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	<title>Renato Brunetta &#187; senato</title>
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		<title>L&#8217;abolizione del valore legale del diploma di laurea è un&#8217;ipotesi meritevole di approfondimento</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 06:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presso la VII Commissione del Senato (Istruzione pubblica), si è svolta l’audizione del ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta nell’ambito dell’indagine conoscitiva sugli effetti connessi all’eventuale abolizione del valore legale del diploma di laurea. Nel corso del suo intervento il ministro ha premesso che “il valore legale delle lauree si fonda su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-8895" title="Risparmio, primo ok Senato a tetto 30% voti fondazioni" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/senato1.jpg" alt="" width="450" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Presso la VII Commissione del Senato (Istruzione pubblica), si è svolta l’audizione del ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta nell’ambito dell’indagine conoscitiva sugli effetti connessi all’eventuale abolizione del valore legale del diploma di laurea.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso del suo intervento il ministro ha premesso che “il valore legale delle lauree si fonda su una copiosa normativa che si è stratificata negli ultimi ottanta anni. Negli ultimi decenni nella società italiana sono intervenuti molteplici mutamenti sia sotto il profilo della formazione &#8211; prima con l’aumento della scolarità, poi con la riforma dell’istruzione universitaria &#8211; sia sotto il profilo dell’accesso al mercato del lavoro, pubblico e privato. Tali profonde trasformazioni pongono in discussione la permanente validità e utilità del principio del valore legale del titolo di studio, principio affermatosi in tutt’altro contesto e che risente di una certa rigidità. Queste circostanze invitano a una riflessione, come del resto, questa Commissione ha opportunamente avviato. La modifica del principio del valore legale del titolo di studio può determinare profonde e articolate conseguenze in diversi settori: nel sistema universitario, nel mercato del lavoro e nell’accesso per concorso ai pubblici uffici. Per quanto riguarda l’ambito universitario, la riforma varata dalla collega Mariastella Gelmini contribuisce a definire linee di intervento in modo estremamente concreto e pratico. L’obiettivo &#8211; che trovo condivisibile &#8211; è passare dal concetto di valore legale a quello di valore sostanziale del titolo di studio. Tradizionalmente la laurea esprime, in ogni ordinamento e anche nei più flessibili, un valore collegato al raggiungimento di un certo livello di formazione culturale. In tale prospettiva, è necessario che il titolo sia rilasciato da un’istituzione riconosciuta perché accreditata da organismi pubblici coordinati e vigilati da un soggetto terzo che in Italia è rappresentato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8894"></span>Secondo questa impostazione tradizionale &#8211; ha ricordato Brunetta &#8211; il decreto del Presidente della Repubblica n. 328 del 2001 stabilisce che i titoli universitari, conseguiti al termine dei corsi dello stesso livello appartenenti alla stessa classe, hanno identico valore legale, se conseguiti presso gli Istituti riconosciuti, ai fini dell’ammissione agli esami di Stato, pur in presenza di differenziati e articolati contenuti formativi. Il sistema dell’accreditamento serve a garantire il valore formativo e scientifico delle lauree, lasciando poi al mercato del lavoro &#8211; sia pubblico sia, in particolare, privato &#8211; il compito di decidere in piena libertà come regolare l’accesso alle professioni o ai posti d’impiego e quali requisiti ulteriori richiedere. Attraverso il sistema di accreditamento delle Università si possono qualificare i centri di insegnamento e, in ultima analisi, affermare i principi di trasparenza e meritocrazia nell’accesso al finanziamento pubblico.<br />
Per quanto concerne la Pubblica Amministrazione &#8211; ha aggiunto Brunetta &#8211; la normativa vigente prevede per la partecipazione a concorsi che il singolo candidato sia in possesso di determinati titoli accademici o di istruzione superiore aventi valore legale. Prima di abbandonare questo sistema è necessario riflettere attentamente circa i necessari meccanismi sostitutivi che valgano ad assicurare alla selezione, sul piano sostanziale, livelli qualitativi comunque idonei a compensare il criterio formale del valore legale. A tale riguardo osservo come l’abrogazione tout court di tale riconoscimento significherebbe consentire l’accesso ai concorsi pubblici a chiunque, indipendentemente dal curriculum formativo di cui si dispone. Per altro verso non si può omettere di rilevare che il valore legale del titolo universitario mostra i suoi limiti con riferimento alla dimensione globale del mercato del lavoro, in cui, nei fatti, la sua portata e validità sembra essere ormai superata dalle mutate dinamiche di selezione e del patrimonio di conoscenze e competenze che i datori di lavoro chiedono ai canditati. Per non parlare del connesso problema, allorché si mantenga fermo il valore legale dei titoli, legato alla difficoltà del riconoscimento dei titoli esteri per lavoratori, anche qualificati, che provengono da tutte le aree del globo. Il meccanismo dell’accreditamento si muove nella direzione di predisporre un contesto di qualità della formazione suscettibile di consentire, eventualmente, passi ulteriori che affrontino, con la necessaria attenzione, anche il nodo dell’abolizione del valore legale”.<br />
Il ministro Brunetta ha poi aggiunto: “Se si vuole gradualmente eliminare questa concrezione di norme, che ha per molti aspetti appiattito il sistema universitario, dobbiamo agire su più fronti: non solo su quello della normativa universitaria ma anche sulle leggi che disciplinano l’organizzazione e l’accesso alle pubbliche amministrazioni, sui bandi che esse emanano e sulle modalità con le quali svolgono i concorsi e sull’operato degli organismi professionali per l’accesso ai quali è previsto dalla Costituzione l’esame di Stato. Il percorso delineato con la riforma dell’Università promossa dal ministro Gelmini appare, quindi, in grado di determinare un sistema coerente di incentivi per la competizione anche a livello universitario, con l’effetto di spingere le Università a impegnarsi nella predisposizione di un’offerta formativa di qualità in grado di attrarre gli studenti. Ciò è possibile solo se le Università assumono come obiettivo di lungo termine quello di migliorare la cosiddetta reputazione formativa che, in altri termini, diventa per i loro futuri laureati un ‘titolo’ spendibile sul mercato del lavoro. In pratica, a essere determinante non è più solamente il percorso di studi prescelto e il risultato in termini di votazione finale, ma anche e soprattutto la reputazione sotto il profilo della qualità dell’offerta formativa e della capacità di preparare laureati eccellenti. Concludendo non posso non osservare che la questione sia meritevole di essere ulteriormente approfondita e a tal fine sono disponibile ad avviare un confronto tra gli uffici del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e quelli del Dipartimento della Funzione pubblica”.</p>
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		<title>Semplificazione amministrativa: il ministro Brunetta al Senato sul meccanismo &#8220;Taglia-Enti&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 08:47:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Foto di Nur Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta è intervenuto ieri pomeriggio ai lavori della Commissione per la semplificazione del Senato, presieduta dal senatore Andrea Pastore, nell’ambito dell&#8217;indagine conoscitiva sulla semplificazione amministrativa e normativa. Nel corso dell’audizione ha illustrato il meccanismo del cosiddetto “Taglia-enti”. Come si ricorderà, l’articolo 26 del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4304" title="palazzomadama" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/palazzomadama.jpg" alt="palazzomadama" width="450" height="338" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/elmsn/" target="_blank">Nur</a></span></p>
<p>Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione <strong>Renato Brunetta è intervenuto ieri pomeriggio ai lavori della Commissione per la semplificazione del Senato,</strong> presieduta dal senatore <strong>Andrea Pastore, </strong>nell’ambito dell&#8217;indagine conoscitiva sulla semplificazione amministrativa e normativa. Nel corso dell’audizione ha illustrato il meccanismo del cosiddetto<strong> “Taglia-enti”.</strong></p>
<p>Come si ricorderà, l’articolo 26 del decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008 ha introdotto disposizioni volte a una riduzione del numero degli enti pubblici non economici, attraverso <strong>meccanismi di soppressione e di riordino articolati in due fasi temporali.</strong> In sede di conversione, con la legge n. 133 del 6 agosto 2008, sono state apportate alcune modifiche che hanno comportato complessivamente un rafforzamento della seconda fase rispetto alla prima:<br />
- è stato ridotto <strong>il novero degli enti sottoposti al meccanismo della  soppressione “salvo decreto di conferma”, </strong>che caratterizza la prima fase temporale;<br />
- la previsione della soppressione in caso di mancato riordino <strong>è stata estesa a tutti gli enti pubblici non economici;</strong><br />
- la ricognizione conclusiva degli enti soppressi è stata fissata all’esito della seconda fase prevedendo che ogni amministrazione comunichi gli enti soppressi al Ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione e al Ministro per la <strong>Semplificazione normativa.</strong></p>
<p>In virtù di questo assetto delle norme, <strong>la prima fase ha assunto una funzione essenzialmente preparatoria nei confronti della seconda, interessando soltanto gli enti pubblici non economici </strong>che hanno un organico inferiore a 50 unità e che sono inseriti nell’elenco Istat delle amministrazioni incluse nel conto economico consolidato. Inoltre, <strong>sono stati espressamente esclusi dalle ipotesi di esclusione gli ordini professionali e loro federazioni,</strong> le federazioni sportive, gli enti per la memoria della Resistenza e delle deportazioni, le autorità portuali, gli enti parco e gli enti di ricerca.</p>
<p>In concreto, <strong>gli enti rispondenti a queste caratteristiche sono così risultati soltanto nove e le rispettive Amministrazioni vigilanti hanno richiesto la loro conferma.</strong> Il Ministro Brunetta ha così ricordato le novità sostanziali e procedurali che sono state introdotte con l’articolo 17 del decreto legge n. 78 del 1 luglio 2009 (“Decreto legge anticrisi”):<br />
- resta confermata la <strong>soppressione degli enti in caso di mancato riordino</strong> ma è stata disposta una proroga al 31 ottobre: entro questa scadenza, per evitare la soppressione, i regolamenti di riordino sono stati approvati, anche se in via preliminare, dal Consiglio dei Ministri;<br />
- sul piano procedurale i ministri per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, <strong>per la Semplificazione normativa e per l’Attuazione del programma</strong> non sono più i proponenti ma vengono invece chiamati a esprimere solamente il proprio concerto sui regolamenti di riordino, mentre il potere di proposta è stato attribuito direttamente all’Amministrazione vigilante;<br />
- viene stata <strong>accentuata la finalizzazione del “Taglia-enti” a obiettivi di risparmio </strong>per il bilancio dello Stato;<br />
- sono previste <strong>misure di salvaguardia</strong> da attuare temporaneamente fino al raggiungimento dell’obiettivo di risparmio, quali il <strong>blocco delle assunzioni e il parziale ‘congelamento’ degli stanziamenti</strong> di bilancio:<br />
- sulla base dei dati comunicati dalle singole Amministrazioni all’esito del riordino degli enti e degli altri interventi di contenimento della spesa, sono eventualmente determinate <strong>riduzioni di stanziamento definitive,</strong> nella misura necessaria ad assicurare l’integrale conseguimento del prefissato obiettivo di risparmio.</p>
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		<title>Anche la Camera approva la Legge Brunetta</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 08:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Foto di Simone Ramella Questa mattina le Commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavoro della Camera hanno concluso l’esame del decreto legislativo di attuazione della Legge Brunetta di riforma della Pubblica Amministrazione (Legge 4 marzo 2009 n. 15). Al termine di un approfondito dibattito, le Commissioni hanno approvato il parere sul provvedimento con 26 voti favorevoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3223" title="montecitorio2" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/montecitorio2.jpg" alt="montecitorio2" width="450" height="428" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/ramella/" target="_blank">Simone Ramella</a></span></p>
<p>Questa mattina l<strong>e Commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavoro della Camera hanno concluso l’esame del decreto legislativo di attuazione della Legge Brunetta di riforma della Pubblica Amministrazione </strong>(Legge 4 marzo 2009 n. 15). Al termine di un approfondito dibattito, le Commissioni hanno approvato il parere sul provvedimento con 26 voti favorevoli e 14 contrari.</p>
<p><strong>Il Ministro Renato Brunetta ha espresso tutta la sua soddisfazione per il clima positivo</strong> che si è registrato durante l’iter parlamentare, consentendo un proficuo lavoro di approfondimento tecnico del testo. Già lo scorso 23 settembre la Commissione Affari Costituzionali del Senato aveva infatti votato un analogo parere sullo stesso decreto legislativo. <strong>Entro pochi giorni, </strong>ottenuta una seconda e ultima approvazione del testo da parte del Consiglio dei Ministri,<strong> la Riforma Brunetta della Pubblica Amministrazione potrà così entrare definitivamente in vigore.</strong></p>
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