”. Brunetta ha concluso sottolineando come “la coalizione di governo e’ forte se Pdl e Lega sono entrambi forti. Il Pdl da parte sua e’ il piu’ grande partito operaio dell’Italia, e’ il partito dei lavoratori autonomi, dei professionisti delle partite Iva e’ il piu’ grande partito interclassista che il paese abbia mai avuto nella sua storia.”</p>
<p>[FONTE: <a href="http://www.freenewsonline.it/2010/09/18/brunetta-il-28-settembre-berlusconi-lancera-il-new-deal-un-nuovo-patto-per-il-paese/" target="_blank">FREENEWSONLINE</a>]</p>
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		<title>Brunetta: «Voglio un patto con il Sud per il New Deal italiano»</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 10:23:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/renato-brunetta1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7202" title="renato-brunetta" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/renato-brunetta1.jpg" alt="" width="450" height="524" /></a>Professor Brunetta leggo testualmente la sua considerazione: «Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta o meglio, se queste zone avessero gli stessi standard del resto del paese, l&#8217;Italia sarebbe prima in Europa. La conurbazione Napoli Caserta è un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo stato non c’è più, non c’è la politica, non c’è la società». Espressioni un po’ forti, soprattutto se dette da un ministro della Repubblica.<br />
«Parto dai dati della Banca d’Italia. Dati analitici: il 75% della criminalità organizzata si concentra in Campania, Puglia e Calabria mentre il valore aggiunto pro capite, cioè il contributo alla ricchezza del paese, al Sud è il 45% del Centro Nord. La corruzione e la criminalità al Sud frenano lo sviluppo, distruggono la società civile».</p>
<p><strong>D’accordo, bene la sostanza, ma la forma lascia un po’ a desiderare. O no?</strong><br />
«Se non avessi usato quella frase, il messaggio non sarebbe passato. Se avessi adoperato, come potevo, un linguaggio tecnico-professorale non ci sarebbe stata questa discussione».</p>
<p><strong>Il presidente Napolitano ha criticato il ripetersi di considerazioni «caricaturali» sul Meridione. Si è sentito chiamato in causa?</strong><br />
«No, perché il presidente ha ricevuto e letto i miei libri e sa bene cosa intendo. E poi sono in molti al Sud a pensare le stesse cose».</p>
<p><strong>Sempre prendendo spunto dal Capo dello Stato: il Sud è tutto nero, mentre il Nord è bianco-oro?</strong><br />
«Mai detto, né pensato questo. Anche al Sud ci sono molte realtà dinamiche, però due terzi della criminalità organizzata vive e prospera in tre regioni del Sud. Questo è un dato di fatto».</p>
<p><strong>Ormai è arrivata e prospera anche in Lombardia e Piemonte.</strong><br />
«Vero, ma si tratta di una devianza all’interno di un tessuto più forte. Milano è una realtà che ha maggiori anticorpi nella società civile, nelle imprese, nella classe politica, per respingere l’assalto della criminalità. Il Sud è più debole. Ha un maggior bisogno di trasparenza, di legalità, di efficienza, di istruzione, di buoni ospedali, di buone università, di buoni magistrati con a disposizione risorse più efficienti. Il Nord non ha questi problemi».</p>
<p><strong>Insomma in Campania, Sicilia e Calabria c’è un terreno fertile per la criminalità, la corruzione, l’inefficienza. I cittadini sono complici?</strong><br />
«I cittadini sono in realtà persone sensibili all’ambiente in cui si trovano, attente a qualsiasi segnale e indotte a comportarsi bene o male basandosi sulla percezione che hanno del mondo intorno a sé. Basta vedere come si comportano gli stranieri quando vengono in Italia: si adeguano subito ai nostri cattivi costumi. Se il cittadino vede che i rifiuti sono abbandonati per strada si sente libero di sporcare. Proprio a Napoli io vidi un nonno che dava una caramellina al nipote e poi buttava la carta per terra. Come cresce, mi chiedo, quel bambino? Un elemento importante per aumentare il livello di legalità e di fiducia è quello legato alle risorse umane: la qualità di un territorio la fa la sua gente».</p>
<p><strong>Fin qui la diagnosi. Il presidente degli industriali di Napoli Gianni Lettieri e altri commentatori però hanno sottolineato come alla critica non sia seguita una propost</strong>a.<br />
«Serve un nuovo patto non per il Sud ma con il Sud, sul modello del New Deal di Roosevelt. Non si può solo aspettare che intervenga il governo come è avvenuto per i rifiuti e l’inceneritore, mentre la classe politica meridionale si limita a discutere in eterno. Deal significa patto. La responsabilità è di tutti. Serve una rivoluzione culturale».</p>
<p><strong>Chi vi deve partecipare?</strong><br />
«Tutti. C’è un antico adagio arabo che dice: se ognuno tiene pulito il tratto di strada di fronte alla propria casa, tutta la città sarà pulita. Questo è lo spirito».</p>
<p><strong>Intanto i fondi Fas sono bloccati dal governo a Roma e le amministrazioni locali sono alle prese con le casse vuote e i debiti che avanzano.</strong><br />
«Non serve, o meglio non basta, mandare più soldi a un territorio socialmente debole, dove è difficile fare impresa, dove c’è scarsa efficienza. Nuovi fondi rafforzano solo la criminalità organizzata che tiene in ostaggio 20 milioni di cittadini e rende gli uomini e le donne meridionali meno liberi».</p>
<p><strong>Il famoso piano per il Sud, promesso più volte dal governo, è rimasto lettera morta.</strong><br />
«Il ministro Fitto e tutto il governo ci stanno lavorando, arriverà tra breve. Mi auguro però, ed ecco che torniamo al patto, al New Deal del Sud, che gli enti locali, la società civile, gli imprenditori partecipino alla discussione in maniera costruttiva, migliorino questo patto e poi lo attuino correttamente».</p>
<p><strong>Dove dovranno essere investiti i soldi del Piano Sud?</strong><br />
«Per colmare il gap infrastrutturale, per investire nella legalità, nella formazione e in generale sulle persone. Va spezzata la visione etica che il Sud è diverso e che per tanto merita attenzione e sconti come se questi fossero ammortizzatori sociali».</p>
<p><strong>Lei aveva annunciato l’invio di mille burocrati che avrebbero dovuto salvare la pubblica amministrazione meridionale, dove sono finiti?</strong><br />
«Mai detto che avrei inviato mille burocrati! Io volavo più alto. Ho parlato di una nuova spedizione dei mille. Ovvero le migliori forze del Sud, e ce ne sono tante, devono portare la loro esperienza, le loro capacità a servizio del loro territorio. Servono mille Versace, mille Monorchio, mille Dalla Chiesa. Fino ad ora per avere successo se ne sono andati e chi è rimasto si è trovato di fronte l’ingrato compito di resistere».</p>
<p><strong>La pubblica amministrazione è il vero fardello del sud?</strong><br />
«No, il fardello sono l’illegalità diffusa e la criminalità. Al Sud la pubblica amministrazione è abbondante. Serve invece una meritoratica e trasparente pubblica amministrazione che produca beni e buoni servizi. Perché la buona giustizia, la buona scuola, la buona sicurezza sono una ricchezza. La mia riforma va solo in questa direzione e potrà dare i migliori risultati soprattutto al Sud».</p>
<p><strong>Per ritornare al Risorgimento stiamo per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia. E in molti vogliono lasciare il Sud al suo destino.</strong><br />
«I 150 anni del Sud sono anche i 150 della questione meridionale. Questa ricorrenza è l’occasione per dire una volta per tutte: ora basta. Per dire senza ipocrisie come stanno le cose. Il problema del Mezzogiorno non è diventato mai, a causa di una colpevole rimozione collettiva, il problema vero dell’Italia. Se riparte il Sud, riparte l’Italia. Piemonte, Lombarda, Veneto e il Centro vanno già ormai al massimo. Le grandi potenzialità inespresse del paese stanno al Sud. Ma serve un patto sociale e culturale con le gente del Sud per sconfiggere l’illegalità».</p>
<p><strong>Lettieri ha anche detto che i figli non possono pagare le colpe dei padri e che oggi c’è una classe dirigente nuova. Al Sud oggi ci sono buoni amministratori?</strong><br />
«Il sindaco di Salerno De Luca è un ottimo politico, ma so che non piace a tutti. Ho una grande stima anche del presidente della Regione Campania Caldoro, con il quale sto portando avanti progetti importanti. Anche il primo cittadino di Napoli Iervolino ha fatto qualche passo avanti come il nuovo concorso per la pubblica amministrazione dove la trasparenza è il primo criterio di selezione. Purtroppo la società civile di fronte a questa novità mi apparsa assente».</p>
<p><strong>Verrà a Napoli per un confronto pubblico, la ospitiamo al Mattino?</strong><br />
«Organizziamo quando volete».</p>
<p><strong><em>Da <a rel="nofollow" href="http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=119030&amp;sez=PRIMOPIANOCAMPANIA" target="_blank">Il Mattino</a>, 16 settembre 2010, di Federico Monga</em></strong></p>
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		<title>Se il federalismo fallisce non resta altro che il baratro della spaccatura</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 11:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Capita, talora, che i politici si lamentino di come i giornalisti riportano, o storpiano, le loro affermazioni. Qualche volta a ragione, qualche altra a torto. Circa le mie più recenti dichiarazioni sui problemi del Sud, non ho nulla da rimproverare a chi scrive o racconta, semmai a chi, con colpevole superficialità, legge o ascolta. Ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4854" title="brunetta tavolo" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta-tavolo5.jpg" alt="" width="450" height="354" /></p>
<p><strong>Capita, talora, che i politici si lamentino di come i giornalisti riportano, o storpiano, le loro affermazioni.</strong></p>
<p>Qualche volta a ragione, qualche altra a torto. <strong>Circa le mie più recenti dichiarazioni sui problemi del Sud, non ho nulla da rimproverare a chi scrive o racconta</strong>, semmai a chi, con colpevole superficialità, legge o ascolta. Ho testualmente detto: <em>“Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta o, meglio, se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe prima in Europa. La conurbazione Napoli-Caserta è un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c’è, non c’è politica, non c’è la società”</em>. <strong>Lo ripeto.</strong></p>
<p>Nelle sue considerazioni finali, all’assemblea dello scorso 31 maggio, <strong>il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi </strong>così descrisse la realtà: “Nelle tre regioni del Mezzogiorno in cui si concentra il 75 per cento del crimine organizzato il valore aggiunto pro capite del settore privato è pari al 45 per centro di quello del Centro Nord”. Vale a dire che <strong>se non vi fosse la diffusione della metastasi criminale il valore aggiunto pro capite crescerebbe in una proporzione superiore al doppio.</strong></p>
<p><strong>Non ho sostenuto, né mai pensato, che la soluzione del problema consista dell’amputazione dell’Italia</strong>, nel prendere parti del nostro Meridione e portarle non so dove. Mi sembra una totale sciocchezza e non sono abituato a dilettarmici. Ho semmai sottolineato con chiarezza come la grande strategia di liberazione per tutto il Sud &#8211; liberazione  da decenni di finanziamenti a pioggia e improduttivi che ne hanno comprato la classe dirigente e la stessa coscienza &#8211; consista nel federalismo. Se questa rivoluzione fallisse, per il Paese non vi sarebbe altro che il baratro della spaccatura. Definitiva.</p>
<p><strong>Se Cristina Coppola, e altri assieme a lei, avesse avuto il buon cuore di leggere le cose che ho scritto</strong> in molti interventi e in almeno due libri, avrebbe scoperto che l’idea di affrontare il problema mediante un più deciso e forte impegno dello Stato &#8211; prima di tutto nel far prevalere la propria sovranità e il rispetto delle leggi &#8211; si trovava nelle mie pagine assai prima che nelle sue parole.</p>
<p>Guardiamo il lato positivo: <strong>grazie al modo in cui ho esposto le mie tesi, lungamente meditate e approfondite, anche altri hanno trovato il fiato per ripeterle senza conoscerle</strong>. Si faccia attenzione, però, a <strong>non cadere in un perbenismo ipocrita</strong>, facendo finta di spiegare le ragioni del buon Meridione a me che sono veneto e, così procedendo, arrecando offesa e umiliazione ai tantissimi meridionali per bene che peraltro descrivono la realtà nella quale sono costretti a vivere con parole assai più forti e concetti assai più urticanti. Questi cittadini del Sud hanno tutta la mia solidarietà, che cerco di rendere concreta non arrendendomi ai sepolcri imbiancati.</p>
<p><strong>Perché mai si plaude al racconto della criminalità organizzata, scritto o cinematografico, e poi si vuol negare che quella realtà, quel cancro, contamina la carne viva del tessuto sociale?</strong> Non è che, per caso, si ritiene più comodo aggregarci tutti nella condanna di qualche criminale macellaio, tacendo sulle continue, ripetute e diffusissime violazioni della legge che rendono fuori controllo tante fette del nostro territorio nazionale? <strong>Mafia, ‘ndrangheta, camorra non sono solo droga e assassini: sono anche riciclaggio, imprese finanziate in modo opaco, reinvestimento al Nord e fuori d’Italia, mercato nero del lavoro per mascherarne i profitti, irregolarità continue nei rapporti con la pubblica amministrazione.</strong> E altro ancora. Troppo facile condannare spacciatori e assassini, che è ovvio, e troppo vile dimenticarsi del resto. L’insieme lo chiamo “cancro”: un male che divora in continuazione, che aggredisce gli innocenti e gli onesti, riducendoli al silenzio, che rende possibile una classe dirigente di struzzi, cui la distrazione non può essere rimproverata più della connivenza. <strong>Danno fastidio, le mie parole? Non nascondo che lo trovo utile, quindi continuo.</strong></p>
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		<title>&#8220;Sud, un sogno possibile&#8221;, l&#8217;ultimo libro di Renato Brunetta</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martedì prossimo, 19 gennaio 2010, verrà presentato il libro “Sud, un sogno possibile”, (Donzelli Editore &#8211; Roma) scritto da Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, e pubblicato in autunno. All&#8217;appuntamento, che si terrà alle ore 18, presso il Tempio di Adriano (piazza di Pietra a Roma) parteciperanno, oltre all&#8217;autore, anche Ivanhoe Lo Bello, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4642" title="Layout 1" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/Copertina-SUD-con-fascetta31.jpg" alt="Layout 1" width="450" height="242" /></p>
<p>Martedì prossimo, <strong>19 gennaio 2010</strong>, verrà presentato il libro <strong>“Sud, un sogno possibile”,</strong> (Donzelli Editore &#8211; Roma) scritto da <strong>Renato Brunetta,</strong> ministro della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, e pubblicato in autunno. All&#8217;appuntamento, che si terrà alle <strong>ore 18, presso il Tempio di Adriano</strong> (piazza di Pietra a Roma) parteciperanno, oltre all&#8217;autore, anche Ivanhoe Lo Bello, Andrea Monorchio, Nicola Rossi, e la discussione verrà moderata dal giornalista <strong>Aldo Cazzullo.</strong></p>
<p>A seguire pubblichiamo l&#8217;introduzione al libro:</p>
<p><strong>Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo.</strong> Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente <strong>fallimento della politica. </strong>Un fallimento, però, che è dovuto più alle cose non fatte che a quelle fatte, più agli <strong>errori d’omissione</strong> che <strong>a quelli d’azione.</strong> Rileggendo il lavoro di quattordici anni fa (Brunetta 1995) mi sono reso conto che le idee messe a punto allora sono ancora valide, che l’impianto riformista con il quale si pensava di affrontare il problema non ha perso nulla del suo valore. Certo, non si chiede all’oste se il vino è buono e un autore non è il miglior giudice delle cose che scrive, ma <strong>chi, come me, vive intensamente l’impegno civile e politico ha anche il dovere di non arrendersi. </strong>Se le idee sono buone, si ha il dovere di difenderle e rilanciarle.</p>
<p><strong>Ci accingiamo a festeggiare i centocinquanta anni dall’Unità d’Italia, che sono anche centocinquanta anni di «questione meridionale».</strong> O ci rassegniamo a tenercela per sempre, considerandola una specie di caratteristica nazionale, quasi un dato del paesaggio,oppure la ricorrenza può esserci utile per dire: ora basta. Aggiungerei: <strong>uno dei modi più degni per onorare l’Unità,</strong> che è un bene da conoscere e preservare, <strong>è </strong>proprio quello di <strong>non considerarla il forziere dell’arretratezza meridionale, </strong>ma la condizione per superarla, per farla entrare fra le cose di cui parla la storia, cancellandola da quelle che scontano i contemporanei. La possibilità c’è, concreta, a portata di mano. <strong>Per coglierla occorre ragionare con una mentalità nuova, non commettendo i numerosi errori del passato.</strong> Se ripercorriamo sempre la stessa via, quella ci porta sempre nello stesso posto. E siccome la meta non ci piace, ci costa e umilia tanti nostri concittadini meridionali, è ora di cambiare strada.</p>
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		<title>“Non sono il dottor Stranamore”</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Foto di sandeep thukral Ringrazio il professor Tito Boeri per avere sollevato il dubbio, il che serve a chiarirlo: non c’è nessuno nel governo, che io sappia, disposto a sostenere l’opportunità della spesa facile. Ho detto, e volentieri ripeto, di avere condiviso e contribuito a definire la politica di rigore finanziario. Resa necessaria dal debito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4085" title="coins and hand" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/coins-and-hand.jpg" alt="coins and hand" width="450" height="338" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/thukral/" target="_blank"> sandeep thukral</a></span></p>
<p>Ringrazio il professor <strong>Tito Boeri</strong> per avere sollevato il dubbio, il che serve a chiarirlo: non c’è nessuno nel governo, che io sappia, disposto a sostenere l’opportunità della <strong>spesa facile.</strong> Ho detto, e volentieri ripeto, di avere condiviso e contribuito a definire la politica di rigore finanziario. Resa necessaria dal <strong>debito pubblico,</strong> accumulatosi nel tempo e lasciatoci in eredità. Utile, inoltre, per evitare gli errori del passato.</p>
<p>La spesa pubblica quale strumento per alimentare la domanda aggregata è da considerarsi oramai fra gli attrezzi inutilizzabili. Diverso, invece, è <strong>tagliare la spesa dove serve a far funzionare le riforme strutturali di cui il Paese ha urgente bisogno,</strong> e a far crescere le infrastrutture innovative. Così come è diverso rallentare o fermare quelle riforme, cui accenna anche il prof. Boeri, che non costano o portano risparmi.</p>
<p>Ho lavorato e siamo riusciti a varare un’importante riforma della Pubblica Amministrazione, mantenendone a zero i costi. Spero, ne sono anzi convinto, che presto <strong>questa riforma si trasformerà in migliore qualità dei servizi e minori costi per il cittadino e il sistema produttivo.</strong> Promuovendo la <strong>trasparenza</strong>, la <strong>meritocrazia</strong>, i <strong>controlli di gestione,</strong> contrastando ciò che rende facile il diffondersi della corruzione. Tutte cose che servono nella Pubblica Amministrazione, come ovunque. <strong>Lo stesso federalismo fiscale può essere un’ottima occasione per mettere sotto controllo la spesa, </strong>avvicinandola a chi dovrà raccogliere le risorse, o può divenire un pericoloso salto nel buio. La differenza sta tutta nell’accompagnarlo o meno con riforme che ne promuovano gli aspetti positivi e non ne lascino incontrollati i rischi.</p>
<p>Così anche per il <strong>Sud,</strong> dove non è necessario premere sulla spesa, tentando di allargarla, ma sulle modalità, finalità e disciplina in modo da renderla produttiva e capace di colmare un divario che ancora suona offesa all’unità nazionale. Si è del resto respinta l’idea di diminuire le tasse in deficit, di cui pure si comprende l’intento positivo, e proprio per evitare di squilibrare conti pubblici già difficoltosi. <strong>La pressione fiscale deve diminuire, ma è necessario che questo sia prodotto dalle riforme. </strong>Conto, con questo, di avere chiarito l’indisponibilità a tornare verso costumi del passato, che detestavo già allora.<br />
Il dibattito c’è, non mi sottraggo, e si concentra sulle ricette per <strong>favorire lo sviluppo, non certo sullo scialacquare.</p>
<p></strong><span style="border-collapse: separate; color: #000000; font-family: Helvetica; font-size: medium; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="font-size: 12pt;">Da<span> </span>LA REPUBBLICA<span> </span>del 28 novembre 2009</span></span></span></p>
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		<title>Questione Meridionale: “Ci rassegneremo a tenercela per sempre?”</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 10:19:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo a seguire la parte iniziale di &#8220;Sud&#8221;, il nuovo libro-saggio del Ministro Renato Brunetta. Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente fallimento della politica. Un fallimento, però, che è dovuto più alle cose non fatte che a quelle fatte, più agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3693" title="Layout 1" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/Copertina-SUD-con-fascetta3.jpg" alt="Layout 1" width="450" height="242" /></p>
<p>Pubblichiamo a seguire la parte iniziale di &#8220;Sud&#8221;, il nuovo libro-saggio del Ministro<strong> Renato Brunetta.</strong></p>
<p><strong>Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo.</strong> Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente <strong>fallimento della politica. </strong>Un fallimento, però, che è dovuto più alle cose non fatte che a quelle fatte, più agli <strong>errori d’omissione</strong> che <strong>a quelli d’azione.</strong> Rileggendo il lavoro di quattordici anni fa (Brunetta 1995) mi sono reso conto che le idee messe a punto allora sono ancora valide, che l’impianto riformista con il quale si pensava di affrontare il problema non ha perso nulla del suo valore. Certo, non si chiede all’oste se il vino è buono e un autore non è il miglior giudice delle cose che scrive, ma <strong>chi, come me, vive intensamente l’impegno civile e politico ha anche il dovere di non arrendersi. </strong>Se le idee sono buone, si ha il dovere di difenderle e rilanciarle.</p>
<p><strong>Ci accingiamo a festeggiare i centocinquanta anni dall’Unità d’Italia, che sono anche centocinquanta anni di «questione meridionale».</strong> O ci rassegniamo a tenercela per sempre, considerandola una specie di caratteristica nazionale, quasi un dato del paesaggio,oppure la ricorrenza può esserci utile per dire: ora basta. Aggiungerei: <strong>uno dei modi più degni per onorare l’Unità,</strong> che è un bene da conoscere e preservare, <strong>è </strong>proprio quello di <strong>non considerarla il forziere dell’arretratezza meridionale, </strong>ma la condizione per superarla, per farla entrare fra le cose di cui parla la storia, cancellandola da quelle che scontano i contemporanei. La possibilità c’è, concreta, a portata di mano. <strong>Per coglierla occorre ragionare con una mentalità nuova, non commettendo i numerosi errori del passato.</strong> Se ripercorriamo sempre la stessa via, quella ci porta sempre nello stesso posto. E siccome la meta non ci piace, ci costa e umilia tanti nostri concittadini meridionali, è ora di cambiare strada.</p>
<p><strong>Per prima cosa si deve collocare il nostro Sud non solo nel contesto nazionale, ma in quello europeo e globale. </strong>Dobbiamo aprire gli occhi e allargare la mente, in modo da cogliere tutte le opportunità che lo sviluppo economico offre. Sia per collocazione geografica che per vocazione culturale, il Sud ha la possibilità d’essere non più un costo, ma un’opportunità. Sia per il nostro Nord, che per l’Europa. Dopo il crollo del Muro di Berlino si sono spostate le frontiere europee e aperti nuovi mercati. <strong>È stato un salto di civiltà, ma anche un buon affare.</strong> Si tratta, ora, di far cadere <strong>il «muro Mediterraneo»,</strong> aprendo la riflessione sul nostro sviluppo a un quadro internazionale che si modifica e che offre preziose opportunità.</p>
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		<title>Per il Sud ci vorrebbe “una nuova spedizione dei Mille”</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 09:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Foto di Nino.Modugno Da domani nelle librerie si potrà trovare il nuovo libro-saggio del ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta, il secondo che tratta il tema del meridione e che si intitola “Sud” ; ( edito da Donzelli). Brunetta apre dicendo: «Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3634" title="garibaldi statuina" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/garibaldi-statuina.jpg" alt="garibaldi statuina" width="440" height="352" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/mozzarellahead/" target="_blank"> Nino.Modugno </a></span></p>
<p>Da <strong>domani </strong>nelle librerie si potrà trovare <strong>il nuovo libro-saggio</strong> del ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione <strong>Renato Brunetta,</strong> il secondo che tratta il tema del meridione e che si intitola <strong>“Sud” ; ( edito da Donzelli). </strong>Brunetta apre dicendo: «Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente fallimento della politica. <strong>A fallire è stata la classe dirigente italiana, che non è stata in grado di adattare le politiche e le misure previste per il Nord e per l’Europa</strong> alla particolare realtà meridionale».</p>
<p>Tornano dunque le tematiche scottanti, senza tralasciare excursus e fatti storici di carattere politico-economico, che certamente hanno concorso ad aumentare il profondo divario tra il nord e il sud d’Italia. Un esempio preso in considerazione è stata la fiscalizzazione degli oneri sociali per le fabbriche meridionali, alla fine degli anni 60. Il ministro in proposito scrive: <strong>«tale provvedimento aveva in gran parte natura compensativa della contemporanea abolizione, fortemente voluta dal sindacato, </strong>delle differenze provinciali di salario che avevano, fino ad allora, tenuto più basso<strong> e sensibilmente differenziato il costo del lavoro al Sud».</strong></p>
<p>«Di nuovo, dopo cent’anni, si pensava illuministicamente che nuove regole comuni, e magari molto avanzate, come quelle nel mercato del lavoro, nella contrattazione e nei diritti dei lavoratori, avrebbero positivamente forzato l’economia del Sud. Si finì con l’ottenere, ancora una volta, esattamente l’effetto opposto. <strong>Le regole, inapplicabili, del Nord sul mercato del lavoro e sulle relazioni industriali produssero un sempre più profondo allontanamento del mondo del lavoro meridionale da quello del resto del Paese,</strong> attraverso il dilagare strutturale di attività sommerse, irregolari, marginali e precarie. Più le regole del Nord non erano applicabili, più cresceva il dualismo e la domanda sia di incentivi che di trasferimenti».</p>
<p><strong>Una nuova classe dirigente </strong>può essere la vera risposta a tutto questo, un investimento di risorse umane capaci, che Brunetta ribattezza come <strong>“una nuova spedizione dei Mille”,</strong> in ambiti differenti da quelli che coinvolsero i garibaldini. Il tutto per poter<strong> </strong>creare <strong>«al Sud una rete che finora non è esistita, fatta di dirigenti e funzionari preparati e onesti».</strong></p>
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		<title>Piano sud, un&#8217;occasione importante</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 15:16:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[meridione]]></category>
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		<description><![CDATA[II Sud può rinascere solo all’interno della prospettiva euro-mediterranea. Serve una politica economica ed estera di rilancio della nostra economia capace di cogliere le grandi occasioni di sviluppo offerte dall’uscita dalla crisi mondiale. L’emergere prepotente sulla scena mondiale delle economie del Sud-Est asiatico (con al centro la Cina) e dell’Asia meridionale (con al centro l’India) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3105" title="brunetta001" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta0011.jpg" alt="brunetta001" width="440" height="346" /></p>
<p><strong>II Sud può rinascere solo all’interno della prospettiva euro-mediterranea.</strong> Serve una politica economica ed estera di rilancio della nostra economia capace di cogliere le grandi occasioni di sviluppo offerte dall’uscita dalla crisi mondiale. <strong>L’emergere prepotente sulla scena mondiale delle economie del Sud-Est asiatico</strong> (con al centro la Cina) e dell’Asia meridionale (con al centro l’India) <strong>ha infatti ricreato le condizioni per la centralità delle rotte attraverso il Mediterraneo.</strong> Le coste mediterranee dell’Europa sono nuovamente in una posizione di centralità e nei traffici mondiali deve riaprirsi la sfida (che sembrava ormai persa) della direttrice euroasiatica a quella transatlantica. In questo contesto,<strong> la rendita di posizione geografica va però accompagnata da importanti e decisivi investimenti che promuovano lo “sviluppo produttivo”.</strong></p>
<p>I segnali positivi all’orizzonte ci sono: <strong>nel 2010 il PIL riprenderà a crescere, a ritmi più elevati</strong> di quelli attesi prima dell’estate, ma ancora non sufficienti; <strong>la massima perdita occupazionale è attesa in questo semestre </strong>ma l’occupazione è diminuita meno di quanto ipotizzato, i redditi sono stati tutelati e la disoccupazione è aumentata meno rispetto agli altri Paesi; gli ordini e la produzione stanno riprendendo a crescere. Sta a noi trasformare questi segnali in opportunità e in occasioni di crescita. La ripresa dopo la crisi (la cosiddetta <strong>“Fase 2”</strong>) è quindi alle porte e il Sud potrebbe esserne il “<strong>volano</strong>”.</p>
<p>Il Mezzogiorno è un’occasione non solo per l’Italia, ma anche per tutta l’Europa. <strong>Bisogna coltivare nuove direttrici del commercio, nuovi canali di distribuzione e nuove relazioni politico-commerciali.</strong> Si deve puntare con convinzione sul progetto Mezzogiorno non solo per la coesione interna (nazionale) ma anche per quella esterna (europea e mediterranea).</p>
<p>In concreto, che fare? Individuo almeno <strong>tre priorità:</strong></p>
<p>1. <strong>costruzione di un sistema logistico</strong> che, unificando la sponda nord a quella meridionale, sia grado di riportare il Mediterraneo al centro del mondo. Non vanno nemmeno tralasciate la definizione e la realizzazione di una efficiente strategia energetica: piano razionale di oleodotti, gasdotti, elettrodotti nonché terminali gasieri;</p>
<p>2. <strong>investimenti in tecnologie hard e soft per la trasformazione delle società.</strong> II modello di sviluppo è peraltro ormai indissolubilmente legato al concetto di qualità della vita. Ad esempio, <strong>i nuovi ambienti urbani devono essere sostenibili ed ecocompatibili:</strong> gli interventi devono interessare prioritariamente trasporti civili, logistica integrata per le merci, verde e decoro urbano, amministrazioni pubbliche amiche, cultura e società;</p>
<p>3. <strong>formazione di prim’ordine a livello scolastico ma soprattutto a livello universitario</strong> per rispondere al meglio sia al declino demografico (italiano e in parte  europeo) sia alla scarsità di risorse umane giovani e formate di alcune aree del Paese e in particolare dei Paesi che si affacciano sulle sponde meridionali e orientali del Mediterraneo. II capitale umano è infatti sempre più il fattore critico di successo nei modelli economici moderni.</p>
<p>II grande Piano per il Sud può essere realizzato attraverso:</p>
<p><strong>- l’efficienza, la produttività, la trasparenza, la lotta alla corruzione,</strong> la qualità della burocrazia e il federalismo fiscale;</p>
<p>- portando a compimento le grandi opere e le infrastrutture materiali e immateriali necessarie allo sviluppo del Mezzogiorno, in modo da proiettare il Paese verso il Mediterraneo allargato;</p>
<p>- <strong>chiedendo all’UE di investire nel Sud non solo in nome della coesione economico-sociale</strong> non solo interna ma anche esterna.</p>
<p>Ipotizzando un sistema di tipo <strong>“hub &amp; spoke”,</strong> immagino una struttura centrale collocata presso la Presidenza del Consiglio che assuma le funzioni e il ruolo di struttura tecnica intergovernativa con il compito di coordinare la realizzazione degli interventi programmati. A questa andrebbero aggiunte le diverse strutture distribuite nei diversi Ministeri che contribuiscono, con le loro specifiche competenze tecniche e risorse, alla strategia complessiva in favore del Mezzogiorno.</p>
<p>Replicando il modello seguito con successo a <strong>L’Aquila,</strong> l’azione congiunta del pubblico (Ministeri) e dei privati &#8211; ciascuna per la parte di propria competenza &#8211; garantirebbe l’efficacia dell’intervento. Si avvierebbe in questo modo <strong>una nuova “spedizione dei Mille” con strumenti innovativi</strong> (quali ad esempio il portale della mobilità del pubblico impiego) e avvalendosi di un sistema di incentivi economici e di carriera che porti al Sud i migliori ricercatori, professori, giudici, medici e funzionari.</p>
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