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	<title>Renato Brunetta &#187; repubblica</title>
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		<title>Sì alle richieste del Governatore, faremo subito la riforma fiscale</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 08:34:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Brunetta]]></category>
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		<description><![CDATA[Sì alla riforma fiscale, da fare subito e, se sarà il caso, assieme «all’eventuale anticipo della manovra». Sì anche ai tagli «non indiscriminati» alla spesa corrente, senza sacrificare la spesa in conto capitale. A Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, la relazione di Mario Draghi da governatore della Banca d’Italia è piaciuta. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1985" title="brunetta_conta1" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/07/brunetta_conta1.jpg" alt="" width="450" height="195" /></p>
<p>Sì alla riforma fiscale, da fare subito e, se sarà il caso, assieme «all’eventuale anticipo della manovra». Sì anche ai tagli «non indiscriminati» alla spesa corrente, senza sacrificare la spesa in conto capitale. A Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, la relazione di Mario Draghi da governatore della Banca d’Italia è piaciuta.</p>
<p><strong> Eppure il governatore non è stato tenero con Palazzo Chigi. Ha detto che la spesa corrente va ridotta di 5 punti, che serve una manovra tempestiva e che i tagli non devono essere indiscriminati. Come se ne esce?<br />
</strong> «Continuando e accelerando quello che abbiamo già avviato. E’ vero: la spesa primaria corrente in rapporto al Pil deve essere riportata ai livelli dello scorso decennio e l’obiettivo va realizzato attraverso interventi mirati, basandosi su indicatori di efficienza. Ma la riforma della pubblica amministrazione avviata da questo governo, e in particolare dal mio ministero, va già in questo senso».</p>
<p><strong><span id="more-8644"></span>Però, dice Draghi, tagliare la spesa non basta, vanno fatte anche le riforme.<br />
</strong> «Sono d’accordo, per esempio quella del fisco deve e può essere fatta subito»<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Subito quando? Si era parlato di avviare la discussione ad ottobre.<br />
</strong> «Va fatta in concomitanza con l’eventuale anticipo di manovra correttiva per il 2013-14».</p>
<p><strong>Come?<br />
</strong> «Innanzitutto semplificando e razionalizzando il codice tributario».</p>
<p><strong>Banca d’Italia non parla di codici, chiede di riequilibrare un fisco che penalizza soprattutto i redditi da lavoro.<br />
</strong> «Giusto, questa ricomposizione va fatta, ma deve essere neutrale sul bilancio pubblico»</p>
<p><strong>Come si finanzia?<br />
</strong> «La riduzione del prelievo sui redditi da lavoro deve essere compensata da un aumento dei prelievi sui consumi. Di per sé, questo spostamento avrà un effetto significativo sulla crescita: riducendo il cuneo fiscale, si interviene positivamente sugli incentivi a lavorare, assumere, produrre e investire di più».</p>
<p><strong>Ma una manovra del genere non farebbe volare l’inflazione?<br />
</strong> «L’eventuale impatto sarebbe solo transitorio. Certo, l’intervento deve essere significativo: modalità e mix sono allo studio del ministero dell’Economia».</p>
<p><strong>Basterà a smuovere un’economia che ristagna da dieci anni?<br />
</strong> «Il ristagno è il nostro principale problema, ma è conseguenza di quello della produttività. Draghi ha detto che deriva dal fatto che il nostro sistema non si è ancora ben adattato alle nuove tecnologie. E’ vero. Cause strutturali, il governo ha una presa limitata su di esse».<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Si tira indietro?<br />
</strong> «Non dico che non possiamo fare niente. Anzi, nel Programma Nazionale di Riforma abbiamo delineato una strategia per promuovere una crescita solida, del quale fanno parte interventi di liberalizzazione in parte già attuati, penso alle public utilities locali. Faremo altro, attueremo il Piano per il Sud, continueremo a semplificare leggi e atti amministrativi, elimineremo protezioni e rendite, ma è chiaro che la carta più forte che il governo ha in mano è la politica di bilancio. Insomma, antibiotici e vitamine».</p>
<p>[Da: Repubblica]</p>
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		<title>Finalmente aria nuova in fabbrica. ci vuole partecipazione</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 21:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spinweb</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fiat]]></category>
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		<category><![CDATA[Martin Weitzman]]></category>
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		<description><![CDATA[Ministro Brunetta, l&#8217; amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha lanciato l&#8217; idea di un nuovo Patto sociale. Condivide questa proposta? «A me Marchionne è simpatico. Lo vedo come una persona competente, un uomo della globalizzazione capace di innovare le relazioni industriali. Dai tempi di Valletta mi sembra la personalità più rilevante alla guida della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/fiat-marchionne1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7124" title="fiat-marchionne1" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/fiat-marchionne1.jpg" alt="" width="450" height="345" /></a></p>
<p>Ministro Brunetta, l&#8217; amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha lanciato l&#8217; idea di un nuovo Patto sociale.</p>
<p><strong>Condivide questa proposta?</strong> «A me Marchionne è simpatico. Lo vedo come una persona competente, un uomo della globalizzazione capace di innovare le relazioni industriali. Dai tempi di Valletta mi sembra la personalità più rilevante alla guida della Fiat».</p>
<p><strong>Valletta è stato l&#8217; uomo che ha isolato la Cgil in Fiat. Anche per questo Marchionne le ricorda Valletta?</strong> «Valletta è stato l&#8217; uomo che ha fatto grande la Fiat. E&#8217; Valletta che fa superare la dimensione famigliare alla Fiat per farne un&#8217; azienda multinazionale. Il resto fa parte della storia del tempo. Marchionne lo vedo come un nuovo Valletta capace di costruire una dimensione, una nuova cultura delle relazioni industriali».</p>
<p><strong> Dunque in questa disputa tra Marchionne e la Cgil, lei sta con la Fiat?</strong> «Io ho passato la mia vita a studiare le regole per il lavoro e per le relazioni industriali. Credo che Marchionne sia un attore importante e non un semplice banale applicatore delle regole. Ecco: con Marchionne c&#8217; è aria nuova».</p>
<p><strong>Non mi ha risposto: chi ha ragione?</strong> «E&#8217; una domanda banale. Io sto con chi innova. Sto con Sacconi, con Bonanni. Sto con il 63% dei lavoratori di Pomigliano che ha detto sì all&#8217; accordo. Sto con chi ha voglia di innovare e non con chi si riempie la bocca di diritti, diritti, diritti, nascondendo assistenzialismo, privilegi, opportunismo, doppi lavori e camorra».</p>
<p><strong>Marchionne sostiene che la lotta di classe sia finita. Lei è d&#8217; accordo?</strong> «Nel mio piccolo lo dico da vent&#8217; anni. L&#8217; ho scritto all&#8217; inizio degli anni Novanta nel mio libro &#8220;La fine della società dei salariati&#8221;. Certo che è finita! Solo qualcuno non se n&#8217; è accordo, come gli ultimi giapponesi della Fiom».</p>
<p><strong>Ma come si può sostenere che non ci sia più il conflitto quando il divario retributivo tra i manager e gli operai non è mai stato così ampio?</strong> «Non è questo il punto. Il problema è come si remunera il capitale e il lavoro. Come si distribuisce quello che Ricardo chiamava il prodotto sociale. Mi fa piacere che oggi c&#8217; è chi scopre la &#8220;terza via&#8221;, quella della partecipazione».</p>
<p><strong>Chi è che l&#8217; avrebbe scoperta con ritardo?</strong> «Lo stesso mio amico Tremonti. E io ne sono felice. Le nuove tecnologie richiedono più conoscenze. La produzione diventa un processo a cui partecipano più intelligenze. Per questo il salario, o una parte di esso, non può non essere collegato agli utili realizzati».</p>
<p><strong>Una parte dei profitti dovrebbe andare direttamente nelle buste paga?</strong> «I modi di distribuzione possono essere i più vari. Per eliminare la conflittualità, per aumentare l&#8217; intelligenza nel lavoro, per incrementare la flessibilità occorre legare la remunerazione, in tutto o in parte, ai risultati delle imprese. James Mead e Martin Weitzman l&#8217; hanno teorizzato più di vent&#8217; anni fa. Questa è la &#8220;terza via&#8221;: mettere insieme l&#8217; utopia laburista di Mead con il marginalismo liberale di Weitzman. La &#8220;terza via&#8221; è la fine dello scontro storico tra capitalee lavoro. Vuol dire stare né con l&#8217; uno né con l&#8217; altro, ma mettere insieme capitalee lavoro. Questoè quello che chiede la globalizzazione».</p>
<p><strong>Si può escludere la Cgil, il sindacato più grande, da un progetto di questo tipo?</strong> «Sì. Si può aspettare che il più grande sindacato maturi. Anche perché quello è il più grande sindacato del conflitto e quindi ha tutto il diritto a rimanere indietro. Ma verrà travolto dalla storia. D&#8217; altra parteè già successo. Cosa diversa se si accorgerà di essere fuori dalla storia e deciderà di mettersi al passo. Sarebbe una cosa positiva».</p>
<p><strong>Lo scontro alla Fiat va in scena mentre ci sono i primi contraddittori segnali di ripresa. Perché l&#8217; Italia cresce da decenni a ritmi decisamente inferiori rispetto ai suoi concorrenti europei?</strong> «Non è sempre stato così. Per lunghi periodi la crescita italiana è stata superiore a quella della media europea. Il periodo di bassa crescita coincide con la fine della stagione della svalutazione competitiva e l&#8217; inizio di quella coni cambi fissi. Da quel momento non abbiamo più potuto scaricare i nostri squilibri strutturali sulla svalutazione della moneta. Sono emersi i nostri problemi: l&#8217; inefficienza della burocrazia, la mancanza di infrastrutture, l&#8217; opacità degli appalti, la scarsa attrazione dei capitali stranieri, l&#8217; inesistenza del merito, l&#8217; assenza di trasparenza in tutta la vita pubblica. E come corollari l&#8217; evasione e l&#8217; elusione fiscale».</p>
<p><strong>Bene, cosa pensate di fare? Non siete il governo del fare? Marchionne direbbe che avete fatto l&#8217; elenco dei problemi e non li avete risolti.</strong> «Molte cose sono state fatte dal governo Berlusconi tra il 2001 e il 2006. E molte le stiamo facendo: le mie riforme, quella dell&#8217; università, il federalismo, le nuovo public utility. Io leggo le fibrillazioni di questi ultimi mesi proprio come la reazione conservatrice al cambiamento». <strong></strong></p>
<p><strong>I &#8220;finiani&#8221; sarebbero i conservatori?</strong> «Non voglio dire questo. Loro rappresentato un disagio anche comprensibile. Dico che l&#8217; opposizione è arrivata da tutte le cattive rendite: da un pezzo di sindacato, dalle alte burocrazie, dai governi locali, dai partiti. Si stanno coagulando le forze della reazione».</p>
<p>Repubblica — 27 agosto 2010 &#8211; (r.ma.)</p>
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		<title>“Il mio solo errore ridurre la reperibilità dei malati”</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 12:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3779" title="bruny001" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/bruny0014.jpg" mce_src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/bruny0014.jpg" alt="bruny001" width="440" height="337"></p>
<p>Il Ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione <b>Renato Brunetta</b> ha scritto una lettera al quotidiano La Repubblica che pubblichiamo a seguire:</p>
<p>Gentile Direttore,<br />
sono sicuro che concordiate sulla necessità che le notizie vengano date con la maggior completezza possibile e aiutando il lettore a comprendere il contesto in cui alcune frasi vengono pronunciate. Ecco perché<b> credo che il titolo dato ad un brevissimo articolo di lunedì scorso</b> (“Assenteismo più 25% a Ottobre. Brunetta ammette: Ho sbagliato”) <b>possa aver indotto all’errore, </b>facendo credere che abbia fatto ammenda per la strategia seguita nella lotta all’assenteismo nei pubblici uffici o, addirittura, per la scarsa affidabilità dei dati fin qui diffusi sul calo delle assenze per malattia.</p>
<p>Come ha invece ben spiegato giorni or sono la vostra <b>Luisa Grion,</b> lo sbaglio che ho riconosciuto è stato piuttosto quello di aver ridotto<b> a sole 4 ore la fascia di reperibilità domiciliare del dipendente pubblico malato,</b> nell’erronea convinzione che, dopo 14 mesi consecutivi di fortissimo calo delle assenze per malattia, i comportamenti opportunistici all’interno della pubblica amministrazione fossero stati ormai debellati. <b>E’ invece bastato mollare di poco la presa per riscontrare un immediato aumento dell’assenteismo. </b>Da qui la mia decisione di allargare a 7 ore le fasce di reperibilità (10-13, 15-19). Per colpa di qualcuno, non si farà più credito a nessuno.</p>
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