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	<title>Renato Brunetta &#187; questione meridionale</title>
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		<title>Se il federalismo fallisce non resta altro che il baratro della spaccatura</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 11:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Capita, talora, che i politici si lamentino di come i giornalisti riportano, o storpiano, le loro affermazioni. Qualche volta a ragione, qualche altra a torto. Circa le mie più recenti dichiarazioni sui problemi del Sud, non ho nulla da rimproverare a chi scrive o racconta, semmai a chi, con colpevole superficialità, legge o ascolta. Ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4854" title="brunetta tavolo" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta-tavolo5.jpg" alt="" width="450" height="354" /></p>
<p><strong>Capita, talora, che i politici si lamentino di come i giornalisti riportano, o storpiano, le loro affermazioni.</strong></p>
<p>Qualche volta a ragione, qualche altra a torto. <strong>Circa le mie più recenti dichiarazioni sui problemi del Sud, non ho nulla da rimproverare a chi scrive o racconta</strong>, semmai a chi, con colpevole superficialità, legge o ascolta. Ho testualmente detto: <em>“Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta o, meglio, se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe prima in Europa. La conurbazione Napoli-Caserta è un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c’è, non c’è politica, non c’è la società”</em>. <strong>Lo ripeto.</strong></p>
<p>Nelle sue considerazioni finali, all’assemblea dello scorso 31 maggio, <strong>il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi </strong>così descrisse la realtà: “Nelle tre regioni del Mezzogiorno in cui si concentra il 75 per cento del crimine organizzato il valore aggiunto pro capite del settore privato è pari al 45 per centro di quello del Centro Nord”. Vale a dire che <strong>se non vi fosse la diffusione della metastasi criminale il valore aggiunto pro capite crescerebbe in una proporzione superiore al doppio.</strong></p>
<p><strong>Non ho sostenuto, né mai pensato, che la soluzione del problema consista dell’amputazione dell’Italia</strong>, nel prendere parti del nostro Meridione e portarle non so dove. Mi sembra una totale sciocchezza e non sono abituato a dilettarmici. Ho semmai sottolineato con chiarezza come la grande strategia di liberazione per tutto il Sud &#8211; liberazione  da decenni di finanziamenti a pioggia e improduttivi che ne hanno comprato la classe dirigente e la stessa coscienza &#8211; consista nel federalismo. Se questa rivoluzione fallisse, per il Paese non vi sarebbe altro che il baratro della spaccatura. Definitiva.</p>
<p><strong>Se Cristina Coppola, e altri assieme a lei, avesse avuto il buon cuore di leggere le cose che ho scritto</strong> in molti interventi e in almeno due libri, avrebbe scoperto che l’idea di affrontare il problema mediante un più deciso e forte impegno dello Stato &#8211; prima di tutto nel far prevalere la propria sovranità e il rispetto delle leggi &#8211; si trovava nelle mie pagine assai prima che nelle sue parole.</p>
<p>Guardiamo il lato positivo: <strong>grazie al modo in cui ho esposto le mie tesi, lungamente meditate e approfondite, anche altri hanno trovato il fiato per ripeterle senza conoscerle</strong>. Si faccia attenzione, però, a <strong>non cadere in un perbenismo ipocrita</strong>, facendo finta di spiegare le ragioni del buon Meridione a me che sono veneto e, così procedendo, arrecando offesa e umiliazione ai tantissimi meridionali per bene che peraltro descrivono la realtà nella quale sono costretti a vivere con parole assai più forti e concetti assai più urticanti. Questi cittadini del Sud hanno tutta la mia solidarietà, che cerco di rendere concreta non arrendendomi ai sepolcri imbiancati.</p>
<p><strong>Perché mai si plaude al racconto della criminalità organizzata, scritto o cinematografico, e poi si vuol negare che quella realtà, quel cancro, contamina la carne viva del tessuto sociale?</strong> Non è che, per caso, si ritiene più comodo aggregarci tutti nella condanna di qualche criminale macellaio, tacendo sulle continue, ripetute e diffusissime violazioni della legge che rendono fuori controllo tante fette del nostro territorio nazionale? <strong>Mafia, ‘ndrangheta, camorra non sono solo droga e assassini: sono anche riciclaggio, imprese finanziate in modo opaco, reinvestimento al Nord e fuori d’Italia, mercato nero del lavoro per mascherarne i profitti, irregolarità continue nei rapporti con la pubblica amministrazione.</strong> E altro ancora. Troppo facile condannare spacciatori e assassini, che è ovvio, e troppo vile dimenticarsi del resto. L’insieme lo chiamo “cancro”: un male che divora in continuazione, che aggredisce gli innocenti e gli onesti, riducendoli al silenzio, che rende possibile una classe dirigente di struzzi, cui la distrazione non può essere rimproverata più della connivenza. <strong>Danno fastidio, le mie parole? Non nascondo che lo trovo utile, quindi continuo.</strong></p>
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		<title>&#8220;Sud, un sogno possibile&#8221;, l&#8217;ultimo libro di Renato Brunetta</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 23:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martedì prossimo, 19 gennaio 2010, verrà presentato il libro “Sud, un sogno possibile”, (Donzelli Editore &#8211; Roma) scritto da Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, e pubblicato in autunno. All&#8217;appuntamento, che si terrà alle ore 18, presso il Tempio di Adriano (piazza di Pietra a Roma) parteciperanno, oltre all&#8217;autore, anche Ivanhoe Lo Bello, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4642" title="Layout 1" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/Copertina-SUD-con-fascetta31.jpg" alt="Layout 1" width="450" height="242" /></p>
<p>Martedì prossimo, <strong>19 gennaio 2010</strong>, verrà presentato il libro <strong>“Sud, un sogno possibile”,</strong> (Donzelli Editore &#8211; Roma) scritto da <strong>Renato Brunetta,</strong> ministro della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, e pubblicato in autunno. All&#8217;appuntamento, che si terrà alle <strong>ore 18, presso il Tempio di Adriano</strong> (piazza di Pietra a Roma) parteciperanno, oltre all&#8217;autore, anche Ivanhoe Lo Bello, Andrea Monorchio, Nicola Rossi, e la discussione verrà moderata dal giornalista <strong>Aldo Cazzullo.</strong></p>
<p>A seguire pubblichiamo l&#8217;introduzione al libro:</p>
<p><strong>Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo.</strong> Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente <strong>fallimento della politica. </strong>Un fallimento, però, che è dovuto più alle cose non fatte che a quelle fatte, più agli <strong>errori d’omissione</strong> che <strong>a quelli d’azione.</strong> Rileggendo il lavoro di quattordici anni fa (Brunetta 1995) mi sono reso conto che le idee messe a punto allora sono ancora valide, che l’impianto riformista con il quale si pensava di affrontare il problema non ha perso nulla del suo valore. Certo, non si chiede all’oste se il vino è buono e un autore non è il miglior giudice delle cose che scrive, ma <strong>chi, come me, vive intensamente l’impegno civile e politico ha anche il dovere di non arrendersi. </strong>Se le idee sono buone, si ha il dovere di difenderle e rilanciarle.</p>
<p><strong>Ci accingiamo a festeggiare i centocinquanta anni dall’Unità d’Italia, che sono anche centocinquanta anni di «questione meridionale».</strong> O ci rassegniamo a tenercela per sempre, considerandola una specie di caratteristica nazionale, quasi un dato del paesaggio,oppure la ricorrenza può esserci utile per dire: ora basta. Aggiungerei: <strong>uno dei modi più degni per onorare l’Unità,</strong> che è un bene da conoscere e preservare, <strong>è </strong>proprio quello di <strong>non considerarla il forziere dell’arretratezza meridionale, </strong>ma la condizione per superarla, per farla entrare fra le cose di cui parla la storia, cancellandola da quelle che scontano i contemporanei. La possibilità c’è, concreta, a portata di mano. <strong>Per coglierla occorre ragionare con una mentalità nuova, non commettendo i numerosi errori del passato.</strong> Se ripercorriamo sempre la stessa via, quella ci porta sempre nello stesso posto. E siccome la meta non ci piace, ci costa e umilia tanti nostri concittadini meridionali, è ora di cambiare strada.</p>
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		<title>Piano sud, un&#8217;occasione importante</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 15:16:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[II Sud può rinascere solo all’interno della prospettiva euro-mediterranea. Serve una politica economica ed estera di rilancio della nostra economia capace di cogliere le grandi occasioni di sviluppo offerte dall’uscita dalla crisi mondiale. L’emergere prepotente sulla scena mondiale delle economie del Sud-Est asiatico (con al centro la Cina) e dell’Asia meridionale (con al centro l’India) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3105" title="brunetta001" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta0011.jpg" alt="brunetta001" width="440" height="346" /></p>
<p><strong>II Sud può rinascere solo all’interno della prospettiva euro-mediterranea.</strong> Serve una politica economica ed estera di rilancio della nostra economia capace di cogliere le grandi occasioni di sviluppo offerte dall’uscita dalla crisi mondiale. <strong>L’emergere prepotente sulla scena mondiale delle economie del Sud-Est asiatico</strong> (con al centro la Cina) e dell’Asia meridionale (con al centro l’India) <strong>ha infatti ricreato le condizioni per la centralità delle rotte attraverso il Mediterraneo.</strong> Le coste mediterranee dell’Europa sono nuovamente in una posizione di centralità e nei traffici mondiali deve riaprirsi la sfida (che sembrava ormai persa) della direttrice euroasiatica a quella transatlantica. In questo contesto,<strong> la rendita di posizione geografica va però accompagnata da importanti e decisivi investimenti che promuovano lo “sviluppo produttivo”.</strong></p>
<p>I segnali positivi all’orizzonte ci sono: <strong>nel 2010 il PIL riprenderà a crescere, a ritmi più elevati</strong> di quelli attesi prima dell’estate, ma ancora non sufficienti; <strong>la massima perdita occupazionale è attesa in questo semestre </strong>ma l’occupazione è diminuita meno di quanto ipotizzato, i redditi sono stati tutelati e la disoccupazione è aumentata meno rispetto agli altri Paesi; gli ordini e la produzione stanno riprendendo a crescere. Sta a noi trasformare questi segnali in opportunità e in occasioni di crescita. La ripresa dopo la crisi (la cosiddetta <strong>“Fase 2”</strong>) è quindi alle porte e il Sud potrebbe esserne il “<strong>volano</strong>”.</p>
<p>Il Mezzogiorno è un’occasione non solo per l’Italia, ma anche per tutta l’Europa. <strong>Bisogna coltivare nuove direttrici del commercio, nuovi canali di distribuzione e nuove relazioni politico-commerciali.</strong> Si deve puntare con convinzione sul progetto Mezzogiorno non solo per la coesione interna (nazionale) ma anche per quella esterna (europea e mediterranea).</p>
<p>In concreto, che fare? Individuo almeno <strong>tre priorità:</strong></p>
<p>1. <strong>costruzione di un sistema logistico</strong> che, unificando la sponda nord a quella meridionale, sia grado di riportare il Mediterraneo al centro del mondo. Non vanno nemmeno tralasciate la definizione e la realizzazione di una efficiente strategia energetica: piano razionale di oleodotti, gasdotti, elettrodotti nonché terminali gasieri;</p>
<p>2. <strong>investimenti in tecnologie hard e soft per la trasformazione delle società.</strong> II modello di sviluppo è peraltro ormai indissolubilmente legato al concetto di qualità della vita. Ad esempio, <strong>i nuovi ambienti urbani devono essere sostenibili ed ecocompatibili:</strong> gli interventi devono interessare prioritariamente trasporti civili, logistica integrata per le merci, verde e decoro urbano, amministrazioni pubbliche amiche, cultura e società;</p>
<p>3. <strong>formazione di prim’ordine a livello scolastico ma soprattutto a livello universitario</strong> per rispondere al meglio sia al declino demografico (italiano e in parte  europeo) sia alla scarsità di risorse umane giovani e formate di alcune aree del Paese e in particolare dei Paesi che si affacciano sulle sponde meridionali e orientali del Mediterraneo. II capitale umano è infatti sempre più il fattore critico di successo nei modelli economici moderni.</p>
<p>II grande Piano per il Sud può essere realizzato attraverso:</p>
<p><strong>- l’efficienza, la produttività, la trasparenza, la lotta alla corruzione,</strong> la qualità della burocrazia e il federalismo fiscale;</p>
<p>- portando a compimento le grandi opere e le infrastrutture materiali e immateriali necessarie allo sviluppo del Mezzogiorno, in modo da proiettare il Paese verso il Mediterraneo allargato;</p>
<p>- <strong>chiedendo all’UE di investire nel Sud non solo in nome della coesione economico-sociale</strong> non solo interna ma anche esterna.</p>
<p>Ipotizzando un sistema di tipo <strong>“hub &amp; spoke”,</strong> immagino una struttura centrale collocata presso la Presidenza del Consiglio che assuma le funzioni e il ruolo di struttura tecnica intergovernativa con il compito di coordinare la realizzazione degli interventi programmati. A questa andrebbero aggiunte le diverse strutture distribuite nei diversi Ministeri che contribuiscono, con le loro specifiche competenze tecniche e risorse, alla strategia complessiva in favore del Mezzogiorno.</p>
<p>Replicando il modello seguito con successo a <strong>L’Aquila,</strong> l’azione congiunta del pubblico (Ministeri) e dei privati &#8211; ciascuna per la parte di propria competenza &#8211; garantirebbe l’efficacia dell’intervento. Si avvierebbe in questo modo <strong>una nuova “spedizione dei Mille” con strumenti innovativi</strong> (quali ad esempio il portale della mobilità del pubblico impiego) e avvalendosi di un sistema di incentivi economici e di carriera che porti al Sud i migliori ricercatori, professori, giudici, medici e funzionari.</p>
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